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Fernandez: “Mi piacerebbe la MotoGP, ma solo con un Mondiale in tasca!”

Il pilota madrileno del RedBull KTM Ajo Team si sta giocando il Titolo Moto2 e arriva a Misano con un solo punto di distacco da Ai Ogura. Augusto Fernandez ci ha raccontato – in un perfetto italiano! – quale è il suo metodo di approccio alle corse, come il suo passato abbia influito sui suoi…

1 Settembre 2022
5 min read

Il pilota madrileno del RedBull KTM Ajo Team si sta giocando il Titolo Moto2 e arriva a Misano con un solo punto di distacco da Ai Ogura. Augusto Fernandez ci ha raccontato – in un perfetto italiano! – quale è il suo metodo di approccio alle corse, come il suo passato abbia influito sui suoi risultati e ciò che si aspetta dal futuro.

© Red Bull KTM Ajo

FUORITRAIETTORIA – Da Le Mans sei diventato molto più competitivo, in quest’ultima parte di stagione. A cosa è dovuto questo miglioramento? Le prime gare ti sono servite più per adattarti? AUGUSTO FERNANDEZ – Dai test in Portimao, già prima della prima gara in Qatar, mi sono sentito forte, mi sono trovato bene con il team, con tutto, e siamo partiti carichi. Però è vero che forse nella prima metà di stagione, fino a Le Mans, l’obiettivo era quello di vincere una gara; dato che non arrivava, forse questa voglia di vincere a tutti i costi mi ha reso un po’ nervoso. Era diventata quasi un’ossessione. Quando siamo arrivati in Europa abbiamo cambiato obiettivo: ricostruire la confidenza e piazzarsi in top 5. La ricerca ossessiva della vittoria mi aveva anche fatto fare uno zero in Argentina, e quello decisamente non andava bene, perché comunque l’obiettivo vincere il campionato. In Europa ho ritrovato un po’ più di calma e a Le Mans, anche dopo un test molto produttivo che abbiamo fatto a Barcellona, è arrivata la vittoria. Ovviamente questo ha riportato anchela fiducia e la confidenza, e sono tornato più competitivo.

FT – E adesso siamo a Misano. Ti piace?
AF – Sì, mi piace molto Misano!

FT – Preferisci la prima parte un po’ più tecnica oppure la seconda più rapida, più veloce?
AF – È molto bella la parte veloce, però come stile mi vedo meglio nella prima. Lì è dove posso fare la differenza, è un po’ più lenta, tecnica, come un kartodromo. Decisamente più nel mio stile.

FT – Tornando al discorso di prima, l’anno scorso hai finito alla grande, con ottime prestazioni, e in questa fase centrale del campionato sembri anche più veloce. Quanto ti ha fatto crescere cambiare squadra?
AF – Secondo me è stato il cambio di cui avevo bisogno per cercare di vincere un mondiale. L’anno scorso abbiamo finito molto bene, già forti, e ho sentito una bella fiducia su di me. Il 2020 non era andato molto bene, dopo che il 2019 era andato benissimo. Ma nel 2021 ho ritrovato la fiducia e adesso siamo in un buon momento.

FT – Quindi quali sono gli obiettivi per questo fine settimana? Vincere immagino.
AF – L’obiettivo è vincere, senza dubbio. Però, più che vincere, l’obiettivo è il Mondiale, per cui vediamo come va il weekend: se Ogura è forte, se Vietti è forte, dobbiamo cercare di non perdere punti. Se per cercare di arrivare secondo devo cadere, allora no, non va bene. Anche il meteo non si sa come sarà ed è una grossa variabile, però sì, l’obiettivo è vincere.

FT – Visto che l’hai nominato, Vietti e Canet secondo te sono fuori dalla lotta per il titolo e possono rubare punti pesanti oppure sono ancora in corsa?
AF – Sono dentro, Vietti è molto dentro, è a 27 punti mi sembra, alla fine è una gara. Una gara cambia tutto: uno zero di uno, uno zero dell’altro, è un mondiale aperto ancora per tre o quattro piloti.

FT – È il settimo anno che sei in Moto2, tra Honda e Triumph. Quanto margine di miglioramento credi di avere ancora in questa classe?
AF – Secondo me c’è modo di migliorare ogni anno, trovi sempre qualcosa, impari sempre qualcosa. Cambia tutto, c’è sempre qualcosa di nuovo della moto da imparare. Alla fine ogni anno si può crescere. Però è anche vero che adesso ci stiamo giocando il Mondiale, e non mi era mai successo in questa maniera. Nel 2019 appena arrivato mi sono giocato il Titolo fino a 3-4 gare dalla fine, ma adesso siamo più forti di quell’anno.

FT – Riguardo al 2019, è stato il primo anno con il motore Triumph, e tu sei praticamente esploso con quel motore là. Sei riuscito a interpretarlo meglio di altri? Ti ha aiutato a esprimerti meglio?
AF – Hai detto sette anni di Moto2 e mi è sembrato tanto perché alla fine il 2019 è stato il primo anno completo nel Mondiale, anche con i test. Nel 2019 ero con un bel team, con una bella squadra tecnica, e, appunto, è stato il primo anno in cui ho corso per tutta la stagione; mi sono trovato bene nella squadra e con tutto. Mi hanno fatto capire bene la Triumph, nel momento in cui tutti partivamo da zero e, quindi, mi hanno aiutato a fare la differenza.

FT – Proprio Triumph l’anno prossimo porterà degli aggiornamenti per aumentare i giri, i cavalli. Queste piccole modifiche potrebbero cambiare un attimino il livello tra i piloti?
AF – Il livello non credo che cambierà. Chi va forte quest’anno, andrà forte il prossimo. Per me, che sono grande e pesante, cambierà un po’ e mi aiuterà perché faccio un po’ fatica nei circuiti come Austria. Con dei rettilinei così, con accelerazioni forti, io faccio un po’ fatica in confronto ai piloti più minuti e, quindi, avere un po’ più di potenza per i piloti pesanti sarà un aiuto.

FT – Sei cresciuto a Maiorca, anche se sei di Madrid, nella scuola di Jorge Lorenzo. Com’è stato crescere lì?
AF – La mia base come pilota l’ho presa con lui e con il babbo. Abbiamo cominciato noi a casa, con il mio babbo, a girare con la moto, però quello che ci ha messo nel mondo competitivo, nel mondo delle moto, è stato il padre di Jorge. La prima gara è stata con lui, sono stato tanti anni con lui, e con Jorge ancora qualche volta ci sentiamo e facciamo qualche allenamento. Lui è una persona particolare però delle moto ne sa un bel po’. Sono stati bei tempi.

FT – Ti percepisco come un pilota che ha un approccio quasi scientifico alle gare.
AF – Ed è così. Lui è un po’ uno scienziato delle gare, è tutto un “numeri”, tutto un “perché”. Ogni allenamento era cercare di capire il perché: perché vai forte, perché fai questo, perché fai una curva così, non solo girare, era cercare di capire tutto. È ancora il modo che io ho di allenarmi: cercare di capire bene tutto quello che faccio. Viene da lui, secondo me.

FT – Se potessi tornare indietro al 2007, quando il piccolo te cominciava a correre, c’è qualche consiglio che gli daresti, che potrebbe tornargli utile, visto questa esperienza di 15 anni?
AF – Non cambierei niente, come consiglio direi solo di avere un po’ di pazienza che in qualche momento non ho avuto. Anche come affrontare le delusioni che ho vissuto in qualche momento, perché qualcuno di quelle delusioni poi è stata un bene. La mia storia per arrivare qui non è stata quella normale, non ho fatto la Moto3. Ho fatto una strada diversa, ma se dovessi farla un’altra volta la farei uguale, perché la strada attraverso la Moto3 non era possibile dal punto di vista economico. Quindi pazienza e fiducia nella strada che avevamo preso.

FT – Ultima cosa: l’anno prossimo resti in Moto2 o…?
AF – Non lo so, dipende dalla KTM, io ho confermato un altro anno con loro, però devono scegliere loro se faccio un altro anno in Moto2 o se mi portano in MotoGP.

FT – A te piacerebbe (andare in MotoGP) o preferiresti essere sicuro qua del titolo?
AF –
A me piacerebbe portare a casa un titolo, prima di tutto. Poi, se riesco a farlo, mi piacerebbe andare in MotoGP, però con il titolo in tasca.

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Maria Grazia Spinelli

Classe 1994, molisana. Da piccola vedevo mio padre seguire la Formula 1 e mi chiedevo cosa lo appassionasse così tanto, poi ho avuto un colpo di fulmine con le due ruote in un pomeriggio d'estate ed ho capito. Qui vi racconto la MotoGP e il Mondiale Superbike.

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