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La IndyCar introduce un nuovo “spazza-detriti”: obbligatorio dalla Indy 500

Continuano le sperimentazioni per migliorare la sicurezza delle IndyCar. La serie americana sta cercando da anni una soluzione al problema dell’abitacolo aperto. E se la F1 ha optato per una soluzione come l’HALO, in America continuano le ricerche. Per aprile è previsto l’ennesimo collaudo in questa direzione. La IndyCar Series ha avviato da tempo sperimentazioni…

20 Febbraio 2019
2 min read

Continuano le sperimentazioni per migliorare la sicurezza delle IndyCar. La serie americana sta cercando da anni una soluzione al problema dell’abitacolo aperto. E se la F1 ha optato per una soluzione come l’HALO, in America continuano le ricerche. Per aprile è previsto l’ennesimo collaudo in questa direzione.

La IndyCar Series ha avviato da tempo sperimentazioni sul cosiddetto windshield o aeroscreen. Un vero e proprio parabrezza che, senza chiudere l’abitacolo, offre una difesa efficacia contro i detriti di grandi e piccole dimensioni. La soluzione è stata collaudata più volte in passato. Ma non è quella di cui vi parliamo oggi.

La IndyCar introduce un nuovo "spazza-detriti": obbligatorio dalla Indy 500

Dalla prossima 500 miglia di Indianapolis infatti le vetture monteranno l’AFP. Cioè l’Advanced Frontal Protection (Protezione Frontale Avanzata). Si tratta di un componente in titanio elaborato da Dallara, che sarà posto davanti all’abitacolo per deviare eventuali detriti. Pare che l’innovazione abbia già superato i test del Costruttore italiano.

A quanto pare la IndyCar aveva preso in considerazione anche l’HALO. Ma ha dovuto abbandonare l’idea seguita dalla F1. Perché? Piuttosto semplice: sui velocissimi ovali creerebbe troppi problemi di visibilità laterale. Un rischio che i piloti a stelle e strisce non possono prendersi. Non a caso, a rinforzo degli occhi, hanno ciascuno uno spotter, un angelo custode che li istruisce sui movimenti dei rivali attorno a loro con fulminei comandi radio «Stay low!», «Stai all’interno!»).

L’AFP sarà testato il prossimo 24 aprile. In quella data si terrà una sessione di test collettivi proprio sull’ovale di Indianapolis. Ieri le squadre hanno ricevuto le prime informazioni tecniche sulla nuova componente, che verrà implementata nel giro di tre mesi.

Il windscreen IndyCar

Ma che fine ha fatto l’aeroscreen? Pare che recenti test ad Huntsville (Alabama) «abbiano provato che rimane ancora del lavoro da fare prima che l’IndyCar possa autorizzarne l’uso». Dobbiamo ricordare che il parabrezza aveva ricevuto la promozione dei piloti che l’avevano testato. Due erano i nei segnalati da Scott Dixon e Josef Newgarden.

Anzitutto, una drastica riduzione dell’areazione del cockpit. D’altronde schermare l’abitacolo dal nudo contatto con l’aria non può che incrementare le temperature. Migliorare la ventilazione del cockpit è quindi una priorità, un nodo da sciogliere per impedire che le corse americane si trasformino in un inferno (più di quanto già sono).

Il secondo problema emerso nei collaudi è una «distorsione minore» provocata dal vetro. Non siamo di fronte ai problemi che si preventivavano, in virtù dell’alta tecnologia profusa da PPG nel progetto. Tuttavia è evidente che i tecnici vogliano, costi quel che costi, limare ogni dettaglio prima di dare luce verde al parabrezza.

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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