Moto3, Dennis Foggia in esclusiva a FuoriTraiettoria: “Con il team Leopard mi trovo bene e cercherò di dare il massimo”
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Moto3, Dennis Foggia in esclusiva a FuoriTraiettoria: “Con il team Leopard mi trovo bene e cercherò di dare il massimo”

Nei giorni che precedono il GP di Andalucia, che si terrà sempre a Jerez de la Frontera, abbiamo intervistato Dennis Foggia, portacolori del team Leopard. Con il 19enne romano, già campione del mondo junior CEV Moto3 nel 2017, abbiamo parlato a tutto mondo della sua esperienza in Moto3: dalla sfortunata gara di domenica – conclusasi…

23 Luglio 2020
4 min read

Nei giorni che precedono il GP di Andalucia, che si terrà sempre a Jerez de la Frontera, abbiamo intervistato Dennis Foggia, portacolori del team Leopard. Con il 19enne romano, già campione del mondo junior CEV Moto3 nel 2017, abbiamo parlato a tutto mondo della sua esperienza in Moto3: dalla sfortunata gara di domenica – conclusasi alla prima curva – alla sua nuova esperienza nel team Leopard.

© Mirko Lazzari, 2020 (Leopard Racing Team)
© Mirko Lazzari, 2020

Purtroppo la tua gara ed il tuo weekend sono stati vanificati da un contatto alla prima curva con Carlos Tatay. Ti dispiace di come sia andato il weekend?

Purtroppo è capitato che Tatay mi abbia preso alla prima curva e questo è il rischio quando parti un po’ indietro. È stato un weekend da dimenticare perchè ci sono stati molti problemi a partire dai test del mercoledì ma li risolveremo per la prossima gara. Durante le FP1 ho provato un setting che non mi piaceva: dopo averlo cambiato, sono andato molto forte nelle FP2 il venerdì pomeriggio ma purtroppo nelle FP3 non sono riuscito a qualificarmi per il Q2. In qualifica ho deciso di girare da solo e nei curvoni la mancanza di scia si è sentita molto: se fossi stato più a posto nella moto sarei potuto rientrare in Q2 anche senza scia. Speravo di essere competivo come durante i test ma ci lavoreremo già a partire da questa settimana.

Secondo te la bagarre in Moto3 sta diventando un po’ troppo aggressiva, caratterizzata da piloti che nella foga perdano il senso della misura? Penso all’entrata di John McPhee all’ultima curva dell’ultimo giro.

Ci sta, era l’ultima curva, ci avrei provato anche io. Dipende da pilota a pilota: ci sono piloti che non hanno la percezione di quello che fanno – mentre alcuni ce l’hanno. Ecco, dato che le moto vanno tutte più o meno uguali e siamo tutti più o meno vicini, è molto facile toccarsi o incappare in un errore.

Dopo due campionati in sella ad una KTM ti ritrovi per la prima volta a guidare una Honda. Come ti trovi? Quali sono le più grandi differenze tra le due moto?

Honda è una moto diversa, non la conosco ancora benissimo e sto cercando di trovare il feeling giusto. Honda è più facile da guidare all’inizio ma poi per trovare il setup devi lavorarci molto. Alla fine, le due moto vanno tutte e due uguali.

Quest’anno sei approdato nel team probabilmente più blasonato della categoria. Denny Kent, Joan Mir, Fabio Quartararo e Lorenzo Dalla Porta sono i primi nomi che mi vengono in mente: Leopard fa crescere grandi campioni. Ora che ci sei dentro, che cosa rende speciale questa struttura?

Sicuramente, le persone che ci sono all’interno, la loro personalità e la conoscenza che hanno. Sono dei tecnici a tutti gli effetti, specialmente Cristian (Lundberg, ndr) è una persona molta competitiva e questo suo modo di essere è un po’ la ciliegina sulla torta della professionalità di questo team.

Senti un po’ la pressione di correre per un team del genere?

No, assolutamente no.

Quali sono le differenze tra una struttura come quella di Leopard Racing e come quella della VR46 e dell’Academy di Valentino Rossi?

Sono due cose diverse, differenti. Nell’Academy ci lavorano molte persone e ci sono molti piloti, per cui a volte potevano mancare delle attenzioni che qui in Leopard non mancano assolutamente. Qui siamo in due piloti e le attenzioni sono concentrate su di noi. Mi trovo bene e cercherò di dare il massimo per me e per la mia squadra.

Con il tuo compagno Jaume Masia come ti trovi?

Normale, come mi aspettavo. È dal CEV che corriamo insieme: c’è rispetto ma non ci aiutiamo in pista. È un avversario come tutti gli altri.

 

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Come abbiamo anticipato all’inizio, il GP di Spagna si è concluso troppo presto per te. Quanto è utile potere correre nuovamente sullo stesso circuito subito la settimana successiva?

Aiuta. Hai girato una settimana prima e conosci già la pista e non devi fare il nuovo setting. Tuttavia, dobbiamo migliorare ancora molto in alcune cose perchè non mi sono trovato bene con la moto. Di certo, se avessi fatto la gara avrei potuto avere qualche informazione in più sulla moto. Così non è stato e cercheremo di partire carichi già dal venerdì mattina per cercare la strada migliore.

Hai gareggiare nelle classi di minore cilindrata sia nel CIV che nel CEV, laureandoti campione del mondo junior Moto3 nel 2017. Che cosa rende più appetibile il campionato spagnolo rispetto a quello italiano?

Ci sono team più importanti, moto più competitive e piloti più competitivi. Comunque, se fai bene al CIV non sempre riesci a passare al CEV mentre se fai bene al CEV quasi sicuramente sei pronto e riesci ad approdare al mondiale. Se il CIV pensasse a tappe non solo italiane ma anche europee, le persone sarebbero produttive a guardarlo e si creerebbe più interesse attorno al campionato.

Come stai vivendo questa stagione così strana con questo paddock vuoto?

È un po’ triste perchè non c’è nessuno. Io comunque sono sempre nel motorhome e non vedo quasi nessuno: mi preparo per entrare in pista, sto nel box e torno nel motorhome per prepararmi al turno successivo. Le gare sono molto molto vicine e non vedo l’ora di tornare per fare bene: mi rode lo zero di domenica perchè potrei risentire di questo svantaggio in un campionato con meno gare di quelle che avrebbero dovuto essere in partenza.

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