Le Prove della 500 Indy: la Honda si nasconde, mentre Alonso si perfeziona giro dopo giro
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Le Prove della 500 Indy: la Honda si nasconde, mentre Alonso si perfeziona giro dopo giro

A Indianapolis le automobili bruciano chilometri. Anzi, miglia. Sono già cominciate le prove libere per la gara più veloce del mondo ed è il caso di dare uno sguardo a cosa stanno combinando i nostri beniamini al di là dell’Atlantico. Fuori Traiettoria seguirà i collaudi sul catino ma non rilasceremo un articolo al giorno: preferiamo…

17 Maggio 2017
5 min read

A Indianapolis le automobili bruciano chilometri. Anzi, miglia. Sono già cominciate le prove libere per la gara più veloce del mondo ed è il caso di dare uno sguardo a cosa stanno combinando i nostri beniamini al di là dell’Atlantico. Fuori Traiettoria seguirà i collaudi sul catino ma non rilasceremo un articolo al giorno: preferiamo darvi aggiornamenti più corposi e succulenti di una semplice classifica quotidiana.

Le Prove della 500 Indy: la Honda si nasconde, mentre Alonso si perfeziona giro dopo giro

La prima giornata di prove si è tenuta lunedì 15 e si è conclusa con Marco Andretti davanti a tutti. Il figlio e nipote d’arte ha stampato un tempo di 0’39”7636 sull’ovale, raggiungendo le 226 miglia orarie e incasellando 47 giri. Il Day 1 si è chiuso con 11 Honda nelle prime 15 posizioni, di cui 5 nelle prime 6. Il primo degli Chevy è stato quel furbacchione di Ed Carpenter, vecchia volpe delle corse sui catini. La notizia che ha fatto il giro del mondo è stata la 19^ piazza di Alonso, già da subito all’interno della Top 20. Lo spagnolo ha però perso l’ultima ora della sessione per un problema alla sospensione posteriore.

La prima fase della giornata ha visto in pista solo Conor Daly, Oriol Servia, Jay Howard e Sebastian Saavedra per i collaudi bonus dedicati ai debuttanti (solo Daly) e ai rientranti. A due ore dalla fine della sessione globale, Jack Harvey, che guida la numero #50 dell’Andretti, ha toccato le barriere della curva 2. «Non so bene cos’è successo, se non che io ho curvato e la macchina è andata dritta» ha dichiarato il pilota, che fortunatamente non ha riportato lesioni. Grane invece per Graham Rahal, che ha avuto problemi al motore.

Power davanti a tutti a Indianapolis nel Day 2 delle prove

Il secondo giorno di collaudi invece se l’è aggiudicato Will Power. Il #12 del Team Penske ha siglato, assieme al compagno Helio Castroneves, la prima doppietta per lo storico team. L’australiano ha marchiato a fuoco un tempo di 0’40”0613, alla velocità di 224 miglia orarie. Il gap del compagno brasiliano ammonta a circa 60 millesimi, ovvero 0.4 miglia orarie in meno. Alonso ha chiuso il Day 2 in 24^ posizione con 6 decimi di distacco, a 221 miglia orarie. Ha incasellato 117 giri, guadagnandosi il titolo di maratoneta di giornata.

La giornata è stata produttiva per tutti. Con 2404 giri sulle spalle, il Circus a stelle e strisce ha macinato soltanto martedì oltre 1100 tornate in più del primo giorno. Un bagaglio d’esperienza che potrà tornare utile a  molti, e che è stato concesso dalla mancanza di cautions e bandiere gialle: le uniche a sventolare sono apparse per qualche detrito.

Ed Carpenter si aggiudica il Day 3

Il Day 3 è andato invece a Ed Carpenter, del team omonimo. La vecchia volpe degli ovali ha girato in 0’40″3779, alla velocità media di 222 miglia orarie e staccando il secondo (Scott Dixon) di 53 millesimi. Soltanto 21 macchine sono scese in pista nella giornata di mercoledì a causa del vento che ha tirato per tutta la giornata. Ecco perché i cronometristi mettono a referto quasi 2000 giri in meno, con soli 404 tornate complessive registrate sul catino.

«Non eravamo felici della macchina [il secondo giorno, ndr]» ha dichiarato Scott Dixon. «Abbiamo avuto alcune idee che dovevamo provare, e oggi ho sensazioni migliori. Un bel miglioramento». Il terzo al cronometro è stato JR Hildebrand, secondo pilota di Ed Carpenter. Viceversa Fernando Alonso ha incasellato 39 tornate e ne è uscito con il 4° tempo assoluto, alla velocità di 219 miglia orarie. 

Newgarden un attimo prima di sbattere

La quarta giornata di prove ha visto davanti a tutti Jay Howard, con il tempo di 226 miglia orarie, migliore anche di quello di Andretti. Il #77 ha fermato le lancette sullo 0’39″6924. Tutte le macchine sono state più veloci e più aggressive rispetto ai giorni passati. Howard stacca tutti di più di un decimo ma gli altri superano le 225 miglia orarie fino al 7° posto, e le 224 fino al 20°. Dietro Howard, chiudono Hunter-Reay, Marco Andretti, Fernando Alonso e Josef Newgarden. Ci sono 8 Honda in Top 10, 4 nelle prime quattro posizioni.

Inoltre abbiamo registrato un secondo incidente: è Josef Newgarden a essere andato al muro. Il pilota, fortunatamente, è illeso. Fernando Alonso è in quinta posizione con 225 miglia orarie. I piloti cominciano a testare set-up diversi e lo stesso spagnolo ammette che la situazione è in miglioramento. Ma adesso arriva il Fast Friday: il giorno prima delle qualifiche…

Alonso a Indianapolis con la sua #29

Fernando Alonso sembra entusiasta della sfida e ogni giro che passa crede di imparare qualcosa di nuovo. «I miei compagni di squadra sono stati meravigliosi nell’aiutarmi» ha dichiarato per ringraziare Andretti, Sato, Hunter-Reay e Rossi. I quattro sono usciti in pista tutti insieme per ambientarlo nel traffico (un approfondimento speciale organizzato e diretto dal team). «Sapevo che stavano badando a me in alcuni momenti del run, perciò è stato bello e, sì, è la prima volta per me che imparo ogni giro che passa. Quando li seguo, apprendo cosa stanno facendo, come attaccano la prossima curva o il prossimo giro, come preparano il sorpasso: è stato un giorno produttivo».

Sulle capacità di apprendimento dello spagnolo tutto il paddock americano parla ormai da due giorni. Due titoli in F1 e tanti anni a soffrire con macchine tutt’altro che docili hanno formato il campione asturiano e lo rendono iper-competitivo: proprio quel che ci vuole su una delle griglie più piccanti e bellicose del panorama automobilistico.

Lo spagnolo sta imparando a giocare con la scia delle IndyCar. Dopo essersi esercitato parecchie volte con quella dei propri compagni di squadra, ha provato a succhiare la scia pure a Hinchcliffe, a Dixon e a Munoz. L’ispanico ha infatti provato a comprendere come reagisce la vettura a seconda di quanto vicino stia all’avversario e ci sono dei video sul web che testimoniano il suo lavoro certosino. Finezze da campione del mondo.

Alonso nel cockpit della Indycar

Ha fatto anche scaldare un suo doppio sorpasso in pieno rettilineo. Ma non pensiate che sia già del mestiere. «Decisamente non mi sento a mio agio»: sugli ovali, i piloti europei sono sempre dei pesci fuor d’acqua. «All’inizio tutti i settaggi erano uguali per me perché semplicemente non sentivo la macchina». Adesso le cose stanno migliorando. Tanto che il collega Marco Andretti lo ha definito «più preparato di molti debuttanti».

Intanto la lotta tra Chevrolet e Honda inizia a stuzzicare gli esperti, ma i piloti non si sbilanciano. Le testate specializzate si meravigliano che i motori giapponesi non hanno ancora raggiunto velocità ragguardevoli, ma i piloti Chevrolet come Kimball e Castroneves dicono di non fidarsi e di aspettare che arrivino le qualifiche. Le Honda rimangono, tuttavia, sempre superiori alle Chevy. Anche a (eventuale) potenza contingentata.

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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