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Petrucci: “Ho scelto il Mondiale Superbike perché voglio vincerci”

L’Italian Round a Imola ci ha dato l’opportunità di incontrare anche un altro protagonista tricolore del Mondiale Superbike. Si tratta di Danilo Petrucci, poliedrico ternano ora in forza al team Barni in sella alla tosta Panigale V4 R. Il #9 ci ha parlato del suo legame con Imola e col team Barni, dei suoi obiettivi…

14 Luglio 2023
4 min read

L’Italian Round a Imola ci ha dato l’opportunità di incontrare anche un altro protagonista tricolore del Mondiale Superbike. Si tratta di Danilo Petrucci, poliedrico ternano ora in forza al team Barni in sella alla tosta Panigale V4 R. Il #9 ci ha parlato del suo legame con Imola e col team Barni, dei suoi obiettivi in Superbike e di come questa richieda un approccio diverso dal previsto.

Fuori Traiettoria: A Donington ti è andata alla grande Danilo. Cos’hai provato salendo per la prima volta sul podio del WorldSBK?
Danilo Petrucci:
Sono contento di essere andato sul podio, personalmente è stato bel passo che ho fatto perché è il sesto o settimo campionato in cui vado sul podio. Soprattutto farlo con il team Barni ha un sapore speciale, mi ha fatto molto piacere perché ho corso con loro anche in STK 1000 e hanno sempre avuto un posto speciale nel mio cuore. Sono contento di aver visto Barnabò felice non solo per me ma anche per Yari (Montella ndr): un doppio podio così è una cosa da team di primo livello.

© Barni Racing Team

FT: E ora siamo ad Imola. Se uno dei pochi in griglia ad averci già corso, in STK1000 nel 2011 sempre con Barni.
DP:
Imola è una pista sempre bella, correrci è difficile perché ci sono delle belle frenate dove soprattutto non hai tanto margine perché sono per delle varianti quindi non puoi forzare e poi recuperare giocando con la traiettoria. L’ultima volta che ci ho corso era un’altra era, con la 1098 bicilindrica col traliccio e le gomme della Superstock all’epoca erano durissime, ma è un ricordo bellissimo perché fu la mia prima vittoria mondiale in Italia e c’era tantissima gente.

FT: Il podio di Donington è un traguardo o un semplice passo nel percorso che stai facendo?
DP:
È una cosa che doveva arrivare visti i miei obiettivi. Io ho scelto di venire nel mondiale Superbike perché voglio vincere almeno una gara, quand’ero in America ho visto la lista dei piloti che hanno vinto una gara sia nel Motomondiale che in Superbike e voglio essere uno di quelli.

FT: Al di là del risultato finale, anche a Misano sei stato veloce. I risultati sono frutto del percorso o il test al Mugello di fine maggio ti ha fatto fare uno step importante?
DP:
Quel test ha aiutato tanto, soprattutto a capire le gomme. Sai, pensavo che avendo guidato questa moto l’anno scorso in America fossi già a un buon livello. In realtà ho dovuto cambiare tutto, perché con quelle gomme e su quelle piste la moto si guida in maniera diversa. Mi sono dovuto riadattare e ci ho messo tanto tempo.

FT: Quindi tra Dunlop e Pirelli c’è un abisso, diciamo.
DP:
Sì sì, richiedono proprio due stili di guida diversi, sono gomme molto diverse. Non ho mai avuto modo di compararle ma richiedono una guida diversa e anche set up diversi per la moto.

© Barni Racing Team

FT: Hai guidato veramente di tutto negli anni, e sembri sempre pronto a guidare moto differenti. Qual è il tuo segreto?
DP:
Quand’ero bambino mio padre mi faceva guidare di tutto. Ho cominciato col Trial, poi son passato al cross e alla velocità ma facendo sempre varie categorie assieme. Per esempio i primi due-tre anni di velocità ho corso contemporaneamente con la 600 nell’italiano e con la 1000 nel mondiale o viceversa. Questo mi ha insegnato l’arte del sapersi adattare, anche se mi sento penalizzato dal non aver mai corso con delle moto da gran premio quand’ero adolescente: avrei imparato delle cose che poi mi son trovato a dover imparare in MotoGP dove non c’è tanto tempo per farlo. Quando sono arrivato in MotoGP non sapevo niente di geometria della moto e di cosa si potesse fare a livello di set up.

FT: Com’è stato approdare nel WorldSBK dopo tutte le esperienze che hai fatto?
DP:
Pensavo fosse più semplice comprendere come funziona il pacchetto in Superbike, capire come funzionano le gomme e l’elettronica, vista l’esperienza che ho avuto in MotoGP. Invece fare questo salto qui, che ho fatto io, ora è complicato perché la MotoGP è cambiata molto: lì le moto sono sempre più potenti e quindi devi curare sempre di più l’uscita di curva. Con la Superbike pensavo fosse simile, invece in realtà qui anche l’ingresso curva è importante per essere veloci.

FT: In MotoGP parlavi spesso del tuo fisico dei problemi che ti dava a stare sulla moto. In Superbike vale uguale o si sente meno?
DP:
Vale vale, contro uno come Bautista è difficile non parlarne. Ma non è una colpa né mia né di Alvaro essere così fisicamente, ma un minimo di regolamentazione ci vorrebbe per equilibrare un po’. Ma al momento non avendo tirato fuori tutto il potenziale che ho non ci penso, quando sarò al limite penserò al peso. Qui in Superbike sono penalizzato puramente a livello di velocità sul dritto per una questione di aerodinamica, le gomme dopo tanti anni riesco a gestirle abbastanza bene. Sul dritto non posso farci niente contro Alvaro, oltre alle altre cose in cui è molto bravo è pure avvantaggiato a livello aerodinamico.

FT: Nonostante l’esperienza che hai alle spalle sei comunque un rookie di questo WorldSBK. Come te la stai vivendo?
DP:
Sicuramente l’esperienza mi ha aiutato ad approcciare questo mondiale, anche se col tempo ho imparato che l’esperienza è utile nell’arco di una stagione non su una singola gara. Io al momento sento di avere ancora tanto margine di crescita. Considera che in questa Superbike puoi essere subito molto veloce anche se sei un debuttante, basta che hai talento. Una volta non era così.

© Barni Racing Team

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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