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Ci siamo affacciati sul mondo della Porsche Driving Experience: ed è stato bellissimo

Erano tutte lì, sulla sinistra. Una volta varcato l’ingresso del Paddock dell’Autodromo Nazionale di Monza, subito dopo la grande hospitality bianca. Parcheggiate, allineate, pronte per partire da un momento all’altro, come dei velocisti che si preparano ad uscire fulminei dai blocchi di partenza di una finale olimpionica. Con le loro linee che pur mantenendosi al…

28 Ottobre 2017
9 min read

Erano tutte lì, sulla sinistra. Una volta varcato l’ingresso del Paddock dell’Autodromo Nazionale di Monza, subito dopo la grande hospitality bianca. Parcheggiate, allineate, pronte per partire da un momento all’altro, come dei velocisti che si preparano ad uscire fulminei dai blocchi di partenza di una finale olimpionica. Con le loro linee che pur mantenendosi al passo con i tempi non hanno mai avuto fretta di scappar via da uno storico passato, con quei vivaci colori pastello che attiravano ancor di più l’attenzione. Sì, credo che siano stati davvero in pochi a non notare le auto della Porsche Driving Experience, nel corso dello scorso weekend.

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In occasione infatti dell’ultimo appuntamento stagionale del Carrera Cup Italia, il marchio di Stoccarda ha permesso al pubblico accorso a Monza per l’ACI Racing Weekend di affacciarsi all’universo della sua scuola di pilotaggio, la Porsche Driving Experience per l’appunto. Le Cayenne, le Macan, le Panamera, le 718 Boxster e Cayman e le 911 Carrera GTS presenti nel Paddock erano pronte per essere affidate o a clienti ed ospiti della Casa tedesca o – nel caso degli Hot Lap sui lunghissimi rettifili dello storico tracciato brianzolo – ai piloti della Driving Experience del marchio teutonico, sempre presenti, seppur in veste di semplici passeggeri, anche in occasione dei test svolti su strada. Prender parte a questa serie di prove, un’espressione del mondo Porsche nella quale finora non avevamo mai avuto occasione di imbatterci, era decisamente un’occasione che non potevamo lasciarci sfuggire. E quindi, grazie a Porsche Italia che ha ancora una volta deciso di supportarci, è stato piuttosto semplice ritrovarsi in lista d’attesa sia per un test su strada sia per un Hot Lap in pista – seduti però sul sedile destro – sull’iconico asfalto dell’Autodromo Nazionale di Monza.

Avendo già avuto modo di provare sia la Panamera che la 718 Cayman S, tra i modelli rimanenti non è stato particolarmente difficile decidere quale macchina testare. Cayenne e Macan le trovo infatti più adatte a persone con qualche anno in più di me sulle spalle, e quindi alla domanda “Che auto vorresti guidare?” è quasi superfluo dire che le parole “La 911 Carrera GTS” siano comparse sulle mie labbra senza neppure il bisogno di pensarle. Soprattutto perché mi è stata data la possibilità di scegliere il modello da provare, e mentre Pietro si appropriava della versione Targa a quattro ruote motrici io ho preferito orientare la mia scelta verso una ben più sobria coupé arancione a trazione posteriore. Un mezzo ideale per passare inosservato in una bigia mattinata nebbiosa ed umida in quel della Brianza.

Il clima infatti, dopo essere stato clemente nel corso dei primi due giorni del weekend, ha deciso di mandare in scena una pioggerellina fitta che ha avuto il ben poco ambito ruolo di rendere scivoloso l’asfalto proprio domenica mattina. Vale a dire esattamente nel momento in cui io e Pietro avevamo fissato il nostro test con le 911 Carrera GTS. Alan, il pilota della Porsche Driving Experience che sale a bordo della Targa 4 GTS assieme a Pietro, è piuttosto rilassato. E vorrei ben vedere, viste le quattro ruote motrici di cui la loro 911 dispone. Mattia invece, il suo pari grado che ha più l’onere che l’onore di salire in macchina con me, è di umore ben diverso: consapevole infatti della trazione posteriore del nostro mezzo, non ha bisogno neppure di parlare per farmi capire che, con quei 450 CV ed i 550 NM tutti a disposizione sul retrotreno, un po’ di preoccupazione per l’incolumità sua e della macchina ce l’ha. Ma basta un “Guarda, stai tranquillo, ho guidato quella (la Cayman, ndr) in condizioni ben peggiori di queste: sono abituato per stemperare la sua tensione. O almeno per farmelo credere.

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“Vai, gira qui a destra”. Seguo le indicazioni di Mattia e, inoltrandomi nelle viuzze di Monza che costeggiano l’Autodromo, mi lascio alle spalle i rettilinei e le varianti di uno dei circuiti più iconici del mondo. Il traffico non è dei peggiori, e quindi mentre inizio a conoscere la mia 911 Carrera GTS sfacciatamente e splendidamente arancione mi dico che è giunto il momento di fare quattro chiacchiere con Mattia, consapevole del fatto che Pietro stia facendo lo stesso con Alan all’interno della Targa bianca che ci segue a pochi metri di distanza. “Senti, ti dispiace se ti faccio qualche domanda sull’auto?“, chiedo con fare innocente al pilota che siede al mio fianco. “Certo, non c’è problema“, risponde il sempre disponibile Mattia. A quel punto, apriti cielo. Desideroso infatti di scoprire quanto effettivamente possano raccontare i piloti di Porsche sulle auto con cui lavorano tutti i giorni, mi cimento in un interrogatorio di 3° grado degno dell’Ispettore Callaghan subissando di domande il malcapitato Mattia. Che però, come d’altronde mi aspettavo, non vacilla mai. Il motore? Domanda banale. I freni e le sospensioni? Domanda ovvia. La tenuta ed il telaio? Domanda semplice. L’aerodinamica ed il peso? Domanda elementare. Le differenze di guida tra una versione a due ruote motrici coupé ed una a quattro ruote motrici con il tetto in vetro? Domanda prevedibile. Mattia – così come Alan nella Targa, mi dirà poi Pietro a test stradale concluso – ha una risposta pronta ed esaustiva per tutto, come il professore che diligentemente spiega la lezione ai suoi alunni. Si interrompe e rimane in silenzio solamente per qualche secondo, nell’arco della nostra prova. Quando, dopo una svolta a destra che apriva ad un lungo rettilineo in una zona industriale svuotata dalla pausa lavorativa domenicale, mi ha detto “Ricordati che è a trazione posteriore: e adesso giù tutto. Perché non dimentichiamolo, oltre a mettere a disposizione piloti preparati come il blasone del marchio esige, la Porsche Driving Experience offre anche loro: le Porsche.

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E la 911 Carrera GTS è forse uno degli esemplari recenti più riusciti del marchio di Stoccarda. A detta degli stessi driver che le guidano con cadenza quasi giornaliera, questo modello rappresenta la fusione perfetta tra la 911 tradizionale e la variante “pistaiola” che risponde al nome di GT3 RS. E quindi, se fino a quel momento mi era parso di guidare un’automobile quasi priva di velleità sportive, mi basta schiacciare a fondo il pedale dell’acceleratore al “Giù tutto” di Mattia per far sì che il 6 cilindri boxer biturbo da 3.000 cc, rimasto fino a quel momento sornione alle nostre spalle, faccia esplodere in un boato i suoi 450 CV, proiettando in avanti alla velocità della luce la mia arancionissima GTS. Ma non c’è tempo per ascoltare fino in fondo tutto ciò che la mia 911 ha da dirmi sui suoi freni poderosi, sulla sua tenuta mostruosa e sul suo inserimento in curva fulmineo: Mattia mi riporta infatti a più miti consigli non appena il traffico inizia a farsi più intenso, e fino a quando, tornati in Autodromo, non spengo il motore di una Carrera GTS alla quale spero di aver dato solo un arrivederci – vero Porsche Italia? Vero che ci rivedremo presto? -, continua senza batter ciglio a rispondere alle mie domande. Infaticabile e per di più gentilissimo, il ragazzo.

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C’è giusto il tempo di rimettere in ordine i pensieri e di vedere il sole che inizia finalmente ad asciugare aria ed asfalto, facendosi largo a spallate tra le nuvole basse, che arriva il momento di salire nuovamente in macchina. Ancora una volta una Porsche, ancora una volta una 911 Carrera GTS coupè a trazione posteriore. Che però stavolta, per far capire ancor meglio il luogo a cui è destinata, ha la carrozzeria costellata di adesivi ed un grosso #18 che campeggia sul suo cofano bianco. Già, è giunto il momento di cimentarmi con una delle prove più ardue che un appassionato di automobili si possa trovare a dover affrontare: rimanere calmo – e non cercare di frenare con dei pedali immaginari – mentre si è sul sedile del passeggero di una macchina guidata da un pilota deciso a lasciarsi alle spalle il più in fretta possibile la barriera dei 200 km/h lungo gli interminabili rettilinei di Monza. Mi calco in testa casco e sottocasco, mi siedo nella 911 e resto in attesa di sapere quale pilota della Porsche Driving Experience dovrà farmi da velocissimo Cicerone tra i cordoli del tracciato brianzolo. Un rumore di portiera che si apre, un leggero sobbalzo dell’auto non appena l’istruttore si siede a bordo e mi ritrovo a fissare un sorriso incorniciato da una serie di rughe che raccontano anni ed anni di esperienza trascorsi a bordo delle vetture del marchio di Stoccarda.

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“Piacere, sono Paolo. Quelle sono telecamere? Beh, peccato che tu sia il primo, se devi registrare: è il primo giro che faccio oggi, quindi delle condizioni della pista non so molto. Andremo un po’ piano” mi dice, mentre porta la borbottante 911 GTS nella Pit Lane dell’Autodromo di Monza. “E che problema c’è” – penso tra me e me – “Almeno riuscirò a parlare in maniera composta per tutto l’arco del gi…”. Un boato. Paolo, che deve essere in possesso di un concetto di “andare piano” estremamente diverso dal mio, schiaccia senza troppi convenevoli il pedale del gas, ed il 3.0 biturbo torna a far sentire il suo ruggito rabbioso mentre oltrepassiamo agevolmente i 150 km/h prima di attaccarci ai freni per la Prima Variante. L’ingresso è fulmineo, istantaneo: la 911, persino dal lato del passeggero, fa percepire nettamente quanto preciso sia il suo avantreno, ma non ho tempo di raccogliere le idee che la successiva accelerazione le rimanda di nuovo tutte alla rinfusa nella mia testa, costringendomi impotente ad assistere ad un tachimetro che sale con rapidità vertiginosa mentre affrontiamo Curva Grande. Noto un sorrisetto sardonico sul viso di Paolo, che mentre superiamo i 200 km/h prima di staccare per la Seconda Variante deve aver notato come la mia voce, impegnata in una pseudo-telecronaca del giro, sia leggermente incrinata da un misto di sensazioni che non è facile spiegare. Arriviamo alle due di Lesmo in un battito di ciglia, le divoriamo e ci lanciamo verso il Serraglio, con il motore della GTS che ulula oltre i 5.000 rpm e continua a spingere come un forsennato. 200. Ora frena anche qui dai, aveva detto che sarebbe andato piano. 210. Ok, frena ora, vedo l’Ascari. 220. Sì ma i cartelli distanziometrici sono qui, cosa aspetta. 230. AIUTO. 235 e Paolo si aggrappa di nuovo agli enormi dischi freno della GTS – più grandi rispetto a quelli delle normali Carrera – per entrare senza indugio nella Variante Ascari, dove un rapido sinistra-destra-sinistra mette in risalto la tenuta e la manovrabilità della 911 prima che il motore ci spari nuovamente fuori dalla curva lasciando davanti a noi solamente la Parabolica.

Torno a vedere il sorrisetto sul viso di Paolo quando getto una rapida occhiata ad un tachimetro che già mi parla di velocità superiori ai 200 km/h mentre ci avviciniamo all’ultima curva di Monza, nella quale entriamo con la macchina che stacca da oltre 240 km/h e con il peso del casco che, per via della forza G, quasi stacca dal mio corpo la testa. La tenuta della 911 – che non ha quasi accennato a sovrasterzi per tutta la durata del giro – ci fa letteralmente divorare la Parabolica, e riesco a riprendermi da quella frenata impressionante solamente quando vedo le cifre sul tachimetro indicare i 220 km/h, che nell’arco di pochi secondi si trasformano in 260 prima che Paolo non molli l’acceleratore per affrontare con più calma la Prima Variante e dare il via al giro di raffreddamento. Ho voglia di tentare di prendermi quantomeno una parziale rivincita sul mio pilota, e quindi inizio a fare qualche domanda anche a lui. Ma non è giornata, ed anche Paolo dissipa tutte le mie eventuali perplessità sulla 911 senza colpo ferire riportandomi pian piano – e stavolta per davvero – ai box.

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Il tempo di staccare via le telecamere, ricompormi e darmi un minimo di contegno e sono fuori dall’abitacolo della 911 GTS #18, che nel frattempo è già tornata rombando in pista con Paolo ed un nuovo passeggero per un altro giro lanciato. Saluto i presenti, ringrazio, e mi avvio con più adrenalina che sangue nel corpo verso l’hospitality Porsche, al cui ingresso trovo casualmente Mattia ed Alan. Mi vedono con il casco in mano, mi riconoscono, e mi apostrofano scherzosamente con un “Ma ancora qui sei? Che fai, rimani direttamente con noi fino ai corsi su ghiaccio?“.

Non ditelo troppo forte, cari Mattia ed Alan. Che l’esperienza con la Porsche Driving Experience ci è piaciuta talmente tanto che potremmo quasi decidere di spuntare fuori all’improvviso da un cumulo di neve, tra qualche mese… 

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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