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Chiudete tutto, si torna a casa

Eh sì, ne sono successe tante nei due giorni che ho trascorso a Torino per seguire il Rally nel quale partecipavano Edoardo Stefanati ed Andrea Ferrari: tra prime esperienze in assoluto davanti ad una telecamera, reclami furibondi contro i giudici di gara, edifici indispensabili per passare da una parte all’altra del quartiere del Lingotto improvvisamente…

30 Maggio 2017
4 min read

Chiudete tutto, si torna a casa

Eh sì, ne sono successe tante nei due giorni che ho trascorso a Torino per seguire il Rally nel quale partecipavano Edoardo Stefanati ed Andrea Ferrari: tra prime esperienze in assoluto davanti ad una telecamera, reclami furibondi contro i giudici di gara, edifici indispensabili per passare da una parte all’altra del quartiere del Lingotto improvvisamente chiusi, a costituire una barriera insormontabile tra gli uffici della direzione di corsa ed il Parco Assistenza… insomma, tanti eventi molto particolari che, sebbene estremamente spaventosi o frustranti, appartengono di diritto alla categoria di ricordi che si tirano fuori con piacere davanti ad una buona pizza, a distanza di qualche anno. La risata che ne deriverà, però, ogni volta sarà inevitabilmente smorzata dal tragico evento che ha chiuso anticipatamente la corsa e sul quale il nostro Caporedattore ha già redatto un articolo.

Non è infatti questo il pezzo adatto a raccontare episodi che potrebbero risultare divertenti, bensì vorrei portare qualche considerazione su ciò che è accaduto, visto da un occhio interno alla corsa quale ero.

Procediamo con ordine, partendo da un rapido riassunto degli eventi. Verso mezzogiorno di sabato 27 maggio, durante lo svolgimento della PS 3 “Coassolo”, la Skoda Fabia S2000 #12 guidata dall’equipaggio Milano-Pieri sbanda in prossimità di una curva ad angolo retto verso sinistra, andando a perdere parte della propria velocità contro un muretto per poi terminare la propria corsa su un prato sottostante la sede stradale. Lungo il proprio percorso la vettura urta una coppia ed il loro figlio di 6 anni, evitando per poco il fratellino di 3: quest’ultimo risulta essere illeso, i genitori sono ricoverati all’ospedale mentre per l’altro infante purtroppo non c’è nulla da fare.

La gara viene sospesa e la speciale annullata: si prova a ripartire con la PS 4, ma la tragica notizia che sopraggiunge dopo qualche decina di minuti non lascia alternative se non quella di interrompere la corsa.

Le auto vengono fatte procedere, come da programma, fino al Riordino di Lanzo, dove viene data l’ufficialità: chiudete tutto, si torna a casa. Tra sguardi sgomenti ed in un clima surreale lo staff inizia a smontare le attrezzature preparate nella vicina Assistenza ed i corridori decidono il da farsi: un’immane tragedia ha appena rovinato quella che doveva essere una giornata di svago per alcuni, l’occasione per trovare la gloria per altri, una possibilità unica di farsi notare per altri ancora.

torino

Il punto è: era necessario tutto questo? Questa fatalità si poteva evitare? La risposta, almeno secondo me, è sì. È ormai assodato da numerosi decenni di gare che in un Rally, quando l’auto sbanda in curva, questa tende a partire verso l’esterno. L’ha deciso la fisica, non ci possiamo fare niente.

Questa non vuole essere neanche lontanamente un accusa rivolta ai genitori, che sicuramente stanno già scontando la massima pena infliggibile dalla natura, ma vuole esserlo verso l’intero sistema. Come è possibile desumere dalle immagini di molti Rally trasmessi in televisione, troppo spesso la gente tende a non rispettare le indicazioni impartite dai commissari. Non per stupidità in senso stretto, bensì per una presunzione di onnipotenza che induce a pensare “tanto a me questo non succederà mai”, che spinge alcune persone a mettere a rischio la propria vita senza rendersene conto solo per scattare la foto migliore, come accaduto al Rally di Montecarlo di quest’anno. All’incirca lo stesso, anche se in quel caso le circostanze erano un po’ diverse, vale anche per la tragedia del Rally Legend 2016, quando gli spettatori travolti si erano messi addirittura in una via di fuga.

Da qui si passa al secondo problema: infatti per ogni spettatore ostinato, c’è un commissario di gara che ha una sola arma dalla sua, ovvero l’annullamento della speciale. Per intenderci è come se ad ogni scaramuccia internazionale con un minimo margine di pericolo l’unica arma a disposizione fosse la Bomba Atomica! Come già scrissi, è necessario semplicemente avere un po’ di buon senso (non qualcosa da tutti evidentemente) ed ascoltare qualcuno che non sta li con lo scopo di rompervi i maroni, ma per cercare di far procedere la competizione in condizioni di massima sicurezza di tutti.

Questo perché le corse su strada hanno inevitabilmente un alto margine di pericolo intrinseco: è compito di tutti, dall’organizzatore al pilota, dal costruttore allo spettatore, cercare di diminuire questo margine al fine che questo diventi quanto più piccolo possibile. A questo scopo vi propongo la lettura del fascicolo di sicurezza della FIA. Non integrale, si intende, piuttosto quella delle pagine dalla 17 alla 20 inerenti i luoghi da evitare tassativamente per gli spettatori, che sarebbero bastate ed avanzate per evitare questo recente e tristissimo episodio. Al fine che, e ancora una volta mi trovo costretto a concludere con la stessa frase, il numero di disgrazie nell’ambiente dei Rally venga definitivamente ridotto all’osso.

Anche perché le alternative a ciò sono poche, e conducono tutte nelle stesse direzioni: un generale snaturamento, o addirittura la morte dello sport che tanto amiamo. Siamo così sicuri di volerlo?

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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