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Clamorosa sentenza CONI: il titolo del Campionato Italiano Rally 2019 andrà riassegnato!

Nel mondo del motorsport, siamo sempre stati abituati a campionati che si concludono al termine dell’ultima gara. Un ultimo giro o un’ultima prova speciale mandano la competizione in archivio, lasciando spazio alle strette di mano, alla consegna dei trofei ed alle meritate docce di champagne. Esistono tuttavia rari casi in cui ciò non accade: può…

27 Febbraio 2021
3 min read

Nel mondo del motorsport, siamo sempre stati abituati a campionati che si concludono al termine dell’ultima gara. Un ultimo giro o un’ultima prova speciale mandano la competizione in archivio, lasciando spazio alle strette di mano, alla consegna dei trofei ed alle meritate docce di champagne.

Clamorosa sentenza CONI: il titolo del Campionato Italiano Rally 2019 andrà riassegnato!

Esistono tuttavia rari casi in cui ciò non accade: può essere una questione di poche ore, quelle necessarie a verificare la regolarità della benzina delle BMW Sauber nel GP del Brasile 2007, la cui presenza nell’ordine di arrivo fu cruciale per l’assegnazione del Mondiale Piloti di F1 a Kimi Raikkonen; può essere anche questione di qualche settimana, come avvenne quando il Mondiale Rally 1986 venne trasferito da Markku Alen a Juha Kankkunen in seguito al caos del Rally di Sanremo, in cui le Peugeot vennero prima squalificate in corsa per minigonne illegali, poi riammesse tempo dopo in quanto giudicate regolari, causando la non assegnazione dei punti dell’intero evento dal momento che alle vetture francesi era stato impedito di terminare la corsa.

La storia che raccontiamo oggi, tuttavia, va ben oltre. Il titolo tornato sub judice nella giornata di ieri è infatti il Campionato Italiano Rally 2019, terminato a novembre di due anni fa nel terrificante caos del Tuscan Rewind.

In quell’occasione, una delle corse più affascinanti disputate in territorio italiano si trasformò in una triste farsa: la corsa, infatti, fu oggetto di gravissimi atti di sabotaggio da parte di ignoti. Venne infatti riportato dai corridori un numero inusuale di forature, determinate dalla presenza di chiodi finiti in strada a causa di chissà chi, situazione che andò ad influenzare in maniera marcata la gara. e, di conseguenza, il titolo.

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Le due vittime accertate di questi vili atti furono Luca Rossetti (Citroen C3 R5), e Simone Campedelli (Ford Fiesta R5), piloti in posizioni determinanti per l’assegnazione dei trofei piloti e costruttori, che andarono rispettivamente a Giandomenico Basso (Skoda Fabia R5) e a Citroen.

Tuttavia, nonostante entrambi siano stati considerati parte lesa in sede decisionale da parte della Giuria Sportiva ACI, soltanto a Rossetti venne restituita la terza posizione da lui occupata al momento della foratura, avvenuta nel corso della speciale conclusiva, mentre a Campedelli, che bucò nel corso della terzultima speciale mentre si trovava in testa alla corsa, non venne restituito il piazzamento nel quale si trovava al momento del misfatto. A quest’ultimo, in particolare, veniva imputato di non aver presentato la vettura al parco chiuso al termine dell’evento, e di non aver dunque diritto alla riammissione in graduatoria.

Seguì naturalmente un ricorso da parte del romagnolo e della sua squadra, Orange1 Team M-Sport, che diede inizio ad un procedimento lunghissimo che ha trovato nella giornata di ieri, 26 febbraio 2021, una tappa cruciale: il Collegio di Garanzia dello Sport, che, per evitare di complicare ulteriormente la vicenda, identifichiamo semplicemente come la massima carica giuridica secondo il CONI, ha difatti annullato la sentenza precedente, imponendo ad ACI l’emissione di una nuova sentenza e rimettendo in ballo entrambi i trofei assegnati nel 2019.

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Una riammissione di Campedelli in testa alla corsa, attribuirebbe a lui il punteggio pieno di 22.5 punti in ballo al Tuscan, mentre a Basso toccherebbe il secondo premio, consistente di 18 punti. Considerando lo scarto dei due peggiori risultati imposto dal regolamento, la situazione andrebbe a modificarsi drammaticamente: Basso scenderebbe da quota 91.50 a 87.00 (i suoi scarti non cambierebbero), mentre Campedelli salirebbe da 68.75 a 90.50 (salendo a 91.25 e scartando 0.75 punti dal Rally Sardegna), diventando così il nuovo Campione Italiano 2019.

Un discorso equivalente esiste per il costruttori: la reintroduzione di Rossetti ha consentito alla casa transalpina di mettere in bacheca il titolo, ma, se venisse rimesso in lizza Campedelli, Citroen scenderebbe da 83.25 a 80.25, mentre Ford salirebbe da 75.50 a 98.00, sopravanzando nettamente i rivali.

Come andrà a finire questa surreale vicenda è ancora incerto, quello che è sicuro è che la riapertura del caso rappresenta una prima vittoria legale per il team ed il pilota, che riescono a rimettere in ballo l’assegnazione di premi che ormai si riferiscono a gare corse un anno e mezzo fa, ed a prolungare l’iter di assegnazione di uno dei Campionati più discussi della storia del motorsport nazionale.

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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