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Accelerava per rallentare: Stoner spiega il modo assurdo in cui guidava a Phillip Island

“Le fasi della vita dovrebbero essere: nasci, cresci, vedi un giro di Stoner a Phillip Island, ti riproduci e poi muori“. Così scriveva Danilo Petrucci sul proprio profilo Twitter nell’ormai distante 2012. Il ternano, all’epoca nel Motomondiale in sella alla Ioda-Suter, si fece portatore di una verità assoluta: nessuno, infatti, è stato – ed è…

8 Febbraio 2022
4 min read
stoner

“Le fasi della vita dovrebbero essere: nasci, cresci, vedi un giro di Stoner a Phillip Island, ti riproduci e poi muori“. Così scriveva Danilo Petrucci sul proprio profilo Twitter nell’ormai distante 2012. Il ternano, all’epoca nel Motomondiale in sella alla Ioda-Suter, si fece portatore di una verità assoluta: nessuno, infatti, è stato – ed è tuttora  – in grado di interpretare lo scenografico nastro d’asfalto australiano così come riusciva al #27.

stoner
© Gold & Goose

2007, 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012. Sei stagioni consecutive, altrettante vittorie griffate Casey Stoner. Phillip Island è stata terreno preferito di caccia dell’australiano a prescindere dalla moto utilizzata: vinse con Ducati dal 2007 al 2010, centrando anche la pole position in due occasioni e il giro veloce in una, mentre con Honda sbaragliò la concorrenza nel 2011 e nel 2012 ottenendo ogni volta vittoria, pole position e giro veloce. Un dominio semplicemente assoluto, nonostante attorno a lui ci fossero altri piloti in grado di interpretare benissimo le pieghe di Phillip Island.

Tra Casey Stoner e il suo circuito di casa, tuttavia, c’è sempre stato un legame speciale, inimitabile per tutti i suoi colleghi che erano costretti a confrontarsi con lui sui 4,448 m del tracciato della Regione di Victoria. Un legame frutto non solo di un evidente feeling tra il #27 e il layout della pista, ma anche – e forse soprattutto – della straordinaria tecnica di guida posseduta dal fenomeno australiano. A rivelare alcuni dei segreti gelosamente custoditi dalla sua mente e dal suo polso destro è stato lo stesso Casey Stoner, che nel corso della lunghissima chiacchierata concessa al podcast “Gypsy Tales” ha spiegato come riuscisse ad approcciare in maniera unica Curva 3 di Phillip Island. Quella che, in maniera tutt’altro che casuale, ora porta proprio il suo nome.

La mia voglia di vincere era più grande della paura che provavo, ed è per questo che dovevo comportarmi in un certo modo” – esordisce il due volte Campione del Mondo della MotoGP – “Se avessi lasciato alla paura il controllo delle mie azioni non sarei mai riuscito ad andare veloce come ho fatto. Cercavo sempre di scoprire come essere veloce senza però correre il massimo rischio e, di conseguenza, riuscivo a limare via un po’ di paura. Eppure in alcune situazioni, come quando ci si trova a dover affrontare Curva 3 di Phillip Island o Curva 3 di Valencia, nonostante il mio ragionamento era davvero dura: c’era parecchia paura da dover superare. È spaventoso il modo in cui devi spalancare il gas a quelle velocità”. “A Phillip Island sei in quinta marcia, entri in curva a 265 km/h andando in discesa, e dato che hai sempre una grande spinta verso l’esterno per via del vento che soffia forte dall’interno capita spesso di sentire che l’anteriore tende a partire per la tangente quando stai spingendo davvero” – prosegue Stoner – “Passavo di lì e mi ripetevo ‘Non mi piace come si comporta l’anteriore, non mi piace questa sensazione rispetto a quella che hanno altre persone’. Non riuscivo mai ad avere la giusta confidenza. A quel punto mi sono detto che non avrei più dovuto fare affidamento sull’anteriore: se non lo usi, non puoi cadere a causa sua. Riflettete: non appena alleggerisci l’anteriore, un po’ come si fa nel dirt track, ti rendi conto che non puoi perderlo mai del tutto”.

“Nella realtà dei fatti, dunque, io iniziavo a derapare ancora prima di entrare in curva – continua l’australiano – “È qui che la gente fa fatica a comprendere: innanzitutto, la difficoltà di dover vincere la paura; in secondo luogo, perché questo modo di guidare funzioni. Non capiscono che quando entri in curva devi far frenare il posteriore prima dell’ingresso della curva stessa, altrimenti una volta in piega sarà solo e soltanto l’anteriore a dettare legge: a quel punto, non inizierai a derapare fin quando non sarai uscito dalla curva. Non è così difficile, queste moto hanno moltissima potenza, è davvero facile metterle di traverso”. “Farle scivolare prima ancora di arrivare in curva però era diverso, lo ammetto” – insiste Stoner, che parla di cose fuori dal mondo con la stessa disinvoltura con cui io prendo un caffè“Dovevo entrare, rallentare leggermente per caricare un minimo l’anteriore e impostare la direzione, dopodiché spaccare letteralmente l’acceleratore non appena potevo per fare scivolare il posteriore. Davo gas facendolo rallentare, e in più in quel modo l’anteriore si era alleggerito quel tanto che bastava per non poterlo perdere. Potevo controllarlo, tenerlo in maniera perfetta per poter uscire da quella curva, e questo mi permetteva oltretutto di frenare dritto all’ingresso della Curva Honda, la 4, che è altrettanto complessa”.

“Normalmente si esce in derapata, si frena mentre si è ancora in piega sul lato sinistro, ci si avvicina al limite della pista, si frena di più in quel punto e si piega di nuovo sul lato opposto della gomma” – aggiunge Stoner – “È un punto in cui si stacca forte, e si passa da una frenata su un lato della gomma a una frenata sul lato opposto”. “Ecco perché io affrontavo Curva 3 in quel modo: derapare in quel modo mi consentiva di uscire più a sinistra e con la moto più dritta, quindi per me era più facile riprenderne il controllo e staccare a moto composta. A quel punto avevo eliminato la maggior parte dei rischi connessi alla frenata della curva Honda!”, conclude infine Stoner. Impegnatosi chiaramente, ancora una volta, nel dimostrare a tutto il mondo la sua provenienza da un pianeta diverso dal nostro.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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