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“Bianco Speciale”: all’asta una eterea Ferrari 250 GTO

Il 17 Gennaio 2026 andrà all’asta una bianca Ferrari 250 GTO dalla storia particolare. Riuscirà a superare ogni record?

22 Dicembre 2025
9 min read

Il prossimo 17 Gennaio andrà all’asta una vettura leggendaria, una Ferrari 250 GTO del 1962. Un nome che evoca la leggenda del Drake di Maranello e cifre mostruose per averne un esemplare in collezione. La particolarità? Stiamo parlando dell’unico dei 39 esemplari a essere rifinito in cromia bianca… Vendita record in arrivo?

Il 2026 si annuncia bollente, almeno a giudicare da quello che sarà il primo incanto destinato a fare grandi numeri. Mecum Auctions, una casa d’aste americana magari non troppo conosciuta dalle nostre parti, ha deciso di esporsi alla luce dei riflettori con la sua prima asta del 2026. A Kissimmee, località nella sempre calda e umida Florida, andrà in scena un evento che oramai rappresenta un classico per la casa d’aste in questione. Denominato “Kissimmee 2026”, nome non originalissimo ma di certo comunicativo, si caratterizza per durata e quantità di auto da record. Avrà infatti luogo dal 6 al 18 Gennaio, andando ad aggiudicare oltre 4500 veicoli. In pratica sarà una maratona per i banditori, le cui ugole dovranno essere tonificate da erisimo e altri rimedi della nonna.

“Bianco Speciale”: la bianca Ferrari 250 GTO all’asta – Immagine Mecum.com

Ma torniamo a noi, il 17 Gennaio andrà all’incanto il pezzo forte della manifestazione, ovvero una Ferrari 250 GTO del 1962. Chiunque sappia qualcosina, anche poco, di motori ha ben chiaro di cosa si parli, ovvero un gioiello prodotto in soli 39 esemplari e rimasto nella memoria collettiva come una delle Ferrari più belle e vincenti mai nate. Qui l’asticella si alza ulteriormente, vista l’unicità di una vettura che risulta essere la sola ad aver lasciato la factory di Maranello in cromia bianca. Ecco quindi spiegato il nome “in codice” della vettura con chassis “3729GT“, ovvero “Bianco Speciale”. Sì, perché in effetti una Ferrari 250 GTO rossa sarebbe banale(!?) e visti i precedenti riteniamo lecito aspettarci una vendita a cifre folli, quasi sicuramente sopra i 60 milioni di Euro! Noi di Fuori Traiettoria vi portiamo alla scoperta di questo mito, voi siete pronti a rompere il salvadanaio? O la banca?

Ferrari 250 GTO: l’arma assoluta di Enzo

24 Febbraio 1962: la consueta conferenza stampa di inizio anno si svolge a Maranello per illustrare le attività agonistiche previste da Ferrari per la stagione agonistica che va a cominciare. Tra tutte le vetture presenti, spicca quella che diverrà una delle più belle e vincenti auto del mondo: la Ferrari 250 GTO. Massima evoluzione dei concetti adorati dal Drake, presenta i “buoi che tirano il carro” come tanto piace al vulcanico genio modenese. Il suo V12 posto anteriormente sviluppa 300cv e la rende in grado di raggiungere i 280 km/h. La carrozzeria nasce dal genio di Franco Scaglietti mentre l’ingegnerizzazione prende origine dalla 250 GT Berlinetta Passo Corto a cui viene aggiunto il propulsore detto “Testa Rossa”.

Una Ferrari 250 GTO esposta alla “Galleria Ferrari” di Maranello – Immagine Wikipedia.org

I risultati sono eccellenti proprio grazie alla collaborazione tra Scaglietti e Giotto Bizzarrini, che uniscono magistralmente bellezza stilistica e genio ingegneristico. Il progetto arriva in porto nonostante la fase turbolenta vissuta a Maranello in quei mesi, caratterizzata da una epurazione tecnica senza precedenti. Già, perché Bizzarrini, Chiti e altri scrivono una lettera a Enzo Ferrari, lamentandosi delle ingerenze della moglie Laura nella gestione sportiva e nella vita quotidiana della Scuderia. Ferrari non ci pensa due volte e, dopo un surreale briefing del lunedì, li caccia tutti dando le redini delle sue attività in pista a un giovane ingegnere di nome Mauro Forghieri. Questi porta a termine il progetto della 250 GTO, il primo di una lunga carriera che lo vedrà diventare il “Furia” che tanto abbiamo amato e che non piangeremo mai abbastanza. Verranno così risolti i problemi di lubrificazione e di aderenza(avete presente lo spoiler posteriore?), dando vita a una perfetta sintesi di leggerezza, potenza e velocità.

Ferrari 250GTO/64, erroneamente definita 330 GTO – Immagine supercars.net

Questa storia di successo origina solamente 39 vetture, ognuna diversa dalle altre. Di queste 36 montano il propulsore da 3 litri e solo 3 vetture, nate nel 1964 e denominate 250 GTO/64, ricevono un V12 da 4 litri. Qualcuno potrebbe obiettare che ai tempi ci volessero ben 100 esemplari di una vettura per essere omologata dalla FIA in categoria Gran Turismo… E avrebbe ragione! Diciamo che l’italico ingegno prevede una numerazione non sequenziale dei telai, rendendo impossibile agli ispettori della Federazione risalire a questo escamotage. Questo verrà scontato dalla successiva 250 LM, cui verrà rifiutata l’omologazione tra le GT, ma questa è un’altra storia… E sarà nuovamente leggenda! I risultati sportivi non tardano ad arrivare, generando un palmarès da urlo condito da un alone di rispetto quasi mitologico. La storia degli ultimi anni poi ci parla di una vettura così rara e magnifica da essere definita un’opera d’arte dal tribunale di Bologna nel 2019, rendendola così l’unica auto al mondo tutelata dalle regole del diritto d’autore.

Una candida e purissima 250 GTO

Giungiamo quindi a parlare della vera protagonista, dotata di chassis “3729 GT”. Detto che si tratta di una delle 36 Ferrari 250 GTO realizzate col V12 da 3 litri, siamo di fronte a un vero unicorno essendo l’unica vettura uscita dalla fabbrica di Maranello in una cromia Bianco perlato. Una realizzazione speciale, rifinita con una colorazione da sempre evitata dal marchio. La nostra storia inizia il 7 Maggio 1962, quando il britannico John Coombs acquista la vettura che viene prima “generata” a Maranello e poi inviata a Modena per ricevere la magnifica scocca disegnata da Scaglietti. Curioso semmai il motivo dell’acquisto: Coombs, da possessore di una scuderia Jaguar e da sempre fedelissimo del marchio inglese, usa la 250 GTO per spronare la dirigenza del marchio a dare più verve e cavalleria alla E-Type.

Vista frontale della “Bianco Speciale” – Immagine Mecum.com

Se da sempre le vetture del cavallino rampante sono legate al colore rosso, l’anomalia cromatica di questa splendida vettura viene fatta risalire alla richiesta del suo proprietario. Richiesta che, quasi sicuramente, deve la sua accettazione all’opera di convincimento prestata da Alfredo Reali. Questi infatti si occupava di gestire tutte le richieste fatte dai clienti e di farle “digerire” al vulcanico Drake di Maranello. E se ai tempi si faceva fatica a immaginare una Ferrari bianca, chissà cosa penserebbero delle richieste di certi rapper odierni che si fanno rivestire la Ferrari di peluche…

“3729 GT”: una 250 GTO tra gloria e romanticismo

La “3729 GT”, pilotata da Roy Salvadori, debutta con un podio a Brands Hatch nel 1962 – Immagine Mecum.com

La vettura debutta a Brands Hatch il 6 Agosto 1962 portata in gara da Roy Salvadori. Coombs iscrive anche una Jaguar E-Type per il suo pilota di punta, un certo Graham Hill… Le parole “Triple Crown” vi dicono nulla? Nonostante lo sfoggio di ineguagliabile talento, Hill non riuscirà a sopravanzare la belva di Maranello, che arriverà seconda dietro a una ulteriore 250 GTO pilotata da Mike Parkes.

Graham Hill e la “Bianco Speciale” in gara al RAC Tourist Trophy 1962 – Immagine Mecum.com

Dopo il debutto il patron della scuderia non si accontenta ma anzi interviene facendo delle modifiche per rendere la “3729 GT” maggiormente competitiva. Arrivano così delle feritoie aggiuntive sul cofano motore, ulteriori prese d’aria sul parafango e un tubo per la ventilazione dell’abitacolo, tutte modifiche ancora oggi presenti sull’esemplare che sarà venduto all’asta.

Mike Parkes sorpassa una Aston Martin D214 al RAC Tourist Trophy 1963- Immagine Mecum.com

Per la successiva apparizione Coombs, sempre intenzionato a punzecchiare la dirigenza Jaguar, decide di mettere Graham Hill al volante della 250 GTO. La coppia va subito a podio al RAC Tourist Trophy di Goodwood, ottenendo un secondo posto in un podio esclusivamente composto da 250 GTO. Quello che accade dopo questa gara entra direttamente nella leggenda… Già, perché pare che Coombs “presti” la sua “3729 GT” alla Jaguar che, tramite reverse engineering, casualmente ne trae ispirazione per dare vita alla E-Type Lightweight. Se Ferrari lo avesse saputo non osiamo immaginare il brutto quarto d’ora che avrebbe passato il primo che gli fosse capitato a tiro!

La “3729GT” in gara a Brands Hatch con Mike Sears. Una vittoria che segnerà l’inizio di una storia d’amore – Immagine Mecum.com

La stagione 1963 della scuderia verte interamente sul confronto tra la nuova E-Type Lightweight e la 250 GTO, portate in gara da vari piloti. Nonostante la Jaguar riesca a vincere delle gare la Ferrari si mostra comunque superiore per prestazioni ed equilibrio, con la vettura di Maranello che ottiene la sua prima vittoria di classe insieme a Jack Sears, in quel di Brands Hatch. L’ultimo acuto della vettura arriva al Tourist Trophy 1963, un secondo posto con Mike Parkes che ne certifica il valore assoluto indipendentemente dal pilota. Da allora inizia la fase calante, che la vede comunque portata in gara da grandi nomi quali ad esempio Richie Ginther. A fine stagione la “3729 GT” viene ceduta per la prima volta, iniziando una serie di passaggi di proprietà che terminerà in modo romantico nel 1970.

Vista posteriore della “Bianco Speciale” – Immagine Mecum.com

Sì, poiché riavvolgendo il nastro scopriamo che un evento segna la storia della bianca 250 GTO, ovvero l’incontro con Jack Sears. Questi le rimane talmente legato da volerla acquistare nel 1970 , restandone proprietario per quasi trenta anni. Nel 1999 la “3729GT” passa così a un nuovo proprietario, il presidente di Microsoft Jon Shirley che la sottopone a un restauro accurato e meticoloso.

Essenziale ma elegantemente unico: ecco l’interno della “Bianco Speciale”, notare la guida a destra – Immagine Mecum.com

L’opera di ripristino estetico e meccanico lascia inalterate la maggior parte delle modifiche volute da Coombs durante l’epopea agonistica della vettura, riportando in auge anche la caratteristica cromia bianca. Come culmine di questo restauro si segnala la certificazione “Ferrari Classiche” ottenuta nel 2008. Da “Ferrari Classiche” arriva anche il propulsore installato, creato apposta per la “Bianco Speciale” e accoppiato ad una ulteriore unità di scorta da utilizzare per eventuali attività agonistiche. Inutile dire che il vincitore dell’asta avrà diritto di portarsi a casa anche questo secondo motore., bonus non trascurabile.

Dove, quando e sopratutto… Quanto?

E le valutazioni? I prezzi iniziano a lievitare negli anni 80, partendo dalle prime aste che vedono esemplari aggiudicati attorno ai 2 milioni di dollari. Si giunge così ai valori odierni, con vendite all’incanto per 48 milioni di dollari da RMSotheby’s nel 2018 e un passaggio di mano tra privati nel 2013 per circa 50 milioni di dollari. La valutazione attuale di riviste specializzate sfiora i 75 milioni di euro per gli esemplari perfetti, chissà se la “Bianco Speciale” riuscirà a raggiungerli davvero!

L’asta si terrà all’Osceola Heritage Park di Kissemmee. Il main event della manifestazione andrà in scena il penultimo giorno della “maratona” di aste organizzata da Mecum, ovvero il 17 Gennaio 2026. L’incanto inizierà alle 9 del mattino ora locale, le 15 per il pubblico italiano. Il lotto da tenere d’occhio sarà contrassegnato dalla sigla S204, a questo punto sta solamente a voi coniugare i vostri sogni con una quantità di denaro non indifferente…

L’Osceola Heritage Park a Kissimmee – Immagine greaterorlandosports.com

Se foste invogliati all’acquisto, sappiate che un ulteriore bonus che certifica l’assoluto valore della vettura riguarda l’invito al prossimo “Cavallino Classic” di Palm Beach. Per chi non lo conoscesse si tratta di una manifestazione esclusivissima che avrà luogo dal 13 al 15 Febbraio 2026, ovviamente riservata solo ai proprietari di Ferrari di livello eccelso… Ma, in fondo, abbiamo bisogno di ulteriori benefit per innamorarci di una 250 GTO?

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Claudio Raspanti

Fiorentino doc classe 1985, inizio da subito a mostrare una passione monstre per i motori. Le mie prime parole sono state nomi di auto e ho trascorso gli anni in un crescendo di Superturismo e F1. Dopo un diploma di perito industriale sono finito a fare il macchinista di treni merci, lavoro che adoro al pari della mia altra passione. Già, perché da qualche anno scrivo in maniera compulsiva di motori e così ho iniziato a collaborare prima con un blog e poi con una importante testata italiana.
Dopo essere stato tra i fondatori del Knight Rider Italia, fan club italiano della serie Supercar, sono divenuto assiduo frequentatore della 24h di Le Mans e dei suoi campeggi. Essendo anche motociclista vi avverto che potreste trovarmi sui passi dell'Appennino Tosco-Emiliano!

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