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Così va fatta una docu-serie! Tourist Trophy – No Room For Error

La serie sul TT dell’Isola di Man racconta, senza fronzoli e censure, il mondo delle Road Races. Un documentario affascinante, duro e sincero

3 Gennaio 2024
6 min read
No Room For Error

La serie sul Tourist Trophy dell’Isola di Man racconta, senza fronzoli o censure, il mondo delle Road Races. Un documentario affascinante, duro e sincero, che dovrebbe essere d’esempio per chiunque voglia raccontare il motorsport.

© Tommaso Costa / Fuori Traiettoria

Uscita in tarda primavera, appena prima del TT 2023, “No room for error” sviscera le due settimane di prove, qualifiche e gare dell’edizione 2022 dell’evento motoristico che si celebra sull’Isola di Man. In un mondo televisivo che sempre di più punta su circo e “drama”, su contrasti totalmente inventati a favore di narrativa, “No room for error” è l’eccezione che si staglia contro il malcostume odierno. Il mondo delle corse su strada è estremamente genuino, diretto, familiare, ed è precisamente così che viene riportato nella docu-serie. Ci sono le grandi squadre, certo, i team ufficiali con le migliori e più aggiornate moto fornite dalle case costruttrici, ma la gran parte dello schieramento è composta da team privati, di piccole o microscopiche dimensioni. Si arriva fino al punto che buona parte del lavoro sulle moto viene eseguito dai piloti stessi, con pochi amici o familiari al seguito. Forse uno degli aspetti più romantici del TT è proprio questo, e viene riportato fedelmente, senza sovraccaricare di significato qualcosa che “al naturale” ha già una valore inestimabile. Le telecamere entrano, col consenso dei protagonisti, nei motorhome e nelle tende delle famiglie, accampate nel paddock che costeggia il rettilineo dei box, mostrando anche le ansie e preoccupazioni degli affetti dei corridori. È spesso difficile riuscire ad accettare il rischio che i propri cari decidono di affrontare, ma come dice in una delle prime puntate René Schend, fidanzata di Chris Sarbora di MotoHub, “non posso fare molto, solo essere qua, supportarlo e cercare di essere felice”. La tensione è palpabile in molti passaggi, in particolare il paddock si ammutolisce ogni volta che viene chiamata alla radio una bandiera rossa, sperando che non arrivi una notizia tragica. Spesso l’incidente si risolve per il meglio, ma a volte non è così. Purtroppo la edizione 2022 del Tourist Trophy è stata la più dura di sempre (al pari del 1970) per quanto riguarda i decessi.

© Tommaso Costa / Fuori Traiettoria

C’è anche chi riesce a pensare meno, quasi rilassarsi, e raccontare da madre come i figli che corrono in sidecar, Ben e Tom Birchall, si siano innamorati del TT fin da piccoli, quando campeggiavano vicino a Barregarrow con la famiglia. “E cosa poteva succedere? Che un giorno ci avresti voluto correre”. Ben, dominatore di categoria col fratello negli ultimi anni, da ragazzino ha pure lavorato per il mannese Dave Molyneux, che è ancora oggi in attività (a 60 anni!) ed è il più vincente di sempre sui sidecar, mezzi che si autocostruisce nel suo garage. Le telecamere entrano anche nella casa di Molyneux e ne raccontano gli inizi, fatti da tanta passione e pochi soldi, denominatore comune di praticamente tutti i protagonisti delle corse su strada. Un mondo di matti, apparentemente. Ma assaporando la docu-serie si può apprezzare il metodo, l’acume, la cura del dettaglio, di uomini (e qualche donna) di più o meno tutte le età, con anche mogli e figli, che scelgono di correre il TT. “Pensano che quando scendi dall’aereo devi staccarti il cervello e metterlo da parte, ma in realtà è l’opposto” dice Davey Todd, e guardando tutto il lavoro che viene fatto fuori dalla pista non si può che essere d’accordo. Le immagini casalinghe poi, nei motorhome del paddock o negli appartamenti presi in affitto nei dintorni (ognuno ha la sua preferenza), mostrano famiglie normali che alla fine di ogni giornata di prove o gare danno vita alla più classica delle scene, coi bambini che aspettano il padre che rientra da lavoro per abbracciarlo.
Perché alla fine questo è più o meno un mestiere come un altro per molti dei protagonisti, che dedicano la vita intera alle corse, siano esse su strada o su pista. E invece, per chi figura come “pagante”, dietro alla presenza al TT c’è il faticare di un anno intero per poterci essere e poter competere con dei mezzi decenti. È magnifico vedere poi come ci sia il supporto costante tra i corridori, con i più esperti che aiutano i newcomers, spiegando quali sono i punti di riferimento da utilizzare nelle centinaia di curve del circuito da 37 miglia e ¾: “preferibilmente riferimenti che non si muovono” scherza Lee Johnston.

© Tommaso Costa / Fuori Traiettoria

La seconda metà della docu-serie si tuffa più nello specifico nelle gare, inframezzate dai giorni di riposo della settimana finale. Le difficoltà meteo si incastrano con gli incidenti, e il turbinio di rinvii e riprogrammazioni aumenta ancora di più le ansie e le tensioni dei corridori e di chi gli sta vicino. Viene riportato tremendamente bene il continuo restare sospesi tra le notizie ufficiali, le voci, le previsioni meteo e tutte le preoccupazioni che ne derivano. Anche gli incidenti e le bandiere rosse, fino alla ripartenza, creano grande stress ai protagonisti. I piloti alla fine sono quasi sollevati di poter andare finalmente per strada a correre a velocità clamorose, nonostante l’enorme rischio di cui sono perfettamente consci. “Alla fine siamo dei bastardi egoisti” sintetizza il leggendario John McGuinness. Dopo il traguardo poi c’è sempre spazio per festeggiamenti e abbracci, come tra i fratelli Crowe e i genitori, con papà Nick che è stato in passato recordman sul giro. Padre che, nonostante sia amputato agli arti destri per l’incidente col sidecar che ne ha terminato la carriera, confessa che non potrebbe mai impedire ai suoi figli di correre. Dean Harrison sull’argomento aggiunge: “Ovviamente tutti sanno quanto è pericoloso, non è che è più accettabile, ma lo comprendi, le persone comprendono le conseguenze delle gare. Quanti sport pericolosi ci sono là fuori? […] Perché qualcuno sceglie di buttarsi da un aereo con un paracadute? Le conseguenze sono esattamente le stesse se qualcosa va storto. Io non salterei mai col paracadute, ho perfino paura delle altezze”.
Non sono cose di cui è facile parlare, soprattutto se l’ipotetico diventa reale in una delle edizioni più dure della storia del TT, ma il grande merito di questa serie è anche quello di non nascondere niente del mondo delle road races, che va esplorato e compreso. Non c’è solo gioia, non è un gioco, c’è sport, passione, ci sono anche conseguenze.

© Tommaso Costa / Fuori Traiettoria

Ho avuto la grande fortuna di vivere da spettatore il TT 2022 e assaporare l’atmosfera delle corse su strada nel paddock aperto a tutti, nei giorni di qualifica, riposo e gara. Gironzolando ho ammirato tutta l’Isola di Man e mi sono gustato le gare nei passaggi in spazi aperti e attraverso i paesini che sono sparsi nell’isola. Sinceramente clamoroso. Ho trovato estremamente interessante questa produzione perché racconta al meglio ciò che si vive sul campo di gara e cosa significhi il Tourist Trophy per queste famiglie che vivono di (e per le) road races. Credo che tutti, sia i più accaniti fan che gli oppositori più incalzanti, dovrebbero guardare No Room For Error.
La docu-serie, composta da 8 episodi da circa 25 minuti, è disponibile gratuitamente su ttplus.iomttraces.com, è necessario solo registrarsi. Per i più appassionati la stessa piattaforma tra maggio e giugno offrirà per 26.99€ la diretta streaming di tutte le prove e le gare del TT di quest’anno. Tutti gli altri contenuti, tra cui il documentario Tourist Trophy, sono disponibili gratuitamente, mentre a breve uscirà anche la stagione 2023 di No Room For Error.
Ecco la lista degli episodi della edizione 2022 e il trailer:

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Tommaso Costa

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