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Bagnaia a testa alta: “Non c’è disonore in una sconfitta accettata correttamente”

Nonostante la vittoria del Solidarity GP Pecco Bagnaia non riconferma il titolo di campione del mondo, andato a Jorge Martin

17 Novembre 2024
3 min read

Pecco Bagnaia conquista la vittoria anche nella gara di domenica del Solidarity GP a Barcellona, che però non gli basta per mantenere il titolo di campione del mondo andato a Jorge Martin. Il pilota ufficiale Ducati si dimostra ancora una volta una persona di classe, riconoscendo la sconfitta e tributando i doverosi meriti all’avversario

© Ducati Media House

L’ultimo e decisivo weekend della stagione 2024, corso sul circuito di Montmelò all’insegna della solidarietà per la popolazione di Valencia, chiamava Pecco Bagnaia ad un’impresa quasi impossibile: con 24 punti di svantaggio su 37 disponibili, il titolo mondiale aveva già cominciato a prendere la direzione di Jorge Martin e Pecco poteva mantenere vive le sue speranze solamente cogliendo i migliori risultati possibili. Detto, fatto: dopo la pole position e la vittoria della Sprint, in questa domenica Bagnaia si è involato verso un’altra vittoria, purtroppo vana per la classifica generale, che ha visto Jorge Martin cogliere il terzo posto finale e laurearsi campione del mondo. Il pilota di Chivasso ha siglato un weekend perfetto ed il suo palmares dell’anno corrente segna 11 vittorie e 18 successi complessivi contando anche le Sprint; seppur senza sigillo mondiale, per Bagnaia questa è comunque una stagione da incorniciare: Abbiamo semplicemente fatto il massimo possibile, perché sapevamo già dall’inizio del weekend che sarebbe stata dura. Jorge è stato più bravo, ha raccolto meno “zeri”; quest’anno è andata così, ci riproveremo nel 2025. Le vittorie sono uno specchio della nostra competitività e capacità di poter vincere, lottare per il mondiale e di esser stati i più forti di questa stagione.”

La rivalità tra Martin e Bagnaia è stata davvero polarizzante: entrambi hanno saputo fare la differenza ancora una volta sul resto della griglia, un’impresa che nella MotoGP odierna, fatta di distacchi al millesimo e nessuno sconto per errori o scelte sbagliate, risuona in maniera ancora più roboante. Ciò che colpisce di più, tuttavia, è la grande umanità e correttezza che caratterizza i due grandi campioni una volta calata la bandiera a scacchi: tra i due non ci sono stati veleni, dichiarazioni o gesti sibillini. Bagnaia si è sempre comportato da persona gentile e rispettosa anche in occasione della conquista del titolo di Martin, complimentandosi più volte con lui e lasciandogli lo spazio sotto i riflettori: “Io mi immedesimo sempre nel prossimo e conosco l’importanza di aver ottenuto un risultato di questo livello: ritengo che sarebbe sbagliato intromettersi e togliere la scena al meritato protagonista. Certamente la mia vittoria di oggi è importante, ma Jorge è il pilota che ha fatto la differenza, specialmente nei momenti dove noi abbiamo avuto più sfortune; non vedevo il motivo di ritrovarmi nel mezzo di un istante in cui Jorge meritava di essere celebrato, è stato giusto così”. Naturale dire, quindi, che risulti più facile crogiolarsi nella gioia della vittoria che saper perdere con classe, ma Pecco rimane un esempio anche in questa situazione avversa: “Non c’è nulla di disonorevole nella sconfitta se viene accettata in maniera corretta: tutti i momenti, siano essi positivi o negativi, ci sono di lezione e sono consapevole che abbiamo perso perché abbiamo lasciato per strada punti importanti”.

Tirando le conclusioni sulla stagione appena conclusa, Bagnaia identifica i rimpianti e gli errori evitabili, ma non dimentica le enormi soddisfazioni che hanno comunque contribuito a coronare una stagione storica: “Ciò che mi ha dato più fastidio è il non aver focalizzato i miei sforzi sulla ricerca del feeling perfetto in moto: durante la prima parte di stagione ho sottovalutato questo aspetto e ho impiegato più tempo per abbandonare delle nuove forcelle ed un nuovo forcellone, che gli altri continuavano ad utilizzare mentre a me procuravano degli svantaggi. Jorge è stato il più costante, mentre io sono stato steso tre volte: il prossimo anno starò più attento a non ritrovarmi in certe situazioni, evitando di stare vicino ad alcuni piloti. In un’occasione mi sono dovuto ritirare per un problema tecnico e in altri tre episodi ho fatto degli errori: il più grande di tutti è stato quello di Silverstone, dove ho spinto troppo ed esagerando sono caduto. Tra le tante vittorie la più bella, invece, è stata quella del Mugello, insieme ai quattro successi di fila; quella di oggi è stata la più facile, perché nessun pilota stava spingendo veramente”.

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Francesco Frati

Classe 1996, appassionato di due ruote e musica: il riassunto perfetto di questi due valori si concretizza nell' eccezionale sigla di Grand Prix. Su Fuori Traiettoria vi racconto il mondiale MotoGP e WorldSBK.

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