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Jeff Dodds, CEO Formula E: “Ecco perché ci sono sempre più circuiti permanenti”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Jeff Dodds, CEO della Formula E, e con Alberto Longo, Co-fondatore, sull’evoluzione dei circuiti

12 Aprile 2024
2 min read
Jeff Dodds Formula E

A margine dell’E-Prix di Misano di Formula E abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Jeff Dodds, CEO della categoria, e con Alberto Longo, Co-fondatore della stessa, per parlare dell’evoluzione dei circuiti in Formula E: nata come serie che aveva come scopo quello di portare il motorsport nelle città più grandi del mondo, nel corso degli anni sono stati introdotti sempre più circuiti permanenti, fino appunto a Misano. Eppure, l’identità della categoria non è a rischio.

Jeff Dodds Formula E
© FIA Formula E

Il primo a parlare è stato Longo. “Non credo che stiamo perdendo la nostra identità, rimaniamo focalizzati sul correre nel cuore delle più grandi città del mondo”.

“Ma ovviamente, la tecnologia di queste macchine sta crescendo così velocemente che se prima in alcuni circuiti potevamo correrci, nel futuro sarà impossibile. Non è neanche tanto un problema di sicurezza, ma di intrattenimento, e ci saranno alcuni circuiti permanenti che forniranno un intrattenimento migliore rispetto ai cittadini in cui correvamo prima”.

Nel nostro DNA c’è ancora quello di voler correre nelle più grandi città del mondo, e la prima cosa che chiediamo quando riceviamo una proposta da una nuova città è quella di poter correre nel centro città” ha concluso Alberto Longo.

Jeff Dodds ha allargato il discorso. Secondo lui, ci sono almeno tre buoni motivi per cui la Formula E sta cambiando rotta: “Vorrei aggiungere tre cose: la prima, è che probabilmente sarebbe noioso se riproponessimo lo stesso tipo di gare (cittadini o permanenti, ndr) ogni weekend. Voi non volete vedere 17 Misano, ma credo che non vorreste vedere neanche 17 San Paolo, ma differenti tipi di circuiti”.

“Inoltre, se ripescassimo i circuiti della prima stagione per farci girare le vetture di Gen 3 non si potrebbe correre, ci sarebbero troppi incidenti e dovremmo stoppare (con bandiera rossa, ndr) ogni singola gara. Dobbiamo evolverci.

“E infine, e non dobbiamo essere imbarazzati a dircelo, pensiamo al costo che ha comportato correre a Tokyo: per la prima volta abbiamo chiuso le strade di una delle città più costose al mondo per un evento motoristico, è stato un investimento incredibile da parte nostra. Invece, correre in un circuito già esistente è molto meno costoso da parte nostra. Dobbiamo bilanciare i costi con il ritorno economico“.

“Sono questi tre i fattori fondamentali: la varietà nei circuiti, perché crediamo che sia utile per testare le capacità della macchina; il fatto che le macchine stanno migliorando talmente tanto che non potrebbero correre in metà dei circuiti che abbiamo usato in passato; e, infine, dobbiamo bilanciare gli investimenti ed essere sicuri di crescere nella giusta direzione” ha concluso Jeff Dodds.

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Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E (categoria per cui sono accreditato FIA), la Formula 2, la Formula 3, talvolta anche la Indycar e, se ho tempo, anche tutte le varie formule minori in giro per il mondo.

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