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Correa ci crede: “Ho perso 6 cm di osso, ma sogno ancora la F1. Devo tornare anche per Anthoine”

Sono trascorsi poco meno di tre mesi dal tremendo incidente che, nel corso di Gara 1 della Formula 2 in quel di Spa-Francorchamps, si è portato via Anthoine Hubert ed ha lasciato gravemente ferito Juan Manuel Correa, il pilota che aveva incolpevolmente centrato la Arden del francese sulla sommità del Raidillon. Il pilota statunitense, in quelli…

24 Novembre 2019
5 min read

Sono trascorsi poco meno di tre mesi dal tremendo incidente che, nel corso di Gara 1 della Formula 2 in quel di Spa-Francorchamps, si è portato via Anthoine Hubert ed ha lasciato gravemente ferito Juan Manuel Correa, il pilota che aveva incolpevolmente centrato la Arden del francese sulla sommità del Raidillon.

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Il pilota statunitense, in quelli che sono stati all’incirca 90 giorni, è stato sottoposto a diversi interventi – gli ultimi dei quali volti soprattutto a scongiurare il rischio di amputazione delle gambe -, e dopo essere stato finalmente dichiarato non in pericolo di vita ha intrapreso il lungo sentiero della riabilitazione. Correa, che tramite i propri profili social ha tenuto aggiornato il mondo del Motorsport circa quelle che erano le sue condizioni di salute, è tornato a parlare per la prima volta di quel tragico pomeriggio belga in una lunga intervista concessa ad una radio argentina: il pilota del Sauber Junior Team, attualmente tornato nella sua casa a Miami per proseguire più vicino alla propria famiglia il suo percorso riabilitativo, a Mundo Sport ha parlato a cuore aperto di quanto successo in quel drammatico pomeriggio di fine agosto.

“Può sembrare strano, ma non ho mai perso conoscenza – esordisce il giovane statunitense rievocando il ricordo degli istanti precedenti al clamoroso incidente – “L’impatto è stato di 70 G, e quando ho detto ai dottori che ero sveglio non mi volevano credere. Prima dell’incidente mi ricordo di aver contratto i muscoli e di essermi rannicchiato, e questo ha aiutato. Dopodiché volevo uscire da solo dalla monoposto. Me lo ricordo bene, come ricordo ogni istante dell’incidente”. “Arrivato all’Eau Rouge sono passato sui detriti della macchina di Giuliano Alesi, che si sono incastrati sotto la mia ala anteriore facendomi andare dritto contro quella di Hubert – prosegue Correa, raccontando in prima persona una sequenza ormai già ricostruita – “E’ tutto chiarito, ho incontrato le persone della FIA ed è stata solamente una gran sfortuna, una catena di eventi che ha coinvolto quattro o cinque auto. Quello che ho detto loro coincide con il resoconto che hanno. Ormai è finita, e comunque ulteriori investigazioni non cambieranno mai quello che è successo“. 

© ASPhotography
© ASPhotography

Dopo aver amaramente ripercorso i momenti antecedenti all’impatto, Juan Manuel ha raccontato a Mundo Sport quali siano le sue attuali condizioni di salute, sicuramente in miglioramento ma comunque decisamente complicate. “I dottori mi hanno praticamente ricostruito la gamba destra – esordisce il 20enne nato in Ecuador – “La sinistra invece ha avuto lesioni minori, tant’è che è bastato un solo intervento chirurgico. Il processo durerà un anno, dovrò fare altre operazioni e poi iniziare il recupero e la riabilitazione. Purtroppo è molto probabile che non riuscirò a riprendermi completamente per quanto riguarda la gamba destra, ma lotterò per poter nuovamente pigiare un acceleratore”.

“Nella parte inferiore della tibia ho perso 6 cm di osso” – spiega Correa entrando più nel dettaglio – “Ma grazie ad un dispositivo speciale ora sta ricrescendo. Si tratta di quelle placche di metallo che si vedono spesso in giro, permettono all’osso di ricrescere di un millimetro al giorno. Il 23 dicembre avrò un altro intervento, cioè quando l’osso avrà raggiunto il piede, dopo di che dovrò attendere che sia abbastanza forte da poter sostenere il mio peso. Successivamente verranno rimosse anche le placche metalliche e in base al dolore e alla mobilità bisognerà valutare quali altre operazioni potrò sostenere“. “All’inizio i dottori si aspettavano che ci mettessi almeno due anni per recuperare pienamente, ma il mio corpo sta facendo tutto molto più velocemente e le ossa si stanno rigenerando più in fretta del normale – aggiunge il pilota del Sauber Junior Team – “Ad essere ottimisti, fra un anno circa avrò un’idea del recupero che avrò fatto e di dove potrò arrivare. Essere un atleta ha aiutato molto, tanto dal punto di vista osseo e corporeo quanto per altre cose, come l’arresto dell’attività polmonare. Sono stato in coma due settimane e se non avessi avuto una condizione fisica ottimale non sarei sopravvissuto“.

 

Ora – come anticipato in apertura di articolo – un lungo percorso di riabilitazione attende il 20enne statunitense. “Non farò nulla che non abbia già fatto prima, attorno a me ho le stesse persone che mi aiutano nel lavoro fisico e mentale: sono come una famiglia” – dice Correa – “Ho un carattere forte e quando mi sono svegliato dal coma mi sono trovato davanti a due strade: stare a deprimermi a letto, oppure rialzarmi e lottare. Ho scelto la seconda, sono molto motivato dal sogno di poter ritornare in F2 ed inseguire poi quello della F1“. “Ho ricevuto moltissimi messaggi, sia da gente che conosco che da sconosciuti, e tutti mi hanno dato una grande spinta, specialmente nei momenti difficili” – prosegue – “Ho incontrato Billy Monger, e la cosa mentalmente mi ha aiutato molto perché ha avuto un incidente simile al mio e mi ha dato la dimostrazione che si può recuperare. Mi ha molto motivato il suo atteggiamento, è un ragazzo felice e pieno di energia che mi ha dato una bella carica. Ci sono poi anche piloti che non hanno vissuto cose del genere ma che comunque mi hanno sostenuto parecchio: Alex Albon, ad esempio, è venuto a trovarmi a Londra. In generale tutto il mondo del motorsport è stato fantastico con me“.

“Il mio è un incidente che ti cambia la vita, non solo fisicamente ma anche mentalmente – aggiunge il giovane statunitense – “Quando ti trovi così vicino alla morte e sopravvivi, guardi oltre le corse. In ospedale c’erano momenti dove non ero sicuro di voler tornare a gareggiare, poi ho capito che questa è la mia passione, seppur abbia ben chiaro che ci sono altre priorità. Un mio amico mi ha chiesto se questo ha spento i miei sogni di F1. Gli ho risposto che un incidente del genere non li spegne, ma ti fa scegliere se voler affrontare dei rischi per realizzarlo, oppure no. Ho deciso di continuare perché è il mio sogno“. “Certo, mi sono servite alcune settimane per accettare quello che era accaduto. Mi ci è voluto del tempo, ma sono una persona pragmatica ed ho capito in fretta che ormai non si può cambiare nulla, per cui devo sforzarmi di trovare il lato positivo. Ovviamente resta un’enorme tristezza, perché Anthoine era un buon amico. Ora sento che devo rientrare non solo per me, ma anche per lui“, ha concluso infine Correa.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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