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Elogio dell’Autocross

Provincia di Novara, weekend del 9-10 settembre. Le nuvole son fitte sopra l’Autodromo Pragiarolo, posto in località Fornaci all’interno del piccolo comune di Maggiora, quando arrivo ai cancelli che consentono l’ingresso alla struttura, ad ispirare un certo pessimismo per l’evento che si sarebbe tenuto nei due giorni seguenti: non era certo una bella prospettiva quella…

25 Settembre 2017
5 min read

Provincia di Novara, weekend del 9-10 settembre. Le nuvole son fitte sopra l’Autodromo Pragiarolo, posto in località Fornaci all’interno del piccolo comune di Maggiora, quando arrivo ai cancelli che consentono l’ingresso alla struttura, ad ispirare un certo pessimismo per l’evento che si sarebbe tenuto nei due giorni seguenti: non era certo una bella prospettiva quella di dover passare un totale di circa 20 ore sotto una pioggia torrenziale, specialmente quando la tua mente problematica ti ha fatto scordare l’ombrello a 250 km di distanza.

Elogio dell'Autocross

Come se ciò non bastasse, la zona dedicata al pubblico e quella dei paddock sono allagate dalle precipitazioni cadute fino a qualche minuto prima e presentano dei rigagnoli d’acqua di una certa importanza, al punto di farmi chiedere se fossi forse giunto a Venezia per errore. L’aria è fredda, tira vento, mi sono svegliato alle 6:00 di mattina e sono in astinenza da caffè. Aggiungiamo a questo la lunga camminata necessaria ad arrivare alle postazioni dedicate alla stampa, anch’essa parzialmente nel fango, e possiamo ottenere un fine settimana da incubo… o una delle esperienze più indimenticabili della mia vita!

Questa premessa, piuttosto simile a quella di un tema scolastico di livello neanche troppo eccelso, rappresenta infatti ciò che mi si è parato davanti quando sono arrivato alla sede della gara italiana del Campionato Europeo di Autocross. Fango, freddo, fango, pioggia molto intensa per buona parte del tempo (con il sole che ha fatto capolino solo alle 12:00 di domenica) e ancora fango. Tutti fenomeni che non hanno minimamente attenuato le emozioni e il divertimento provati in quei giorni, regalando forse un’esperienza ancora più autentica.

Per farvi capire un po’ meglio di cosa stia parlando vi espongo molto brevemente il programma dell’evento. 5 classi in gara, a partire dai piccoli CrossKart 2WD, fino ai Superbuggy, prototipi 4WD con motori da 4000 cc, giustamente denominati “le Formula 1 della terra”. Per ciascuno di questi raggruppamenti di vetture vi sono prima state 2 brevissime sessioni di prove cronometrate, per familiarizzare con la pista e determinare l’ordine di partenza per la prima Manche, poi 3 Manche di qualificazione con i piloti suddivisi in un numero variabile di batterie, infine semifinali e finali per decretare il vincitore. Escludendo le sessioni a cronometro, quindi, si è trattato di un evento composto da 66 mini gare lunghe dai 5 ai 7 giri, ognuna con partenza in griglia, molte con battaglie serratissime e senza esclusione di colpi per le posizioni di testa. Inoltre, anche senza usufruire delle postazioni riservate alla stampa, da buona parte delle zone per il pubblico era visibile l’intero circuito.

Allora, se l’evento è così adrenalinico ed interessante e fa anche parte di un campionato FIA, come mai il pubblico era così poco in relazione ad altre gare tenute sul nostro territorio? Non fraintendetemi, non voglio andare a parare nella solita manfrina della nobilitazione delle serie automobilistiche minori, poco sensata in questo caso. La mia intenzione non è neanche quella di tirare fuori l’esempio della Repubblica Ceca, dove vengono tenute ben 3 delle gare del Campionato Europeo, poiché in quel Paese l’Autocross è sostanzialmente sport nazionale.

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Sicuramente il maltempo avrà influito non poco. Mattia Donolato, il pilota di CrossKart per del team “Planet KartCross Italia” per il quale ci siamo recati in loco, ha giustamente affermato che è improbabile che un ragazzo fidanzato usi il weekend per portare la ragazza ad infangarsi, preferendo magari altre attività (frase leggermente parafrasata per motivi editoriali). Inoltre la località in sé è piuttosto sperduta nel bel mezzo del Nord Italia, anche se non troppo difficile da raggiungere con un mezzo proprio.

Tuttavia, strano a dirsi, indicativamente il 30-40% del pubblico proveniva dall’estero (Repubblica Ceca, ma anche Francia e Germania) e si era sobbarcato un viaggio notevole per arrivare all’Autodromo, quindi anche la motivazione della distanza regge fino ad un certo punto.

La conclusione a cui sono giunto è che si tratta in gran parte di una questione di cultura. L’italiano non conosce molto l’Autocross, semplicemente perché questo manca dal suo background. Mentre in altre Nazioni, come appunto la Repubblica Ceca, questo è seguitissimo, da noi semplicemente è molto più difficile venirne a conoscenza tramite i mezzi tradizionali come i giornali o la televisione.

Trovo che ciò sia un gran peccato, soprattutto considerando quella che alcuni potrebbero considerare un’eresia: anche se il prezzo del biglietto fosse uguale per i 2 eventi, preferirei tornare a guardare l’Autocross a Maggiora piuttosto che andare in tribuna a Monza per il GP di Formula 1. Qualche anno fa mi è capitato di andare a vedere la gara nel circuito brianzolo e, nonostante l’ambiente sia stato meraviglioso e io adori la massima categoria del Mondo del Motorsport a 4 ruote, molto semplicemente non c’è paragone a livello di esperienza in circuito. Non esiste categoria, secondo la modestissima opinione del sottoscritto, che sia in grado di farti immergere così profondamente nell’ambiente delle corse come fa l’Autocross.

Cosa si potrebbe quindi fare per portare la F1 ad un tale livello di intrattenimento? Dossi artificiali posti a caso in mezzo al rettilineo come al supermercato? Una zona DRS in Pit Lane quando sei a meno di 20 m dal tuo Team Principal? Razzi di nuova generazione denominati “62 TAYVK” a disposizione dei piloti quando sono sotto il secondo dal corridore che li precede? Tralasciando queste sciocchezze evidentemente assurde, il punto della questione è che una spettacolarizzazione esagerata e forzata finirebbe per snaturare la massima categoria rovinandone l’essenza, che è rappresentata dalla ricerca della miglior prestazione raggiungibile giro dopo giro e gara dopo gara.

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Se siete arrivati fino a questo punto vi starete chiedendo dove voglia andare a parare questo articolo. La risposta è… da nessuna parte. Questo pezzo, redatto dal sottoscritto più con il cuore che con la testa, vuole essere come da titolo un semplice elogio delle grandissime qualità che riserva una categoria come l’Autocross, tra le quali spicca in particolare l’altissimo livello di intrattenimento garantito. E se anche una sola persona si interesserà a questa branca del Motorsport in seguito a queste parole, beh, allora potrò dire che le stesse avranno avuto successo.

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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