Durante una pausa invernale che pausa non è, abbiamo avuto il piacere di intervistare Matteo Cairoli pochi giorni prima della sua partenza per la 24 Ore di Daytona 2026 (nonché per quella, ancor più imminente, di Dubai). Tra novità, impegni, obiettivi e considerazioni sui mondi dell’Endurance e vetture GT, ecco cosa ci ha detto il buon Matteo.

Partiamo da un fatto: per un pilota del suo calibro il tempo a disposizione è sempre poco. Impegnato a girare il mondo per andare forte su prototipi e vetture GT praticamente per 12 mesi su 12, trovare delle settimane per dedicarsi al completo riposo e altre attività è davvero complesso.
Per questo siamo felici che Matteo Cairoli abbia dedicato parte del suo tempo per rispondere ad alcune nostre domande riguardo – tra le altre cose – i suoi trascorsi alla 24 Ore di Daytona e il suo incombente ritorno (dopo un anno di assenza) nella Classica della Florida; ritorno che, tra l’altro, avverrà a bordo di una nuova GT3 aggiunta alla personale collezione di vetture guidate con la quale – assieme ai compagni di squadra Henrik Hedman (patron del team)/Giacomo Altoè/Casper Stevenson – proverà negli USA ad ottenere un tanto ricercato risultato positivo.
Si prospetta un fine gennaio intenso, ricco di sfide personali e grandi ambizioni per Cairoli che, prima dell’impegno a Daytona (24-25 gennaio) dove correrà in classe GTD con la Corvette Z06 GT3.R #81 di DragonSpeed Racing, volerà a Dubai per partecipare alla 24 Ore (organizzata da Creventic) sulla Mercedes #81 di Winward Racing, team con il quale è stato impegnato per tutto il 2025 nel GT World Challenge e con il quale ha ottenuto un 2° posto in classifica finale.
Come ci ha raccontato lo stesso versatile 29enne di Como, contento di quanto riserverà il futuro in pista, la stagione 2026 rappresenterà anche un’occasione per affrontare esperienze ambite da tempo.
Verso Daytona su Corvette: l’intervista a Matteo Cairoli
Fuori Traiettoria: Ciao Matteo! Partiamo dalla tua nuova sfida su GT: tra pochi giorni correrai la tua 6a volta a Daytona, la prima con la Corvette (del team DrangonSpeed Racing) dopo le passate esperienze con Porsche (4) e Lamborghini (1): da dove nasce questa opportunità?
Matteo Cairoli: Tutto è nato a fine 2025, quando si è presentata sul tavolo l’opzione di partecipare all’IMSA con DragonSpeed Racing. L’idea mi è piaciuta perché – come ho sempre visto nelle varie categorie in cui ho corso – la Z06 GT3.R è una macchina competitiva, soprattutto in America. Ho pensato che per me Corvette sarebbe stata una nuova esperienza, una nuova sfida, e allora perché non provarci? Alla fine ci siamo accordati per fare una gara sola, la 24 Ore di Daytona, e non tutto il campionato IMSA. È una nuova esperienza che volevo provare, anche per curiosità, e ho preso al volo l’opportunità di correre con loro!
FT: Hai già avuto modo di provare la Corvette Z06 GT3.R?
MC: Sì, la macchina l’ho già provata, posso dirlo; e mi piace! L’ho provata a metà dicembre e devo dire che è stata una bella scoperta, perché penso possa andare forte pur essendo diversa rispetto alle altre GT che ho provato; quindi sono curioso di vedere a Daytona come si comporterà. Speriamo in un buon BoP perché, sai, è una pista un po’ particolare…proveremo a giocarcela al meglio e vedere cosa ne viene fuori.
FT: Soprattutto nel corso degli ultimi anni hai dimostrato grande capacità di adattamento a vetture dalla filosofia differente: è una tua dote naturale o l’hai appresa con il tempo?
MC: Nei miei primi anni, con Porsche, i concetti della macchine erano vagamente gli stessi, anche se nelle stagioni dal 2017 in poi, quando c’era la 911 RSR mid-engine, chiaramente ho sentito un po’ la differenza da una Porsche “comune” con un motore a sbalzo posteriore. Negli ultimi anni invece ho cambiato tanto. Senza voler fare l’eroe, ma sinceramente mi viene abbastanza naturale! Riesco discretamente bene ad adattarmi ad ogni tipo di macchina.
FT: E che cosa serve per andare forte (e fare bene) a Daytona su una GT3?
MC: Allora, alla 24 Ore di Daytona su 6 volte che l’ho fatta non me n’è mai andata bene una, così come Le Mans! Sono le due in 24 Ore in cui purtroppo non sono mai riuscito neanche a vedere un podio, per cui mi piacerebbe ancora più quest’anno che accada. Però la cosa che secondo me accomuna tutte le 24 Ore è cercare di arrivare con la macchina la più intatta possibile nelle ultime ore di gara, cercare di giocarsela bene in tutte le fasi col traffico, che è sempre un terno al lotto…però devo dire che a Daytona grossi problemi in questo senso non ce ne sono, in quanto la maggior parte del giro si è sempre sul dritto. Poi il setup è fondamentale, ma su questo lascio il merito ai tecnici: io cerco di guidare il più veloce possibile e fare del mio meglio. Chiaramente bisogna trovare il pacchetto aerodinamico più efficiente, e Daytona è una pista dove si va a scarichi il più possibile. Ma lo fanno tutti, per cui ce la giochiamo proprio sui “micro chilometri orari”!
FT: Tu, che le hai vissute entrambe diverse volte, ce lo puoi spiegare: quali sono le differenze, per un pilota, tra la 24 Ore di Le Mans e la 24 Ore di Daytona? Qual è l’aspetto che le differenzia?
MC: Il casino di Le Mans è ineguagliabile, nel senso che è un weekend proprio pieno, affollatissimo di impegni e di gente e, non so, ma da pilota si vive in qualche modo molto di più la gara. Chiaramente anche Daytona non è da meno, però la quantità di persone che c’è alla 24 Ore di Le Mans è difficile da vedere da qualche altra parte, se non forse al Nürburgring. Poi, in fondo, da pilota ti dico che sono entrambe due piste dove serve tanta velocità soprattutto sul dritto, per cui sotto quel lato si accomunano un po’. E come ti dicevo prima, sono le due 24 Ore dove sto ancora aspettando un minimo di successo o quantomeno di risultato positivo. Le Mans l’ho fatta ancora più volte rispetto a Daytona e anche lì sto aspettando che il mio giorno arrivi. Per cui speriamo in quest’anno!
FT: E, mettendole a confronto, preferisci le regole sportive usate in IMSA o quelle più “europee”, come nel WEC?
MC: Per abitudine preferisco quelle del WEC, nel senso che secondo me è un contesto un po’ più “fair”, dettato anche dalle piste e dai concetti di sicurezza che chiaramente rendono la situazione un po’ più tranquilla. A Daytona abbiamo visto che il contatto è il benvenuto, quindi…diciamo che se vogliamo vederla sotto il profilo dello show, sicuramente è meglio IMSA; però sotto il profilo della sportività, in certi casi, si può arrivare anche un po’ oltre il limite. Quindi da parte mia preferisco il WEC, che forse ha regole un po’ troppo rigide in certi casi, ma in cui penso che ci sia un po’ più di “fairplay” in generale.
FT: Una delle due forme di motorsport è più “pura” dell’altra oppure sono due concetti differenti e…stop?
MC: Secondo me sono solo due approcci diversi, nel senso che quello in America è un altro tipo di show; corriamo sempre con delle macchine, però la visione e l’approccio di gara cambia molto tra come siamo abituati noi in Europa e l’America.
FT: Come si prepara atleticamente un pilota del tuo livello?
MC: Considera che la mia stagione 2025 è ufficialmente finita a metà dicembre, per in cui quei pochi giorni che ho avuto a disposizione ho cercato di rigenerarmi e prepararmi per la stagione in arrivo. Ho fatto il minimo indispensabile, sono onesto. Mi tengo sempre allenato dal punto di vista aerobico e chiaramente faccio quello che serve di palestra; ma l’allenamento lo faccio proprio sul campo, perché anche per questa stagione mi ero detto “okay, faccio un po’ di meno perché altrimenti sono sempre troppo via”, però alla fine si fanno cose su cose…e quindi il mio allenamento vero e proprio è dietro al volante, cioè guido talmente tanto che la mia palestra è quella.
FT: Che rapporto hai con il simulatore? Lo usi? Lo trovi uno strumento utile?
MC: Da quando mi sono trasferito, purtroppo non lo sto più usando, però penso che sia uno strumento che aiuta a tenersi in forma. Non sono dell’idea che un simulatore possa insegnare qualche cosa dal punto di vista della guida, perché comunque si è sempre dietro a un computer e le sensazioni sul tuo corpo arrivano da parti diverse…però, per imparare una pista, per mantenere la concentrazione e la mentalità è un ottimo strumento, senza ombra di dubbio. Per me, personalmente, quando devo imparare una pista nuova il simulatore è un “must”; per me serve principalmente per quello, se devo correre in una pista che non ho mai visto mi preparo al simulatore prima di andarci.
FT: E adesso ti prepari ad aprire la tua stagione 2026: cosa ci possiamo aspettare?
MC: Posso dire che farò una cosa a cui tenevo tanto, che mi sarebbe da sempre piaciuto fare. Finalmente l’opportunità è arrivata. Si erano aperte diverse strade, ma alla fine ho optato per una. È una cosa che mi sta proprio a cuore, sono proprio contento, e cercherò proprio di fare bene.
FT: Ti potremo ancora cantare “Tanti auguri” da sotto al podio in qualche gara, come a Monza ‘25?
MC: (Ride, n.d.r.) allora, guardando il calendario quest’anno il mio compleanno non dovrebbe essere un giorno di gara…spero ce ne sia una il più vicino possibile. Comunque fare i 29 anni a Monza e vincere la gara è stato bellissimo!
FT: E noi siamo stati fortunati a poter essere proprio lì sotto, in un momento così speciale. Matteo, un enorme grazie per il tuo tempo!
MC: Grazie a voi, ciao!
