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“E’ come fare la modella, ma a me piaceva la MotoGP…”: due chiacchiere con Elena, ombrellina di HRC

In vestiti o tutine succinte e colorate, quasi sempre su tacchi vertiginosi, con sorrisi smaglianti e occhiate ammiccanti in favore di telecamera, perennemente in silenzio. Solitamente, le Umbrella Girl – definizione tecnica del più colloquiale “ombrelline” – di tutte le competizioni motoristiche del mondo siamo abituati a vederle così, caratterizzate da quell’aria un po’ fredda ed…

14 Giugno 2017
5 min read

In vestiti o tutine succinte e colorate, quasi sempre su tacchi vertiginosi, con sorrisi smaglianti e occhiate ammiccanti in favore di telecamera, perennemente in silenzio. Solitamente, le Umbrella Girl – definizione tecnica del più colloquiale “ombrelline” – di tutte le competizioni motoristiche del mondo siamo abituati a vederle così, caratterizzate da quell’aria un po’ fredda ed impersonale che il ruolo impone loro. E invece, una volta che si ha l’occasione di parlare per un po’ di tempo con loro, ci si rende conto che non solo sono belle, ma anche simpatiche. Così, giusto per non farsi mancare nulla.

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Io l’ho scoperto scambiando qualche parola con Elena Galli, l’umbrella girl che dal GP di Jerez di quest’anno – e per diverse gare a venire – seguirà Honda HRC ed i suoi piloti in giro per il Motomondiale. Nata in Italia ma da anni trapiantata stabilmente in Spagna, come il suo accento palesemente spagnolo denota sin dalla prima frase, a 26 anni ha praticamente già girato il mondo. E non ha intenzione di fermarsi, visto che tra pochi mesi cambierà addirittura emisfero, approfittando della presenza della carovana della MotoGP nell’altra parte del globo per seguire i piloti ed i team anche a Phillip Island e Sepang. Perché Elena è stata abbastanza chiara: se viaggiare è una parte importante della sua vita, l’altra parte altrettanto rilevante è costituita dai motori. Soprattutto se equipaggiano mezzi a due ruote. Soprattutto se equipaggiano mezzi a due ruote giapponesi, in particolar modo quelli che portano con orgoglio sulle fiancate lo stemma della Casa Alata.

“E’ da quando sono piccola che tifo per Honda”, mi dice Elena, e non faccio fatica a crederle visto il tempo che cerca di trascorrere a stretto contatto con il mondo HRC. Nel corso del weekend, per evitare il traffico dei tifosi che hanno riempito le tribune del Mugello, sono sempre arrivato nel paddock ad orari piuttosto mattinieri, ben prima quindi che si iniziasse con FP, Pit Walk o altri eventi promozionali. Eppure, nonostante le ore di anticipo rispetto ai momenti in cui era richiesta la sua presenza, Elena varcava la soglia dell’hospitality pochi minuti dopo di me, prima di sedersi ed attendere di essere chiamata in causa guardando tutte le sessioni di FP possibili ed immaginabili, come farebbe qualsiasi appassionato di motorsport. E’ un atteggiamento che sembra quasi strano, per una ragazza che potrebbe tranquillamente arrivare più comodamente in circuito evitando così levatacce mattutine, e da qualche sguardo che capto tra i ragazzi dell’hospitality mi sembra di capire che neppure loro siano abituati a vedere una scena simile.

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“Per me la MotoGP era bellissima ancor prima che rappresentasse un’opportunità di lavoro, come potrei non approfittarne ora?, ribadisce Elena, che poi inizia a raccontarmi qualcosa di più sul mondo che ruota attorno alle ombrelline. “Generalmente si viene scelte tramite un’agenzia che gestisce le ragazze per il motomondiale” – mi spiega – “ma alcune preferiscono lavorare ‘da private’, svincolate da un supervisore comune. Generalmente vengono cercate ragazze alte attorno ad 1,75 m, ma qualche cm in più o in meno non preclude nulla. Così come, a differenza di quanto mi aspettassi, non si dà una grande importanza ai like o ai follow dei vari profili social delle ombrelline: “I grandi eventi non guardano questi numeri, anche se avere un gran numero di seguaci online può essere una discriminante quando si tratta di dover scegliere tra due ragazze. Tendenzialmente, le scelte possibili per le umbrella girls durante le gare della MotoGP sono due: o lavorare per il main sponsor dell’evento, oppure lavorare per i team. Una scelta che invece, in F1, non esiste:In Formula 1 siamo interamente a disposizione del main sponsor, perché nessuna Scuderia ha le proprie ombrelline. Quindi siamo tutte vestite allo stesso modo, e l’unica differenza sta in quello che dobbiamo fare: alcune di noi sono scelte ad esempio per delle iniziative con i fan (le pistole a gas che sparavano magliette al Montmelò, ndr), altre invece vanno sul podio. E anche se apparentemente il ruolo è lo stesso, Elena mi spiega che sono davvero in poche a preferire il Circus al Motomondiale: “In MotoGP siamo più libere, durante il weekend possiamo muoverci in autonomia. L’importante è che siamo presenti durante eventi come Pit Walk e simili. In F1 invece è tutto molto più vincolato, siamo trasportate da un punto all’altro con auto dell’evento, generalmente siamo nello stesso albergo e abbiamo pochissime possibilità di muoverci. In più ci sono anche delle tempistiche differenti: in F1 a Barcellona, ad esempio, sono rimasta ferma in griglia dalle 13:00, per quasi un’ora intera, senza avere auto o meccanici dietro di me. Solo intorno alle 13:50 è apparsa l’auto, e dopo poco più di 5 minuti siamo andate via. Piuttosto chiaro quindi il perché le ombrelline preferiscano la MotoGP…

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Un campionato che però, negli ultimi tempi e soprattutto in determinati paesi europei, ha portato parecchie persone a puntare il dito contro la categoria delle Umbrella Girls. “A Jerez – mi dice infatti Elena – “c’è stata una polemica piuttosto importante, con alcuni che sostenevano che dovessimo smetterla di fare le ombrelline. Dicevano che era un lavoro umiliante, ma francamente né io né le altre ragazze che conoscono la pensiamo in questo modo”. “Cosa faremmo noi di diverso dalle modelle che sfilano in intimo o in costume? Nulla, anzi. Io ad esempio mi informo sempre su cosa dovrò indossare in griglia, e se lo trovo troppo volgare mi tiro indietro: nessuno mi costringe ad accettare un incarico, siamo sempre libere di rifiutarci!”. Secondo Elena la differenza tra l’immagine che si ha delle ombrelline e quella che si ha ad esempio delle modelle sta tutta nell’uditorio: “E’ che nelle sfilate il pubblico è eterogeneo: ci sono uomini e donne, in percentuali a volte molto simili. Nel motorsport invece il pubblico è a maggioranza maschile, e quindi siamo viste come una sorta di ‘minoranza debole’, che venendo esclusa da questo mondo verrebbe preservata da chissà cosa. Ma per noi è un lavoro come un altro: alcune ragazze che conosco con questi soldi si pagano l’affitto, le tasse universitaria, i vestiti. Perché dovrebbero privarci di un’opportunità di lavoro?.

Anche perché, a fare concorrenza ad Elena ed alle sue colleghe, negli ultimi tempi sono apparsi anche loro, i “Grid Boys”. Una presenza che più di una voce ha definito “nuova”, ma che è stata oggetto di velate critiche anche da parte dei diretti interessati, ovvero i piloti. “Non so, è una novità, e come tutte le novità richiede forse un periodo di adattamento prima di essere apprezzata fino in fondo” – conclude Elena – “Si potrebbe iniziare mettendo degli ‘ombrellini’ in caso di presenza in griglia di una donna, ma forse non è ancora arrivato il momento di mettere da parte il detto che parla di ‘donne e motori’….

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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