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Il nuovo sistema di punteggio del WRC (e perché fa schifo)

La FIA ha annunciato questa mattina l’introduzione di un nuovo sistema di punteggio per il WRC. Non ci piace.

16 Dicembre 2023
5 min read

Nell’arco della sua storia, il World Rally Championship ha conosciuto diversi sistemi di punteggio per l’attribuzione del Titolo Mondiale: noto agli albori come Campionato solo per costruttori e senza l’assegnazione di un trofeo Piloti, ha conosciuto negli anni il sistema degli scarti, la rotazione degli eventi, l’introduzione della Power Stage, i punti ai primi 8 e i punti ai primi 10 secondo il sistema in vigore anche in F1.

Jaanus Ree / Red Bull Content Pool

Per quanto ogni modifica abbia sempre condotto a discussioni tra favorevoli e contrari, nessuna di queste aveva mai osato mettere in discussione il più basilare dei principi: il più premiato deve essere colui che impiega meno tempo degli altri a completare le speciali. Una regola fondante tanto semplice quanto superflua secondo la FIA, che stamane ha deciso di lanciare una bomba comunicando il regolamento tecnico per la stagione 2024.

Dimenticatevi del 25-18-15… attribuito a fine gara, condiviso con la F1 ed altri campionati: verrà stilata una classifica al termine della giornata di sabato, quando saranno assegnati punti ai primi 10 secondo la successione 18-15-13-10-8-6-4-3-2-1. Domenica mattina si ricomincerà da zero, con una “gara sprint” che premierà i primi 7 classificati con 7-6-5-4-3-2-1 punti. La Power Stage è l’unico elemento confermato della vecchia formula, ed andrà ad aggiungere i consueti 5-4-3-2-1 punti bonus ai migliori classificati nell’ultima speciale dell’evento.

Attenzione però, perché i punti del sabato sono congelati fino alla premiazione di domenica: eventuali ritiri dell’ultima giornata vedranno dunque cancellati anche i punti accumulati in precedenza, segnando uno 0 sul tabellino e facendo scalare la graduatoria della giornata precedente (ad esempio, se il terzo classificato del sabato dovesse ritirarsi domenica, il quarto salirebbe al terzo posto, il quinto al quarto, e così via).

Posizione [vecchio sistema]Punti (attribuiti in base al tempo finale di gara)Punti bonus (attribuiti ai migliori della Power Stage)
255
184
153
122
101
8
6
4
2
10°1

Posizione [nuovo sistema]Punti (attribuiti ai migliori classificati di sabato, esclusi coloro che non hanno terminato la gara domenica)Punti (attribuiti ai migliori classificati della domenica)Punti bonus (attribuiti ai migliori della Power Stage)
1875
1564
1353
1042
831
62
41
3
2
10°1

Senza girarci troppo intorno, il sistema che entrerà in vigore nel 2024 è una bestialità come la FIA non ne aveva probabilmente mai fatte, una schifezza elevata ad un livello talmente sublime da poter essere esposta senza sfigurare al MoMA di New York accanto al più celebre capolavoro di Piero Manzoni.

Piero Manzoni – Merda D’artista (1961)

Innanzitutto, viene meno il principio di cui sopra, il basilare concetto per cui al vincitore vanno attribuiti più punti rispetto agli altri partecipanti. Già, perché il vincitore dell’evento sarà comunque colui che avrà impiegato meno tempo a completare l’intero percorso di gara, parametro che non viene minimamente preso in considerazione nel computo del punteggio, il quale considera giovedì/venerdì/sabato e domenica come due gare separate a tutti gli effetti.

Questo significa che, specialmente nelle gare più combattute, potrebbero andare a crearsi situazioni assurde, con vincitori finali che si trovavano fuori dal podio il sabato sera e che dunque potrebbero prendere meno punti di chi chiude terzo ma si trovava al comando al momento giusto. Per farla breve: la vittoria, per chi ragiona focalizzandosi sul Campionato, è di per sé inutile, forzare per vincere un Rally è uno spreco di risorse che non viene premiato.

Porto un esempio più concreto, sperando di non risultare eccessivamente confusionario: sabato sera, pilota B è al comando con 30 secondi di vantaggio su pilota A. Domenica, pilota B sbaglia e perde 20 secondi: in questo caso, pilota A sarà 10 secondi dietro nella classifica di gara, ma 20 secondi davanti nella graduatoria che considera solo la domenica, e non avrà nessun interesse a spingere per cercare di vincere il Rally dal momento che si è già assicurato il massimo dei punti che può ottenere in questo scenario. Come vedete, uno scenario comune e per nulla fuori dal mondo è in grado di generare una distorsione che contrasta con il significato stesso della parola “gara”. In un caso limite si potrebbe addirittura avere un pilota che si ritrova in testa al Mondiale prima dell’ultima gara della stagione, vince, e perde il titolo perché sabato sera si trovava in una posizione di rincalzo.

Scenari simili, peraltro, vanno a collidere con la motivazione stessa di questa modifica, vale a dire il tentativo di rendere artificiosamente più interessante la giornata di domenica, in cui spesso i piloti non forzano per conservare le gomme per la Power Stage. Si sarebbero potute trovare soluzioni più in sintonia con la natura della competizione, banalmente trasformando la “Power Stage” in un “Power Day” per premiare i migliori piloti dell’ultimo giorno, o ancor più banalmente accettando che una competizione automobilistica è destinata, per sua natura, ad avere delle fasi interlocutorie e che non tutti i momenti possono generare spettacolo.

Jaanus Ree / Red Bull Content Pool

In questa mossa pensata per aumentare l’attrattività della disciplina per il pubblico, è stato inoltre tralasciato un elemento chiave: l’immediatezza. È molto improbabile che uno spettatore si appassioni a qualcosa che non capisce, ed un sistema che richiede un foglio Excel per capire quanti punti sta ottenendo un dato pilota in una data gara è decisamente poco intuitivo.

Il fattore forse più grave, e indubbiamente quello più triste, è che in questo caso non si parla di una brutta decisione isolata, ma dell’ennesimo disastro che affligge un Campionato ormai da tempo agonizzante, che sta perdendo ogni ragion d’essere, in cui il passaggio alle Rally1 ibride ha dato solo problemi e nessun beneficio. Ogni complicazione di una formula che non funziona più non è altro che un cerotto su un tubo che perde e che non accenna a smettere, tra corridori che si disimpegnano, costruttori che languono, appassionati che scemano e organizzatori extraeuropei che si defilano.

Il Mondiale Endurance insegna una lezione preziosa, ovvero che si può risalire anche dal più profondo dei baratri, facendo ammenda, comprendendo gli errori commessi e agendo di conseguenza, senza bisogno di ammettere compromessi sui valori fondanti della competizione. Sta al WRC decidere se apprendere o perire.

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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