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Pazzesco Andrew Short: presta la sua gomma a Price e guida per 77 km nel deserto sul cerchione!

Toby Price, uno dei principali protagonisti della Dakar 2020, ha chiuso la sesta giornata di gara in 11^ posizione, accusando 16’33” di ritardo dal crono messo a segno da Ricky Brabec. L’australiano di KTM, che nel corso di questa edizione del famoso Rally Raid ha già conquistato due vittorie di tappa, durante il Day 6 se l’è…

11 Gennaio 2020
3 min read

Toby Price, uno dei principali protagonisti della Dakar 2020, ha chiuso la sesta giornata di gara in 11^ posizione, accusando 16’33” di ritardo dal crono messo a segno da Ricky Brabec. L’australiano di KTM, che nel corso di questa edizione del famoso Rally Raid ha già conquistato due vittorie di tappa, durante il Day 6 se l’è dovuta vedere con delle insidie che accadono piuttosto di frequente in questi tipi di gara: le difficoltà di navigazione e le forature.

© A.S.O. / DPPI
© A.S.O. / DPPI

Price, scattato dalla prima posizione in virtù della sua vittoria nel Day 5, dovendo svolgere il ruolo di battistrada non ha vissuto una giornata particolarmente agevole. La sesta tappa di questa Dakar era infatti considerata una delle più infingarde a livello di navigazione, ed i crono messi a segno da chi partiva in testa non hanno fatto altro che confermare quanto fosse difficile districarsi bene e in fretta nel mare di dune. In più, come se non bastasse, attorno al km 400 l’alfiere di KTM ha visto la sua gomma posteriore distruggersi dopo aver probabilmente colpito un ostacolo nascosto sotto la sabbia, ed è stato probabilmente quello il momento in cui l’australiano ha pensato di dover dire addio alle sue chance di vittoria: con quasi 80 km cronometrati ancora da percorrere fino al bivacco di Riyadh, d’altronde, guidare su un cerchione cercando di mantenere il passo dei primi della classe sarebbe stata un’impresa praticamente impossibile. 

La Dakar, tuttavia, è una gara sui generis sotto tanti punti di vista. Forse è una delle corse in cui il rispetto tra gli stessi protagonisti è più elevato: ci si rende conto che la sfida non è solamente contro il cronometro e contro i guasti meccanici, ma è anche – e forse soprattutto – contro se stessi e contro la natura. L’accettare di sfidare le dune, i canyon, il meteo, tutto ciò che il paese ospitante ha da offrire, crea con ogni probabilità un cameratismo unico nel mondo del Motorsport: ciascun pilota, indipendentemente dalla casacca che indossa o dal marchio di auto o moto che guida, si sente fratello dell’altro all’interno di un’unica grande, coraggiosa famiglia che ha deciso di imbarcarsi in un’avventura dalla quale non è neppure detto che si esca vivi.

Una dimostrazione di questo supporto, morale e non, che trasuda da ogni singolo km percorso durante la Dakar l’ha fornita, proprio ieri e proprio a vantaggio del più volte citato Toby Price, Andrew Short. Lo statunitense, alfiere di Husqvarna che al via della sesta tappa occupava la sesta posizione assoluta ad oltre un’ora di ritardo da Brabec, all’altezza del km 400 si è casualmente imbattuto nella KTM ferita dell’australiano e – in maniera clamorosa – ha fatto quello che per lui era più logico fare: ha ceduto il proprio pneumatico posteriore a Price (che sapeva essere in lotta per la vittoria) ed ha deciso di proseguire sul cerchione, lui che non aveva forato, per tutti i circa 80 km che lo separavano dall’arrivo.

https://www.instagram.com/p/B7JTLPxpt7c/

“La sesta prova è una di quelle che non dimenticherò mai! – scrive l’americano sul proprio profilo Instagram – “Sono partito 3° tra le moto, e per la maggior parte della speciale è stata una giornata positiva: ero davvero veloce ed ho guidato bene fino al km 400, dove ho trovato Toby che aveva bisogno di una gomma. Dato che io sono indietro di oltre un’ora nella classifica generale e dopo aver rapidamente calcolato dove fossero i miei avversari attorno a me, ho preso una decisione che credo sia la migliore per tutte le persone coinvolte”. Detto, fatto: il pneumatico posteriore passa rapidamente dalla Husqvarna di Short alla KTM di Price, con l’australiano che riprende la corsa a spron battuto tentando di limitare i danni e con lo statunitense che…si ritrova alla guida non più di una due ruote ma di una ruota e mezza. Ho guidato sul cerchione per 77 km prima di finire la speciale e poi per altri 114 km sull’asfalto fino alla prima area di servizio del tratto di trasferimento. E’ stata una corsa folle!“, scrive ancora Short sul proprio profilo Instagram. “Andrew mi ha prestato la sua gomma in modo tale che non dovessi continuare sul cerchione: non posso fare altro che ringraziarlo”, ha commentato infine Toby Price. Che già sa chi dovrà ringraziare se il tempo non perso oggi dovesse rivelarsi fondamentale per centrare la vittoria finale…

 

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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