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La danza del debuttante in rosso: analisi dell’esordio di Lorenzo

Valentino Rossi e Jorge Lorenzo, stessi colori e stessa pista, 6 anni di differenza. Molti hanno provato a comparare il debutto in Ducati di Lorenzo con quello del 2011 di Rossi. L’hanno fatto argomentando con parole ed opinioni, noi proveremo a stare al gioco. Ma lo faremo a modo nostro, aggiungendo qualcosa di oggettivo: i numeri.…

29 Marzo 2017
5 min read

Valentino Rossi e Jorge Lorenzo, stessi colori e stessa pista, 6 anni di differenza. Molti hanno provato a comparare il debutto in Ducati di Lorenzo con quello del 2011 di Rossi. L’hanno fatto argomentando con parole ed opinioni, noi proveremo a stare al gioco. Ma lo faremo a modo nostro, aggiungendo qualcosa di oggettivo: i numeri.

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Piccola premessa: nonostante tutti i calcoli matematici che stanno dietro ad una MotoGP essa, come qualsiasi altro sport, non è una scienza esatta. Questo perché come in tutti gli sport ci sono tante componenti che non possiamo controllare, soprattutto quella umana. E poi vi è il continuo sviluppo dei mezzi a rendere difficili analisi e confronti come questo. Ci sono 6 anni di mezzo. Inoltre quest’anno la gara è stata tagliata di 2 giri, l’asfalto era tutt’altro che perfetto a causa della pioggia caduta il sabato e soprattutto al posto delle Bridgestone le MotoGP ora calzano Michelin. Allora per fare questa analisi ho deciso di non limitarmi a valutare le posizioni ed i distacchi di Rossi del 2011 con quelli di Lorenzo di quest’anno. Ho provato a semplificare tutto con una percentuale che rapporti il tempo dell’esordiente al tempo del vincitore del GP. Senza considerare le posizioni di arrivo.

L’alba del 2011 aveva le tinte di un sogno. Le due più grandi famiglie del Motorsport su due ruote unite: Valentino Rossi in sella alla Ducati Desmosedici. Rossisti e Ducatisti. Due mondi molto diversi e lontani che si toccavano per la prima volta. Un pilota italiano che vincesse nella Top Class su un mezzo altrettanto tricolore. Una meraviglia per tutti gli italiani, dopo i lontanissimi fasti di Giacomo Agostini su MV Agusta. Purtroppo le cose andarono malissimo, erano due mondi davvero troppo distanti. E da questo matrimonio entrambi i novelli sposi ne uscirono malissimo. Erano delle nozze che non s’avevano da fare, come avrebbe detto Manzoni per bocca d’un bravo se fosse vissuto nella nostra epoca. Ma vediamone l’esordio.

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Dopo aver passato un inverno a tinte fosche, Valentino non riuscì nella magia di stupire all’esordio. Il Gran Premio del Qatar lo vinse Casey Stoner, all’esordio sulla Honda, con un tempo di 42’38”569. Valentino chiuse la gara staccato di 16”431 (42’55”000), risultando però la prima delle Ducati (7°). Fu quindi più lento rispetto al vincitore dello 0,65%. Senza considerare il primo giro, data la partenza da fermo e la prima curva ad imbuto, Valentino ha accumulato un distacco di circa 7 decimi a giro lungo i 22 giri della corsa. Un passo gara dello 0,64% più lento rispetto al vincitore. A titolo di cronaca il primo giro, che non ho considerato, Rossi l’ha percorso in 2’05”437. Lorenzo, ovvero il primo a completare il primo giro, in 2’04”198. Stoner transitò per secondo con un tempo di 2’04”300. Questo è un risultato che va contestualizzato dando peso alla competitività della moto. Per farlo guarderemo l’altra Ducati ufficiale guidata da Nicky Hayden.

Nicky che guidò la Desmosedici anche l’anno prima (2010).  L’americano nel 2011 arrivò 9° a 27”416 (+1,08%), contando 11” di distacco da Rossi. Hayden accumulò, sempre senza considerare la prima tornata, 1 secondo tondo a giro dal vincitore (il primo giro lo concluse in 2’09”223).  Nel 2010 fu Valentino Rossi a vincere, su Yamaha, completando la gara in 42’50”099. Hayden su Ducati chiuse invece 4°, staccato solamente 1”876 dalla vetta, con una percentuale tendente allo zero. Per essere pignoli fu solamente lo 0,08% più lento. Kentucky Kid fu altresì la prima Ducati sul traguardo. Stoner infatti cadde all’inizio del 6° giro dopo aver completato 3 tornate in testa con Rossi e Pedrosa alle calcagna. Nicky Hayden fu quindi esattamente l’1% più lento, nei confronti del vincitore, rispetto all’anno precedente. E questa risultò una costante per tutta la stagione: la Ducati non solo non si migliorò abbastanza, ma fece addirittura uno, se non due, passi indietro.

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Lorenzo viene da un inverno meno complicato rispetto a Rossi. La moto è poi decisamente più competitiva venendo da una stagione in cui entrambi i piloti l’hanno portata alla vittoria. A riprova di ciò vi è alla luce di tutti il risultato di Dovizioso. Jorge ha sì sofferto agli inizi delle singole tappe di test ma senza mai sfigurare troppo. L’esordio non è stato dei migliori, accumulando 20”516 di distacco da Maverick Vinales, che ha concluso la gara in 39’59”999. Risulta così più lento dello 0,86% rispetto al vincitore ed altrettanto più lento rispetto al compagno di squadra. Dovizioso ha infatti concluso ad appena 4 decimi da Maverick. Guardando il passo gara, Jorge ha accumulato dal secondo all’ultimo giro 17”490 da Vinales, ovvero più di 9 decimi a giro. Ne risulta un passo gara più lento dello 0,77% rispetto al vincitore. Il primo giro ha accusato ben 4”106 da Zarco, primo a transitare, mentre ne ha presi 3” da Vinales. La causa maggiore è stato il ‘lungo’ che l’ha fatto piombare dall’8° al 16° posto, e che probabilmente gli è costato oltre 2 secondi.

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Come potete vedere, la differenza in termini di passo tra i due all’esordio è minima se teniamo in considerazione il tempo del vincitore. Mentre è enorme se consideriamo il risultato del rispettivo compagno di team. La Ducati, nonostante i cambiamenti radicali, continua ad essere una moto molto complessa da guidare. Il posizionamento del motore ad L, nonostante sia stato ruotato all’indietro da Dall’Igna di una quindicina di gradi, conferisce ad esso un baricentro leggermente troppo arretrato ergo non carica ancora a dovere l’avantrenoCome conseguenza naturale di ciò si ha la nota tendenza ad allargare nelle curve più tonde: sottosterza. L’unico modo per farla rendere è cercare di sfruttare il maggior carico sulla ruota posteriore, ovvero frenando più forte, accelerando prima e rimanendo il minor tempo possibile in piega. Riassumendo, questa moto va guidata spigolando al massimo, ‘tagliando’ le traiettorie, magari entrando e/o uscendo in spazzolata. Lo stile di guida di Lorenzo non è per niente quello dello spigolatore, anzi. Jorge fa della percorrenza il suo punto forte, e per farlo frena molto dolcemente cercando di portarsi più velocità possibile all’apice della curva.

Abbiamo visto soprattutto qui a Losail un notevolissimo cambiamento nel suo stile di guida: Lorenzo sta imparando a spigolare. Magari prendendo lezioni da Stoner, chi lo sa. Dopo 9 anni in cui entrava come una lama in curva, Martillo e Mantequilla style, è stato sorprendente vederlo in inserimento col posteriore serpeggiante e spazzolante. Questo è un ottimo punto di partenza allora per la sfida di Jorge. Perché la vera sfida che si è posto non è quella di riuscire dove Valentino non è riuscito, ma è quella di migliorare sé stesso. Svestire i panni del pilota dogmatico ed ampliare il proprio bagaglio tecnico. La Desmosedici è competitiva, rivoluzionarla non ha senso: ci vorrebbero minimo 3 stagioni per ripartire con un nuovo progetto e arrivare a questo livello di competitività. Se non puoi portare Maometto alla montagna, porta la montagna da Maometto. Lorenzo si sta evolvendo, reinventandosi spigolatore. Diamogli tempo, è un pilota molto sensibile ma altrettanto veloce e costante. Perché una sorpresa, un suo salto sul gradino più alto del podio nella seconda metà di stagione, magari in una pista amica di Ducati, potrebbe non essere un’utopia.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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