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Pedro Acosta: “Seguo solo la mia testa e non ho paura di imparare”

Dopo la vittoria del Mondiale 2021 Moto3, Pedro Acosta è approdato in Moto2 nel team RedBull KTM Ajo, tra le difficoltà che un rookie può incontrare con il cambio di Classe. Ma per lui non è un problema, anzi, è un naturale processo. Ecco cosa ci ha raccontato alla vigilia del San Marino GP, dalle…

1 Settembre 2022
4 min read

Dopo la vittoria del Mondiale 2021 Moto3, Pedro Acosta è approdato in Moto2 nel team RedBull KTM Ajo, tra le difficoltà che un rookie può incontrare con il cambio di Classe. Ma per lui non è un problema, anzi, è un naturale processo. Ecco cosa ci ha raccontato alla vigilia del San Marino GP, dalle amicizie nate dentro il paddock ai suoi programmi per il weekend.

© Red Bull KTM Ajo

Fuori Traiettoria: Come stai?
Pedro Acosta:
Sto bene, davvero bene. Alla fine sono tornato ed eccomi qui. L’infortunio me lo lascio alle spalle.

FT: Sei molto giovane, com’è l’ambiente del paddock per un ragazzo della tua età?
PA:
Può sembrare un po’ grande. La verità è che quando sono diventato famoso e mi vennero date tutte le attenzioni non ho sofferto perché questo ambiente lo conoscevo già, grazie alla Rookies Cup. A chi non ha fatto questo passaggio magari può sembrare un ambiente difficile, che mette pressione.

FT: Com’è stato vincere il titolo a 17 anni? Da rookie oltretutto.
PA:
Sicuramente è una cosa rara, che capita poche volte. Chi può pensare che un debuttante prende e vince. Credo che sia stato una buona occasione per dire “Guarda, se vuoi puoi!”

FT: Ora sei nuovamente rookie, in Moto2 però. Com’è stato il cambio di Classe? Sotto che aspetti hai trovato maggiori difficoltà?
PA: L’inizio è stato difficile, ma rientra comunque nel processo di apprendimento. Ci sono cose che non ho imparato in Moto3, principalmente gli aspetti anche tecnici di queste moto. Magari il processo è più lento di quanto mi sarebbe piaciuto, ma ne sta valendo la pena.

FT: Di Misano che ci dici, preferisci la prima parte più tecnica o la seconda più veloce?
PA: Domani te lo dico! Dovrò capire la pista e scoprire dove posso rendere meglio. Con la Moto2 le piste per me sono tutte diverse dallo scorso anno.

FT: Hai già qualche obiettivo in agenda per la gara di domenica?
PA:
Vediamo il meteo, dipende da lui. Pare pioverà. Intanto il focus è sul processo di apprendimento: venerdì cercherò di girare molto, sabato di classificarmi davanti e domenica tenere il mio ritmo. Penso che procedendo passo dopo passo posso togliermi delle belle soddisfazioni.

FT: Guardando alle prossime tappe, c’è Phillip Island dove non hai mai corso, emozionato?
PA:
Uscire dall’Europa è sempre emozionante, credo che sarà difficile perché è una pista nuova per me. L’avversario più tosto sarà il sonno, con il jat lag. Sarà una gara di adattamento, chi si adatta meglio lì è favorito.

FT: Stoner e Lorenzo hanno speso belle parole sul tuo conto, questo ti dà la carica o mette pressione?
PA:
Niente carica, nemmeno pressione. Tutti possono dire qualunque cosa, ma tu devi sapere cos’hai e quanto vale.  Con Jorge ho una buona relazione, lui ha il suo punto di vista e io il mio. E alla fine la verità sta nel mezzo.

FT: Quant’è difficile avere amici nel paddock?
PA:
Non è per niente facile, per niente. È davvero difficile, perché competi per lo stesso obiettivo. Ma io ho avuto la fortuna di conoscere Remy (Gardner ndr), in poco tempo il nostro rapporto è diventato molto forte. Ci seguiamo a vicenda e lo facciamo nella speranza di vederci reciprocamente fare bene, con interesse sincero. Credo che questo aiuta molto. Ho buoni rapporti con molti colleghi, in primi Augusto (Fernandez ndr) e Jaume (Masia ndr) ma con nessuno ho il rapporto che ho con Remy. Con Remy ci esco a cena e se vado a Barcellona passo per casa sua. Se uno è nel motorhome l’altro lo raggiunge, ceniamo assieme durante i GP. Abbiamo un rapporto fraterno.

FT: Come pilota chi è la tua fonte di ispirazione? Sia per guida che per gestione personale.
PA:
Mi piaceva molto Stoner. Moltissimo. Oggi però mentalmente cerco di seguire Remy (Gardner ndr), di imparare da lui. Remy ha passato momenti belli ma anche tanti brutti, mentre a me fin’ora è andato tutto benissimo. La sua carriera non è stata così facile ma ce l’ha fatta e ho molto da imparare da lui.

FT: Infine, sei un appassionato di moto a 360° o per te sono solo un mezzo per competere?
PA:
Purtroppo non ho ancora la patente e sicuramente la strada è pericolosa, ma ti dico la moto in generale. Io sono uno di quelli a cui non piace passare 24 ore su 24 ossessionato dalla competizione,  mi piacerebbe anche salire in moto e uscirci, fare un giro con gli amici.

FT: Quindi tra qualche anno ti vedremo fare un bel viaggio con una moto classica per arrivare ai GP, come Zarco.
PA:
Molto probabile! Mi piacerebbe molto.

FT: E allora grazie Pedro, in bocca al lupo e buon divertimento!
PA:
Vediamo! Se solo ci fosse il sole…

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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