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A tu per tu con Andrea Locatelli: tra Moto2, Moto E e VR46

Ha la stretta di mano tipica di chi ha trascorso una vita ad impugnare semimanubri, Andrea Locatelli. Il pilota italiano classe ’96, attualmente impegnato nella sua seconda stagione in Moto2 tra le fila del team ItalTrans, dopo il GP d’apertura della stagione 2018 andato in scena in Qatar ci ha concesso una bella intervista in cui ci…

21 Marzo 2018
6 min read

Ha la stretta di mano tipica di chi ha trascorso una vita ad impugnare semimanubri, Andrea Locatelli. Il pilota italiano classe ’96, attualmente impegnato nella sua seconda stagione in Moto2 tra le fila del team ItalTrans, dopo il GP d’apertura della stagione 2018 andato in scena in Qatar ci ha concesso una bella intervista in cui ci ha raccontato parecchie cose interessanti sul suo recente passato, sul presente ed anche su un eventuale futuro del motomondiale: ecco cosa ci ha detto il #05 nel corso della nostra chiacchierata. 

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© Andrea Locatelli Press

FUORI TRAIETTORIA: Ciao Andrea, e grazie innanzitutto per averci concesso questa intervista! Visto che la stagione è appena agli inizi direi di iniziare con un breve salto nel passato: come sono andati i tuoi test pre-season?

ANDREA LOCATELLI: Ciao a tutti! Guarda, nel complesso non sono andati male: abbiamo provato diverse soluzioni che potremo utilizzare nel corso della stagione, quindi direi che un po’ informazioni utili siamo riusciti a portarle a casa. Purtroppo però inizia ad essere poco utile fare i test a Valencia (la Moto2 ha svolto una sessione di test a gennaio ed una nello stesso periodo in cui al Montmelò sulle F1 scendeva la neve, ndr), perché anche lì ormai comincia a fare freddo ed il Ricardo Tormo non è un circuito così semplice da affrontare. Quest’anno abbiamo avuto 9° come temperatura media dell’asfalto, ed a Valencia dalla penultima curva alla 4^ sei sempre in piega sul lato sinistro: sostanzialmente quando in Curva 5 pieghi di nuovo a destra ti sembra quasi di essere sul ghiaccio, tutti abbiamo rischiato tantissimo per provare a fare dei tempi decenti. Ecco perché abbiamo girato tutti piano: nessuno aveva voglia di farsi male a pochi mesi dall’inizio della stagione.

FT: Le condizioni di guida non proprio ottimali sono proseguite anche in Qatar o mi sbaglio? Perché quest’anno avete corso in anticipo rispetto alle scorse stagioni…

AL: E’ vero, abbiamo corso in una condizione giorno-notte molto più borderline del 2017. Abbiamo avuto il sole più basso sull’orizzonte, ma ad essere sincero non è una cosa che mi ha dato troppo fastidio: c’è molta foschia in Qatar, quindi la luce solare al tramonto è molto meno diretta di quanto non lo sia da noi. Anche perché non avevamo molte alternative: per scongiurare qualsiasi rischio di annullamento della gara di MotoGP in caso di eventuale pioggia, o correvamo prima o…correvamo prima. 

© Andrea Locatelli Press
© Andrea Locatelli Press

FT: E’ andata decisamente meglio del previsto allora. E invece raccontaci un po’, visto che comunque puoi essere ancora considerato “fresco” di salto di categoria: qual è la più grande differenza tra Moto3 e Moto2?

AL: Tralasciando tutto il discorso relativo a peso e prestazioni, la differenza più netta l’ho avvertita in termini di gestione della gomma durante la gara. In Moto3 si percepiva il degrado in maniera più regolare, mentre in Moto2 la cosa non è così netta. Addirittura non è detto che la gomma nuova dia quel surplus di prestazione che solitamente ci si aspetterebbe, e diventa quasi imprevedibile capire quando sarà efficace al massimo. A volte ci è capitato di fare il giro più veloce dello stint con una gomma vecchia di 6 o 7 giri. 

FT: A livello fisico invece tra le due categoria cosa cambia?

AL: Partendo dal presupposto che io mi trovo più a mio agio su una Moto2, ti dico che io il cambiamento di categoria non l’ho patito troppo a livello fisico. Con le Moto2 c’è più fatica, ma è una fatica diversa. Diciamo che è una fatica a livello mentale, perché devi affrontare accelerazioni e frenate maggiori, ma se hai una buona tecnica che ti permette di guidare in maniera fluida la fatica fisica rimane molto simile.

FT: Nel salto tra le due categorie hai modificato metodo di allenamento?

AL: Io continuo ad allenarmi con il motocross, che credo sia una di quelle discipline che ti abitua a percepire in anticipo quali saranno le reazioni della moto permettendoti quindi di essere più sciolto quando ti troverai di fronte a quelle situazioni in pista. Continuo a concentrarmi sul cardio per quel che riguarda la palestra, sia perché per noi piloti non ha senso essere molto “gonfi” a livello muscolare sia perché i muscoli si abituano alla fatica ed ai movimenti della guida solamente quando si guida. Quindi diciamo che le cose migliorano pian piano che la stagione va avanti. 

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FT: Bene, finora ti abbiamo fatto domande semplici. Passiamo al sodo: andresti a correre in MotoE?

AL [con una faccia perplessa e qualche secondo di stasi prima di iniziare a rispondere]: Difficile risponderti in maniera precisa ora come ora. C’è ancora troppa incertezza, sia a livello sportivo che a livello tecnico. A livello sportivo non è del tutto chiaro quando correrà, per quanti giri correrà, chi ci correrà. A livello tecnico, invece, ancora non si è capito se sarà necessario effettuare il cambio moto a metà gara come in Formula E oppure no. Parlando per me, comunque, credo che sarebbe difficilissimo adattarmi anche solo per via dell’assenza di rumore: con le MotoE si sentirebbe l’ambiente intorno, non riuscirei a capire se si stia avvicinando il pilota che mi insegue, non capirei quando e se mi stia attaccando, dovrei cambiare i punti di riferimento di una vita. Sinceramente non credo che, attualmente, un pilota con delle prospettive nel Motomondiale termico sceglierebbe di andare in MotoE: io almeno non lo farei fin quando rimarrà viva l’alternativa termica. Anche perché ti dico che spero che le due cose rimangano distinte, credo che se diventasse tutto completamente elettrico si perderebbe un po’ di atmosfera. Ah e ti dico fin da ora che il FanBoost non lo voglio: quello non c’entra niente con il Motorsport, termico o elettrico che sia. 

FT: Alla prima domanda direi che hai risposto egregiamente, ora vediamo come te la caverai con la seconda. Da pilota, come vedi la VR46 Academy? 

AL: Inutile girarci intorno, è una bellissima realtà. In un modo o nell’altro le nostre strade non si sono mai incrociate del tutto perché io sono in un certo senso legato alla mia zona: è qui che ho sempre trovato gli sponsor ed il supporto che mi servivano per raggiungere gli obiettivi che mi prefissavo, quindi si può dire che l’Academy sia una bella alternativa più che un passaggio obbligato per arrivare in determinate categorie. Sicuramente però è un ambiente stimolante, molto familiare, Valentino diventa all’improvviso uno di noi. Si fa gruppo, sostanzialmente sono una grande squadra che attraversa in maniera trasversale diverse categorie, e questo aiuta sia quando si tratta di dover superare momenti difficili (io le gare al massimo le commento con mio padre e con gli amici, poi niente più) sia dal punto di vista dell’allenamento, perché girare con quelli più forti è stimolante e ti permette di migliorare molto. Forse però questo è l’aspetto che apprezzerei di meno, perché mi sono sempre allenato da solo ed ho sempre avuto l’abitudine di gestirmi in maniera indipendente il tempo. Certo, magari qualche volta avere qualcuno da battere che non sia il cronometro farebbe comodo, ma non si può sempre avere tutto dalla vita…

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FT: Te la sei cavata alla grande qui. Un’ultima domanda e poi ti lasciamo andare: come la vedi la stagione 2018?

AL: Come l’ultima con le moto attuali innanzitutto. E poi come una stagione difficilissima, perché è vero che sono andati via piloti molto veloci ma è altrettanto vero che dalla Moto3 ne sono arrivati altri che promettono di andare come se non più forte di loro. In più, aggiungi che tutti quelli che andavano forte lo scorso anno si ritroveranno con un ulteriore anno di esperienza sulle spalle. Non sarà un anno facile, ma ce la metteremo tutta come sempre. 

FT: Di questo ne siamo più che sicuri! Grazie mille Andrea, sei stato davvero gentilissimo.

AL: Figuratevi, è stato un piacere. E un saluto a tutti gli amici di Andare a pesca con un’Audi R18 e FuoriTraiettoria.com!

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Si ringrazia Nicolas Magoni Photography per le foto.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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