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Muore la GP2, lunga vita alla Formula 2: ma cambierà davvero qualcosa?

Bella cosa le bolle. Si gonfiano fino a scoppiare e poi, puntualmente, scoppiano. Lasciando un nulla di fatto dopo di sé. È questo che è accaduto nella guerra tra la FIA ed Ecclestone sulla Formula 2, che è nata ufficialmente in questo fine settimana. Il Consiglio mondiale degli sport motoristici ha ratificato il 9 marzo…

13 Marzo 2017
4 min read

Muore la GP2, lunga vita alla Formula 2: ma cambierà davvero qualcosa?

Bella cosa le bolle. Si gonfiano fino a scoppiare e poi, puntualmente, scoppiano. Lasciando un nulla di fatto dopo di sé. È questo che è accaduto nella guerra tra la FIA ed Ecclestone sulla Formula 2, che è nata ufficialmente in questo fine settimana.

Il Consiglio mondiale degli sport motoristici ha ratificato il 9 marzo la decisione di rinominare il campionato GP2. Niente GP2 2017 dunque, bensì l’inizio di una nuova serie automobilistica. La categoria cadetta della F1 sarà il FIA F2 Championship, anche se per il momento non si tratta altro che di una GP2 riverniciata.

Il meeting di Ginevra chiude così una partita aperta da tempo. Ovvero da quando la Commissione monoposto della FIA, presieduta da Stefano Domenicali, aveva deciso di lasciar perdere l’ipotesi di costruire una F2 in concorrenza alla GP2. Una scelta che era maturata per la proposta inaspettata della GP2 stessa, la quale voleva sobbarcarsi l’onere di organizzare la futura serie.

Precedentemente la strada che la Commissione voleva compiere non era ancora stata definita in maniera completa. Trasparivano alcune indiscrezioni sui siti inglesi, mesi fa, sul fatto che Jean Todt volesse metter su un campionato sul modello dell’EuroF3. Cioè una serie relativamente aperta sul fronte tecnologico (vedi il duopolio Mercedes-Volkswagen nel campionato europeo di Formula 3), formativa e che poco si lasciasse imbrigliare dagli espedienti della griglia invertita e dei punti bonus. Un’opzione era rilevare la World Series by Renault, ma non si è seguito questo percorso.

Antonio Giovinazzi a Spa-Francorchamps

Adesso il rebranding della GP2 Series pone la Federazione di fronte a sfide d’ampio raggio. È la prima volta da decenni che Parigi si assume in prima persona il compito di formare l’ultimo gradino prima della punta di diamante. E se la GP2 lasciava a desiderare tempo fa, a maggior ragione un cambio di nome non basta a salire di marcia.

I difetti della serie minore sono diversi: il più importante è l’ammontare dei costi. È una serie che chiede molti soldi e offre poca esperienza formativa, oltre a garantire sbocchi decisamente stretti. Negli ultimi anni nessun campione GP2 è salito direttamente in F1 (Valsecchi e Leimer mai, Palmer e Vandoorne con un anno di ritardo, Gasly ancora no). E anche per i piloti nelle posizioni poco più indietro la situazione è sempre stata aspra. Il campionato si è gradualmente trasformato davvero in una piccola bolla, in cui era arduo entrare e da cui era difficile uscire.

Anche sul fronte formativo la Federazione (e i team) ha sempre avuto da ridire. Soltanto mezz’ora di prove libere (tanto che c’è stato anche chi ha fatto ulteriori collaudi nella mezz’ora di qualifica), la stessa automobile dal 2011 a oggi e le prime otto posizioni di gara-1 ribaltate in gara-2: elementi a sfavore di una serie che tutti gli addetti ai lavori ormai apprezzano poco. Una grande critica si è sviluppata anche sul suo essere monomarca – che teoricamente abbassa i costi – perché i giovani piloti non sono addestrati a sentire le differenze tra le macchine e a fornire aiuto nello sviluppo delle F1, automobili che necessitano di upgrade praticamente ogni volta che è possibile schierarli.

In mancanza di una grande riforma del regolamento F2, la Federazione si ritroverà ad avere soltanto il controllo economico di un giocattolo scadente che fino a poco tempo fa riteneva opportuno distruggere. E al tempo stesso deve trovare un’alchimia perfetta per assicurare il massimo della formazione tecnica al minimo del costo economico. Il che, come insegna l’esperienza della GP2, è molto difficile.

Un confronto tra la F3 (in alto) e la GP3 (in basso)

Un’altra patata bollente che a Parigi dovranno trovare il modo di pelare è la GP3. La serie cadetta della serie cadetta infatti ha compiuto troppi passi avanti per poter essere trasformata in un nuovo campionato di F3 (il che tra l’altro rischierebbe di uccidere il campionato europeo, perché il mercato di piloti e scuderie non è in grado di sostenere la domanda di due diversi campionati d’alto livello tecnologico e d’alto budget di spesa). Il campionato offre automobili di 400CV, concepite per preparare i piloti direttamente per la F2-ex-GP2. Il che aggiunge carne a fuoco: cambiare la GP2/11, ovvero la Dallara che si usa in GP2, avrà ricadute anche sull’appetibilità della GP3.

In tutto questo si profila una grande guerra all’orizzonte. Cioè quella contro la Formula 3.5 V8, ex Formula Renault 3.5 e avversario strenuo della GP2 nel campo delle serie minori. Un campionato a costi più bassi, con vetture meno performanti ma almeno altrettanto formativo e che ha sfornato grandi talenti. Parigi aveva già provato a svalutare le serie Renault pagando meno le performances dei piloti in quei campionati in termini di punteggio per acquistare la Superlicenza F1. Risultato? A Viry-Chatillon si era alzato un putiferio, che aveva indotto Place de la Concorde a ritornare sui suoi passi. Adesso dietro la Formula 3.5 V8 non c’è più la Renault a fare la voce grossa, ma la concorrenza si farà sentire nei fatti.

Morale della favola: Jean Todt ha voluto la bicicletta, ma adesso gli tocca pedalare.

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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