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Lettera aperta diretta ad ogni amante dei Rally

Cari affezionati lettori, in seguito al tragico incidente di Montecarlo mi ero proposto di scrivervi un pezzo riguardo il frequente maltrattamento di qualcosa che mi sta molto a cuore, ovvero il mondo del Rally. Tuttavia, sperando che abbiate la pazienza di seguirmi nel mio sproloquio, vorrei iniziare chiarendo il significato di un termine usato piuttosto…

25 Gennaio 2017
3 min read

Lettera aperta diretta ad ogni amante dei Rally

Cari affezionati lettori,

in seguito al tragico incidente di Montecarlo mi ero proposto di scrivervi un pezzo riguardo il frequente maltrattamento di qualcosa che mi sta molto a cuore, ovvero il mondo del Rally. Tuttavia, sperando che abbiate la pazienza di seguirmi nel mio sproloquio, vorrei iniziare chiarendo il significato di un termine usato piuttosto di rado.

Nel caso non lo sapeste, tra i molti metodi poco ortodossi per aumentare il tasso di lettura degli articoli, ve n’è uno denominato “sensazionalismo”: tale stratagemma consiste nel raccontare un avvenimento realmente accaduto senza alterare la realtà (come invece accade per le cosiddette “bufale”), dando però a determinati fatti un’importanza eccessiva o snaturandone il significato reale in favore di uno alternativo che può maggiormente attrarre i lettori.

Su riviste e quotidiani seri è difficile imbattersi in un brano di giornale interamente sensazionalistico, tuttavia capita spesso che tale stratagemma sia utilizzato anche soltanto in un numero limitato di paragrafi all’interno di un pezzo più vasto per rendere lo stesso più intrigante.

Ecco, questo è proprio ciò che avviene ogniqualvolta accade una disgrazia rallistica.

Ricorderete sicuramente la tragedia del Rally Legend,quando uno spettatore venne travolto da un’auto fuori controllo a causa del terreno scivoloso: in quell’occasione, oltre ai numerosi giornali che procedevano con la regolare informazione ve ne furono alcuni, anche condotti da giornalisti molto esperti, che titolarono l’articolo dando per certa la colpevolezza del povero Enrico Bonaso, il pilota della Clio, anch’egli vittima incolpevole della cattiva organizzazione dell’evento.

neuville

La scorsa settimana, dopo l’incidente del Montecarlo, è successo lo stesso anche se con modalità piuttosto differenti: se molti hanno scritto riportando semplicemente i fatti, un noto quotidiano sportivo italiano ha sfruttato i numerosi paragoni fatti negli ultimi mesi con le celebri Gruppo B per processare le nuove e più veloci WRC Plus, chiedendosi se nel Rally fosse tornato il pericolo di quegli anni.

Inutile spiegarvi come questo paragone non regga minimamente: la pericolosità delle Gruppo B non risiedeva nel loro rapporto con il pubblico bensì nel fatto che, racchiudendo tali sovrumane prestazioni all’interno di mezzi poco sicuri, gli occupanti dell’abitacolo rischiassero la vita in ogni incidente ad alta velocità. E giovedì Hayden Paddon e John Kennard non erano nemmeno lontanamente in pericolo, come dimostra il fatto che siano immediatamente usciti illesi dal veicolo.

Questo non vuole affermare che le nuove macchine siano sicure al 100%, anche perché credere ciò sarebbe semplicemente folle, ma per il pubblico non sussiste alcun genere di pericolo a patto che rispettino le norme di sicurezza di base e le nuove regole imposte dalla FIA, aggiornate poche stagioni fa, a costo di rinunciare allo scatto perfetto in virtù di uno che non metta a repentaglio la propria vita. Tra tali novità si inserisce un sistema di cartellini a 3 colori, che vi illustrerò di seguito:

  • VERDE: Zona ad accesso libero senza restrizioni o con restrizioni verbali da parte dei commissari di percorso;
  • GIALLO: Zona ad accesso condizionato da restrizioni fisiche da parte dei commissari di percorso (es. fascette da non oltrepassare, balle di fieno etc.);
  • ROSSO: Zona ad accesso vietato. Gli spettatori sorpresi in una zona rossa verranno tempestivamente allontanati dai commissari di percorso (fatto non avvenuto nel caso dell’incidente di Montecarlo a causa della poca luce data dalla prova notturna che non ha consentito l’individuazione del fotografo.).

Vorrei infine concludere con un appello rivolto in particolare alla categoria dei giornalisti che, avendo accettato l’incarico di seguire il WRC, suppongo siano spinti dalla stessa passione che porta il pubblico sulle strade: non colpite l’ambiente rallistico con queste illazioni. La popolarità di questo sport è finalmente in netta ripresa, anche se infinitamente inferiore rispetto ai decenni precedenti, non minatela ulteriormente millantando problemi di sicurezza inesistenti per il pubblico ma fate informazione affinché i tifosi seguano le indicazioni dei commissari di percorso e di chi per loro, evitando tassativamente di collocarsi nelle zone contrassegnate con i cartellini rossi.

Anche perché nessuno spettatore che seguisse la nuova regolamentazione di sicurezza è mai rimasto ferito in un incidente rallistico di qualsiasi genere.

Non dimentichiamolo mai.

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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