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F1, GP di Gran Bretagna: ecco le pagelle di tutti i protagonisti

Si è chiuso con la vittoria di Lewis Hamilton il GP di Gran Bretagna, 10° appuntamento stagionale di un Mondiale di Formula 1 che sembra essere sempre più indirizzato verso l’uscio di casa del fenomeno di Stevenage. Il #44, aiutato questa volta anche da una Safety Car che ha piegato la resistenza – strenua fino…

15 Luglio 2019
6 min read

Si è chiuso con la vittoria di Lewis Hamilton il GP di Gran Bretagna, 10° appuntamento stagionale di un Mondiale di Formula 1 che sembra essere sempre più indirizzato verso l’uscio di casa del fenomeno di Stevenage. Il #44, aiutato questa volta anche da una Safety Car che ha piegato la resistenza – strenua fino a quel momento – di Valtteri Bottas è stato autore di un’ottima prova, ma probabilmente sull’asfalto di Silverstone c’è qualcuno che ha saputo fare ancora meglio di lui. Scopriamo insieme chi. 

© Mark Sutton / LAT Images / Pirelli F1 Press Area
© Mark Sutton / LAT Images / Pirelli F1 Press Area

LEWIS HAMILTON – 9. Perché se riesci a stampare il giro veloce con delle Hard che hanno oltre 194 km sulle spalle vuol dire che sei talmente superiore da dover – e non poter – centrare anche la Pole. E perché forse, senza SC, staremmo a parlare di un altro risultato. Ma com’è che si dice, “Fortuna audaces iuvat”. Soprattutto se poi sono velocissimi e non sbagliano nulla come questo signore qui.

VALTTERI BOTTAS – 8,5. Poveretto, di più lui cosa può fare? Tiene incredibilmente testa ad un Hamilton vistosamente inarrivabile sul passo gara fin quando non viene chiamata in causa la SC, dopodiché si ritrova alle spalle del #44 e non può più nulla. Si è ritrovato, ma il fatto che nonostante ciò abbia vinto l’altro deve far riflettere sulle chance che ha questo Mondiale di considerarsi ancora aperto.

CHARLES LECLERC – 10. Un piacere per gli occhi di chiunque si professi appassionato di motori. Difende all’interno, attacca all’esterno, viene sportellato, sportella a sua volta, rimedia agli errori – rectius, orrori – del suo muretto e alla fine viene premiato con un 3° posto che merita con tutti gli onori del caso. Attualmente, è uno dei piloti più forti in griglia. Senza se e senza ma.

© ASPhotography
© ASPhotography

PIERRE GASLY – 7. Sì, ci sono segnali di ripresa. Vicino a Verstappen in qualifica, non troppo distante in gara, è tanto bravo nell’uccellare all’interno Vettel quanto ingenuo nel farsi gabbare all’esterno da Leclerc. Sarebbe finito un’altra volta alle spalle del #33, ma dopo il contatto con Vettel l’olandese gli scivola dietro e lì rimane. Chissà che anche questo non possa far morale per il giovane francese.

MAX VERSTAPPEN – 10. Un piacere per gli occhi di chiunque si professi appassionato di motori. Sempre aggressivo, mai domo, le prende e le restituisce senza troppi complimenti supportato da un’auto in netta crescita e da un muretto box arguto, che gli aveva consegnato tra le mani un podio che avrebbe meritato e che, Vettel permettendo, avrebbe centrato senza troppi patemi d’animo.

CARLOS SAINZ – 8. Oscurato dall’estro di Norris in qualifica, il #55 torna a splendere in gara con un’ottima prestazione. Una buona partenza, una perfetta gestione delle gomme e l’unica sosta prevista nella sua strategia effettuata in regime di Safety Car gli consegnano un 6° posto in cui forse, dopo la giornata piuttosto complicata di sabato, non credeva troppo neppure lui.

DANIEL RICCIARDO – 7,5. In lotta con le McLaren per tutta la gara, si libera di Norris con l’undercut ma si ritrova alle spalle di Sainz per via della poco più sopra citata unica sosta dello spagnolo in regime di Safety. Non riesce mai ad attaccare davvero il #55, ma è comunque felice per come la Renault sia migliorata dal GP d’Austria. E non posso proprio dargli torto.

KIMI RAIKKONEN – 7,5. Costante, sufficientemente veloce ed aggressivo e gentile quel tanto che serviva con le gomme: il #7, dopo aver iniziato non nel migliore dei modi il weekend di Silverstone, conquista punti importanti disputando una buona gara a centro gruppo, finendo davanti a gente di gran lunga più giovane di lui.

© ASPhotography
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DANIIL KVYAT – 8,5. Partire 17° e terminare 9° non è mai banale, figuriamoci dunque quanto possa essere rilevante l’essere riuscito ad ottenere un risultato simile guidando una Toro Rosso. Dice di essere partito con davvero poche speranze ma di essere poi riuscito a spremere il massimo dall’auto. Quindi che fargli se non i complimenti?

NICO HULKENBERG – 7. E’ vero, parte 10° e finisce 10°, ma considerando che viene colpito da Perez nella ripartenza dalla SC e che si ritrova con una mappatura ultra conservativa del motore nelle fasi finali della corsa – quelle in cui rallenta vistosamente e viene superato da Kvyat -, il fatto che sia riuscito comunque a conquistare un punto è un bel risultato.

LANDO NORRIS – 5,5. Recrimina per non aver effettuato la seconda sosta in regime di SC, ma è onesto nell’ammettere di aver disputato un GP al di sotto di quelle che erano le aspettative create dal positivo 8° posto in qualifica. Il talento e la velocità però ci sono, e di sicuro non sarà sufficiente questa domenica leggermente opaca ad offuscarli.

ALEXANDER ALBON – 6. Sulla fiducia, perché ha la sfortuna di veder entrare la Safety Car – che annulla dunque il vantaggio che aveva sui suoi diretti inseguitori – nel preciso momento in cui un problema imprecisato colpisce e rallenta la sua STR15, lasciandola alla mercé delle monoposto che le sono intorno. Peccato, perché vista la gara di Kvyat forse il potenziale per conquistare qualche punto c’era.

LANCE STROLL – 5. Impalpabile per tutto il weekend, si trova alle prese con un GP più complicato del previsto quando è costretto ad una sosta anticipata per via di detriti finiti in un condotto di raffreddamento dei freni. Con alle spalle – incidentati a parte – le sole Williams e troppo lento per agganciare Albon & Co., si limita a girare in tondo sull’asfalto di Silverstone senza particolari pretese.

GEORGE RUSSELL – 6. Davanti a Kubica in qualifica, davanti a Kubica in gara e persino davanti (per sventure altrui) a delle altre monoposto che non siano la Williams gemella. Lui fa sempre bene quello che può, il problema è che per ora ha potuto davvero troppo poco.

ROBERT KUBICA – 5. Ancora una volta non vede Russell né in qualifica né in gara, e la cosa più preoccupante sono i distacchi con cui tutto ciò accade. E’ vero, la FW42 di certo non aiuta a brillare, ma il polacco purtroppo non sembra poi averne così tanto da giustificare una sua prolungata permanenza nel Circus.

SEBASTIAN VETTEL – 3. Sovrastato da Leclerc tanto in qualifica quanto in gara, vanifica il colpo di mano del primo stint prolungato all’inverosimile con un errore da matita blu, di quelli che non è lecito aspettarsi da un pilota con il suo palmares e con la sua esperienza. Deve riprendersi, e deve farlo in fretta: che l’occasione possa essere proprio quel GP di casa a partire dal quale, nel 2018, le cose hanno iniziato a prendere una brutta piega?

SERGIO PEREZ – 6. Il messicano a Silverstone è sfortunato due volte: quando la Safety Car entra in pista esattamente dopo il suo Pit e quando, sempre sotto regime di neutralizzazione, il suo volante smette di funzionare lasciandolo alle prese con una ripartizione delle frenata sbilanciata sull’anteriore che non gli consente di evitare il contatto con Hulkenberg. Peccato, perché fino a quel momento Checo sembrava addirittura in grado di poter chiudere in zona punti.

ANTONIO GIOVINAZZI – 6. Spedito nella ghiaia da un problema tecnico che in Alfa Romeo devono ancora individuare con precisione, il #99 – che viaggiava a breve distanza da Kimi e che aveva una strategia simile a quella del #7 – vede svanire per via della sfortuna un’altra buona opportunità di conquistare punti. I suoi capelli saranno ben contenti di ciò, ma probabilmente Antonio sarà di un’altra opinione.

© ASPhotography
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ROMAIN GROSJEAN – S.V. La sua gara dura poche curve, quelle necessarie per entrare in contatto con il compagno di squadra e riportare (a suo dire) una serie di danni a fondo e condotti dei freni tali da impedire alla sua VF-19 di proseguire la corsa. Ci credo molto poco, ma se lo dicono loro…

KEVIN MAGNUSSEN – S.V. Leggasi sopra. Lui, oltretutto, a differenza del #8 non fa neppure menzione di presunti problemi tecnici. “Siamo partiti, c’è stato il contatto, ci siamo ritirati”, stop. Contenti loro, contenti tutti.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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