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Pagani Huayra Roadster, la più bella del Salone di Ginevra 2017

L’automobilismo è un universo strano, complesso, spesso immerso in sogni e visioni. Prima, anni addietro, uomini illuminati come Ferruccio Lamborghini o Enzo Ferrari dedicavano la loro vita per migliorare ogni volta le loro creazioni, stravolgendole e perfezionandole in ogni occasione. Oggi, a mio avviso, questa rotta si è leggermente spostata verso le logiche di mercato, incrinando quel…

22 Marzo 2017
5 min read

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L’automobilismo è un universo strano, complesso, spesso immerso in sogni e visioni. Prima, anni addietro, uomini illuminati come Ferruccio Lamborghini o Enzo Ferrari dedicavano la loro vita per migliorare ogni volta le loro creazioni, stravolgendole e perfezionandole in ogni occasione. Oggi, a mio avviso, questa rotta si è leggermente spostata verso le logiche di mercato, incrinando quel rapporto tra sogni e realtà a favore delle vendite. In tutto questo marasma rimane però un’eccezione del tutto incredibile, che ogni volta ci sorprende ed entusiasma dando vita a capolavori dove si fondono visioni, sogni, amore e passione al cospetto della tecnica e della ricerca. Quanto appena detto non appare come un’entità mistica, ma ha un nome ed un cognome, Horacio Pagani. In quel lembo di Emilia, terra magica dove piuttosto che elfi e folletti sono pistoni e cilindri a prendere vita come se fossero all’interno di un incantesimo, Horacio, ingegnere venuto da un continente lontano anni or sono, continua ogni volta a sorprenderci con le sue vetture, anzi opere d’arte. Si narra che Michelangelo, ammirando il suo “Mosè” esclamò “Perché non parli?” e colpi con veemenza il ginocchio della statua. A me piace pensare che lo stesso pensiero sia balenato nella mente di Horacio mentre ammirava la sua ultima creatura, la Huayra. Un visionario ingegnere sudamericano che, invece del martello, brandisce una matita ed un pezzo di carta per scheggiare il tetto dando finalmente alla Huayra il dono della parola.

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“La più bella di Ginevra” . Esordiva così, in uno dei tanti audio che la riguardava, il nostro Filippo nei resoconti che ci inviava quasi minuto per minuto, come se fosse una radiocronaca. Con voce tremante, rotta, emozionata tanto da trasportarci lì con lui, mostrandocela con le sue parole come se fossimo stati presenti al suo fianco. Definire la Huayra Roadster una semplice versione scoperta della sua genitrice è riduttivo e sbagliato. Forse anche merito del nome del Dio del vento dato alla vettura, in questo ardito ed affascinante progetto la Pagani è riuscita più che a creare una versione scoperta una vera e propria nuova vettura, una sorta di rivoluzione che proveremo a spiegarvi. Iniziamo con il dirvi che ogni pannello è differente rispetto alla versione coupé – già da qui si capisce la cura dietro ad ogni sorta di particolare –, e che viene elargito un set di set di valige della Schedoni di Modena fatto con le stesse combinazioni di pelli e cuciture dell’abitacolo. L’aerodinamica è stata progettata ex-novo, sia per quanto riguarda lo splitter anteriore, sia per quanto riguarda tutto il posteriorediffusore incluso – per recuperare l’efficienza aerodinamica persa senza il tetto, in una sorta di operazione di ribilanciamento aerodinamico. La perdita del tetto, abbinata ad ulteriori accorgimenti, ha comportato 80 kg in meno. Da notare che la Huayra è l’unica roadster più leggera della variante coupè da cui trae origine. Il tetto è comunque disponibile, dato che è stata creata una lastra mista di carbonio e cristallo, dal peso eccezionale di 12 kg. La parte in cristallo è stata studiata per ridurre al minimo i fruscii dell’aria senza intaccare il suono del motore, in modo che il pilota possa avere il massimo piacere di guida derivante dal sound anche a vettura chiusa. Il tetto in cristallo è fisso, removibile solamente da fermo, per questo all’interno della vettura è presente un tetto in tela, in caso di emergenza.

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La versione roadster è dotata di un telaio monoscocca in carbotitanio, con una parte in CARBO-TRIAX-HP52. Questa particolare denominazione “HP” sta per Horacio Pagani, mentre il numero “52” indica il fatto che questo materiale sia più leggero del 52% rispetto al carbonio a pari rigidità. Un dato emozionante, che ci permette di comprendere a che livelli si viaggi all’interno del settore ricerca e sviluppo della Pagani. Le sospensioni risultano più leggere del 25% grazie ad una rivisitazione dei materiali utilizzati, ed il cambio a 7 marce munito di sincronizzatori in carbonio prodotti dalla X-Trac – assieme al differenziale – ha avuto un decremento del peso di circa il 40%, venendo posizionato trasversalmente per una questione di bilanciamento dei pesi, con l’obiettivo di accentrare il baricentro. Il differenziale, in una perfetta simbiosi con l’elettronica, dà la possibilità di optare, attraverso la ripartizione della potenza, tra 5 differenti stili di guida: Wet, Confort, Sport, Race e Esp off. Anche i freni sono stati oggetto di modifiche, con un nuovo design da parte di Brembo per le pinze – a 6 pistoncini all’anteriore ed a 4 al posteriore – dell’impianto in carboceramica, composto da 4 dischi da 380 mm di diametro. Dando spazio anche ai pneumatici, la Pirelli ha sviluppato una nuova versione della linea PZero – creata inizialmente per la Ferrari F40 – appositamente per il gioiello di San Cesareo sul Panaro: i nuovi pneumatici, disponibili sia da 20″ che da 21″, sono in grado di sopportare fino ad 1,8 G di accelerazione laterale, e per la loro specificità hanno la denominazione PZero HP.

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Dulcis in fundo, il propulsore rispetto alla versione coupé ha beneficiato di un incremento della potenza di 34 CV. Sviluppato dalla AMG – la collaborazione tra le due aziende è sorta anni fa, grazie all’intermediazione di Juan Manuel Fangio – il propulsore da 6 litri V12 biturbo è in grado di erogare 764 CV ed una coppia massima di 1000 NM. Il costo di tutto questo splendore? Più di 2 milioni di euro, una cifra destinata a lievitare facilmente grazie alle moltissime possibilità di personalizzazione. State tranquilli però, il lavoro – che lo stesso Horacio ha definito come “il più difficile della mia vita” – ha già trovato tutti i 100 acquirenti designati nella tiratura limitata. Concludendo l’articolo, devo infine rendere grazie a Filippo Gardin – nostro inviato al salone – che tra una chiacchiera e l’altra, è riuscito a strappare un aneddoto interessantissimo su Horacio Pagani. Il patron dell’omonima casa ha infatti scelto di discostarsi dalla moda del momento, e di tenere la leva del cambio assieme ai paddle sul volanteFerrari e Lamborghini, ad esempio, hanno solo le leve al volante e i tasti con funzione P/R/N/D/S. Questo accorgimento ha fatto sì che ci fosse sia un richiamo al passato, sia un occhio di riguardo per chi ricercasse un particolare piacere di guida. La particolarità interessante è però che la Pagani ha progettato quella leva ben 4 volte, fin quando non ha ottenuto il suono perfetto – inteso come il sound che fa la leva quando si muove avanti e indietro per cambiare sequenzialmente le marce. A noi, detto ciò, non resta che ammirare questa creazione con gli occhi del bambino che ogni appassionato di motori ha nel suo profondo e di ringraziare Horacio Pagani – l’uomo dei sogni – per riuscire, ogni volta, a far convivere tradizione e innovazione in un mix di perfezione.

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P.S. Se voleste saperne di più sulla nostra avventura a Ginevra, ecco un paio di link interessanti:

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Marco Perziani

Dal 1991 ossessionato dai motori. Vi parlo di nuove uscite, e narro storie. Tutto esclusivamente a base di cilindri, passione, odor di carburante possibilmente sulle note di un V10 aspirato.

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