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Dovizioso contro Dall’Igna: “preferì Lorenzo a Marquez nel 2016”

Terminato un lungo 2020, Andrea Dovizioso ha definitivamente svestito i panni di Desmodovi rilasciando una intervista senza troppi limiti alla Gazzetta dello Sport. Andrea si è quasi confidato con Paolo Ianieri, lamentando la poca trasparenza nei suoi confronti, che potrebbe avergli fatto perdere il posto in KTM, e raccontando dei retroscena molto interessanti come il…

10 Gennaio 2021
4 min read

Terminato un lungo 2020, Andrea Dovizioso ha definitivamente svestito i panni di Desmodovi rilasciando una intervista senza troppi limiti alla Gazzetta dello Sport. Andrea si è quasi confidato con Paolo Ianieri, lamentando la poca trasparenza nei suoi confronti, che potrebbe avergli fatto perdere il posto in KTM, e raccontando dei retroscena molto interessanti come il mancato arrivo di Marc Marquez a Borgo Panigale nel 2017 per volere del solo Dall’Igna.

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Andrea Dovizioso in primis ha lamentato un comportamento poco trasparente nei suoi confronti da parte della Casa di Borgo Panigale, “a differenza di Petrucci, a cui prima della stagione era stato già detto che non ci sarebbe stato posto. Ma poi Gigi (Dall’Igna, n.d.r.) ha ammesso pubblicamente che in quel famoso meeting fatto a metà 2019, aveva capito che era finita con me. Non c’è stata trasparenza e non è stato un comportamento leale. Avrei considerato la possibilità KTM in modo diverso sapendo che non mi volevano.”

In quella famosa riunione di un anno e mezzo fa, principalmente organizzata per questioni tecniche, si consumò la rottura tra il DG di Ducati Corse e l’ormai ex pilota di punta della Ducati. C’erano idee diverse, c’era attrito e volevamo un incontro con tutti gli ingegneri ha spiegato Andrea.È iniziato come meeting tecnico, ma è diventato un confronto tra noi due e, non so come descriverlo, Gigi si è sentito…colpito, attaccato. Per me lui lì ha chiuso le porte, ma le ha chiuse stando zitto. Quel che dice ne è la conferma. Però nel 2020 sono state fatte dichiarazioni sulla mia motivazione. Ora sappiamo che non era la verità. Non è stato trasparente. Perché la situazione in Ducati nel 2020 era quella delle stagioni precedenti.”

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Andrea non si è però mai sentito messo alla porta, anche se una vera proposta da parte della Ducati per il rinnovo non è mai arrivata. Si diceva che ‘Dovizioso chiedeva questo’ o ‘Ducati poteva dare questo’… tutte balle” ha chiosato Dovi senza giri di parole. “Non abbiamo mai negoziato, soprattutto non è mai arrivata un’offerta. E, quindi, non ne abbiamo mai rifiutato una bassa. È la conferma che nella riunione del 2019 per Gigi è finita.” Secondo Andrea, Dall’Igna era il solo a non volerlo più in Ducati perché “queste decisioni arrivano solo da Gigi. Si parla di Ducati ma è sbagliato, tutte le decisioni prese da quando c’è lui, sono sue. Come Lorenzo al posto di Marquez nel 2017.” Andrea ha così rivelato come a inizio 2016 c’era stata la possibilità di portare Marc Marquez in Ducati, ma che non si fece nulla per volontà di Dall’Igna il quale voleva a tutti i costi Lorenzo.

La difficoltà maggiori incontrate da Dovizioso in Ducati sono state sul piano tecnico più che umano. “Ho sempre detto e riconosciuto la qualità e bravura della maggior parte degli ingegneri del reparto corse. Ma ho sempre faticato tanto, pur instaurando rapporti ottimi con certi ingegneri, a convincere e indirizzare lo sviluppo nella mia direzione.” E dal 2017, nonostante i risultati, le cose sono andate peggiorando perché per andar d’accordo con Gigi non devi metterti contro. Invece, sostenendo io certe idee, siamo andati in contrasto.

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Dal 2017 a forza di discutere e andare in contrasto io e la mia squadra ci siamo un po’ isolati. Non abbiamo più parlato per sviluppare la moto, solo commentato cosa succedeva. Con Gigi non ci siamo più messi con tranquillità a parlare. No. Io davo il feedback, lui lo prendeva e gestiva nel migliore dei modi. Come in F.1. È mancata la visione dall’alto della moto.”

Emerge quindi un rapporto estremamente difficile tra Dall’Igna e Dovizioso, che ha di riflesso limitato lo sviluppo della Desmosedici. E qui Dovi è diventaato un fiume in piena. “Il rapporto tra noi due è stato pari a zero nel 2020 ma gli anni passati era… 30%? Non di più. Da quando è arrivato Jorge – ma non perché c’era lui -, dal 2017 a forza di discutere e andare in contrasto io e la mia squadra ci siamo un po’ isolati. Non abbiamo più parlato per sviluppare la moto, solo commentato cosa succedeva. Da un lato la vivi meglio, ti incazzi meno. Ma per me in un team ufficiale serve lavorare per fare prestazione e sviluppo eppure non ci sono stati più meeting per sviluppare la moto. In Ducati c’è il potenziale per farlo, competenza e bravura sono altissime. L’unica cosa che mi fa arrabbiare di questi 8 anni, difficili ma spettacolari, è che con un approccio diverso avremmo potuto fare di più. Dal 2017 con Gigi non ci siamo più messi con tranquillità a parlare. No. Io davo il feedback, lui lo prendeva e gestiva nel migliore dei modi. Come in F.1. L’impostazione del team è così: più ingegneri e gestione di tante cose. E per me la Ducati, rispetto ad altre Case, è più brava a farlo. Per questo siamo rimasti competitivi, anche se la moto, la somma di tutto, non lo era altrettanto. È mancata la visione dall’alto della moto”.

Andrea nel 2021 si dedicherà al Motocross, dividendosi fra Campionato Italiano e quello Regionale dell’Emilia Romagna. Ben 28 i week end di gara in programma per l’Undaunted, che però resta pronto in attesa di segnali dall’HRC per sostituire Marc Marquez: “voglio vedere cosa mi propongono. Se lo faranno. Io ho la mia idea.”

 

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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