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Arriva il Formulino E, ma forse si stava meglio senza di lui

Fa sempre più rabbia (o piacere) ma ancora una volta la batteria straccia la benzina. Da mesi ormai la Formula E catalizza l’attenzione dei media con le sue iniziative, che spesso sembrano riscuotere un successo maggiore delle serie più tradizionali. Anche questa volta l’elettrico ha trovato il modo per sembrare più ragionevole (e più cool)…

17 Marzo 2017
3 min read

Arriva il Formulino E, ma forse si stava meglio senza di lui

Fa sempre più rabbia (o piacere) ma ancora una volta la batteria straccia la benzina. Da mesi ormai la Formula E catalizza l’attenzione dei media con le sue iniziative, che spesso sembrano riscuotere un successo maggiore delle serie più tradizionali. Anche questa volta l’elettrico ha trovato il modo per sembrare più ragionevole (e più cool) del motore termico. Ma lo sarà davvero?

Stiamo parlando del Formulino E. Ovvero un piccolo prototipo, concepito per svezzare i ragazzini che vengono dall’eKarting (di cui la FIA organizza una Coppa del mondo) e per preparare il salto alla categoria maggiore.

In realtà il progetto vuole avvicinarsi soprattutto al mondo delle scuole da corsa e delle piccole squadre. L’organizzazione di una serie potrebbe essere un bel passo per limare lo scalino tra il kart e la monoposto mondiale, ma nel Formulino non sono stati coinvolti né la Federazione internazionale né Alejandro Agag. E allora di chi è l’idea?

Presto detto: Dallara. La Casa italiana, leader indiscussa nella produzione di monoposto per le categorie minori, ha avviato una partnership con Punch Powertrain, Prospeed Engineering, ACT e HERONsports stando a quanto riporta FormulaPassion. Il Formulino E è stato poi battezzato a un congresso di Ginevra sulla locomozione elettrica (European Battery, Hybrid and Fuel Cell Electric Congress), dopo essere già stato pizzicato in un collaudo in Belgio, a Zolder.

Come riporta giustamente Motorsport.com, la futura serie che potrebbe nascere attorno a questa vettura non sarà necessariamente la Formula E. Da Parigi ci si sta attrezzando per organizzare il nuovo Electric GT Championship, una coppa al litio sulle ruote coperte. Insomma, la FIA non fa altro che annaffiare il mondo della locomozione elettrica e il Formulino elettrico è la risposta del mercato a questi interventi. Riscuotendo anche felicitazioni di gran calibro. «È molto positivo che una cosa del genere sia apparsa abbastanza presto» si è affrettato a dichiarare Di Grassi, top driver della FE. «Sarà una buona forma di training, e sarà più semplice da gestire e meno costosa».

Il Formulino E senza cofano motore

Ma è davvero una buona notizia che nasca questo Formulino oppure no? Chi scrive ha dei dubbi. Il nocciolo della questione è che questo Formulino sta cercando di replicare, sul fronte delle batterie al litio, lo stesso percorso di formazione sui motori a scoppio. Un filo diretto dalle prime esperienze al top del professionismo che potrebbe non essere irrorato della stessa quantità di piloti rispetto alle formule tradizionali. Oppure, all’opposto, che potrebbe deviare dalle carriere professionistiche più prestigiose tutti quei ragazzi che, nonostante la qualità delle loro doti di guida, non hanno i soldi per permettersi il salto di categoria.

Il rapporto tra prestazioni e costi nel Formulino E, infatti, è molto conveniente. A soli 80mila euro (ricordiamoci che il costo di gestione di una F3 europea per un anno è oltre 300mila) raggiunge già oggi 120kW, quasi 160CV. E nella prossima versione toccherà i 200kW della Formula E. Tutto ciò si traduce in punte di velocità di 200km/h. Come dichiara Thierry Deflandre, che ha seguito il progetto e in passato ha fatto da direttore di pista a Zolder, entro il 2017 si vogliono costruire 20 vetture e provare a organizzare una prima corsa. Gli organizzatori contano di fare a meno del cambio vettura, puntando su un più interessante cambio batteria in circa 60 secondi (la macchina ha un’autonomia di circa 15 minuti). Insomma, l’elettrico riesce dove il termico sta fallendo: realizzare un percorso junior formativo e a basso costo. Con la possibilità di attrarre molti talenti.

Questo è quindi il rischio di un’operazione del genere: invece di variegare l’automobilismo sportivo, indebolirlo. Finché mancano piloti e – soprattutto – popolarità e visibilità all’ambiente, la filiera parallela finirà soltanto per dividere ulteriormente chi può da chi non può. La FIA deve rendersi conto di questa esigenza e raccogliere la sfida: affrancare definitivamente la Formula E dalla sudditanza nei confronti della F1, oppure impedire la transumanza dei talenti più poveri versi i lidi più economici.

In sintesi, guai a sprecare uno Schumacher: o gli si danno le telecamere in FE, o lo si porta nei motori a scoppio. Separarlo da Hakkinen nei primi anni di carriera per poi non riconoscerne il talento fa male a lui, alla squadra, allo sport e quindi anche al portafoglio di Parigi.

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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