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La crisi del WRC fa tornare la FIA sui propri passi: dal 2025 via l’ibrido dalle Rally1

La FIA torna sui propri passi nel tentativo di salvare il WRC: a partire dal 2025 scomparirà l’ibrido dalle Rally1

29 Febbraio 2024
5 min read
wrc ibrido

Nel tentativo di arrestare una gravissima emorragia di fan, marchi automobilistici e persino piloti, il WRC e la FIA sconfessano le decisioni passate e tornano drasticamente sui propri passi: a partire dalla stagione 2025 del World Rally Championship i sistemi ibridi scompariranno dalle attuali vetture Rally1.

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© Jaanus Ree / Red Bull Content Pool

Il frastuono provocato da una miriade di campanelli d’allarme, infine, è riuscito in un’impresa che sembrava impossibile. Non era scontato infatti che, nonostante le evidenti difficoltà in cui versa da ormai diverse stagioni il WRC, la ragione della FIA si destasse dal sonno che tanti mostri è riuscito a generare. Non era scontato soprattutto perché era chiaro che un risveglio avrebbe costretto la Federazione Internazionale dell’Automobile a riconoscere i propri errori. Un’attività che, come ben sappiamo, non rientra tra le preferite di coloro che occupano gli uffici della FIA.

Il quadro clinico del World Rally Championship, tuttavia, era troppo grave per poter essere ulteriormente ignorato. Il crollo vertiginoso di ascolti e interesse avuto negli ultimi anni, unito al mancato arrivo di costruttori e aggravato dal fatto che il campione del mondo in carica della categoria abbia preferito dedicarsi alla Porsche Carrera Cup piuttosto che alla difesa del proprio titolo, hanno disegnato uno scenario per certi versi demotivante. Il numero di Rally1 al via di questa stagione è drammaticamente esiguo, e persino l’ennesimo atto dello scontro tra Hyundai e Toyota non riesce più a tenere viva l’attenzione del pubblico. Un pubblico la cui percezione, oltretutto, è alterata in senso negativo dall’assenza dei piloti che per anni hanno rappresentato un riferimento – carismatico e cronometrico – per tutti. Privo dei due Sebastien e di Kalle, il WRC trasmette all’appassionato generalista la sensazione di essersi ridotto a premiare chi… si è limitato a rimanere: difficile trovare un fan che non si dica convinto del fatto che uno tra Loeb, Ogier o Rovanpera sarebbe riuscito a conquistare un altro Mondiale se solo avesse voluto disputare l’intera stagione.

La diaspora di piloti vincenti e carismatici è andata chiaramente a braccetto con il percepito e percepibile calo di competitività avuto in seno al WRC, che aveva introdotto il Regolamento Tecnico attualmente vigente con il chiaro intento di aumentare il numero di marchi presenti ai blocchi di partenza delle PS di tutto il mondo. I brand automobilistici, che avrebbero dovuto accorrere numerosi tra le braccia del World Rally Championship attratti dai sistemi ibridi presenti su quelle Rally1 che troppo presto hanno soppiantato le straordinarie WRC Plus, hanno tuttavia fatto spallucce per motivi di costi e complicanze progettuali che nessuno di loro voleva sobbarcarsi a fronte di un ritorno d’immagine non così rilevante. Il risultato di una simile politica è sotto gli occhi di tutti, FIA compresa: al via dei Rally di Monte-Carlo e Svezia, i primi due appuntamenti del Mondiale 2024, sono state schierate rispettivamente 8 e 9 vetture Rally1. Escludendo dal conteggio i piloti con impegno part-time – Ogier a Monte-Carlo e Rovanpera e Bertelli in Svezia -, il numero di Rally1 in lotta a tempo pieno per i titoli iridati scende drasticamente a 7. Capite bene come si sia ben al di sotto di qualsiasi soglia della sufficienza.

Stando così le cose, la FIA ha saggiamente deciso di compiere il più classico dei dietrofront in vista del prossimo futuro: l’alimentazione ibrida, fulcro attorno al quale si è sviluppato il Regolamento Tecnico introdotto a partire dalla stagione 2022 del WRC, scomparirà infatti a partire dal 2025. “L’attuale vettura Rally1 continuerà ad essere il veicolo di punta del World Rally Championship sia nel 2025 che nel 2026, ma con modifiche volte a ridurre i costi e le prestazioni – si legge nel documento pubblicato dalla Federazione Internazionale dell’Automobile – “Queste modifiche comprendono la rimozione dell’unità ibrida plug-in, con prestazioni compensate da una riduzione del peso complessivo, una riduzione del restrittore del turbo e una semplificazione dell’aerodinamica”. Tramontata dunque l’ipotesi di trasformare l’attuale categoria Rally2 in una sorta di Rally2 Plus e di elevarla dunque al rango di classe regina del rally mondiale, la FIA ha optato per una drastica semplificazione del complesso e costosissimo regolamento tecnico attualmente in vigore.

Le novità introdotte dalla Federazione, tuttavia, non finiscono qui. Cercando di vedere un po’ più in là del proprio naso, gli occupanti delle stanze dei bottoni hanno iniziato a porre le basi anche in ottica 2026 e oltre. Tra due anni verrà infatti introdotta una cellula di sicurezza uguale per tutti i costruttori, che consentirà ai brand tanto di calmierare i costi di sviluppo delle proprie vetture quanto di realizzare delle auto che abbiano le sembianze commercialmente più utili per i brand stessi. Da questo punto di vista quanto fatto da Ford e M-Sport, che hanno deciso di sacrificare la Fiesta sull’altare della più venduta – e dunque più remunerativa – Puma, ha fatto scuola: non è da escludere, dunque, che a partire dal 2026 anche le carrozzerie di piccole segmento B come i20 e Yaris possano cedere il passo alle linee di Kona e Yaris Cross. Nel disegno della FIA i marchi automobilistici, oltre a essere per l’appunto invogliati da un ritorno d’immagine più utile ai fini commerciali, dovrebbero essere attratti nell’orbita del WRC anche da una considerevole diminuzione dei costi di sviluppo di una vettura Rally1. Si prevede infatti che, dal 2026 in avanti, per realizzare un’auto della classe regina del World Rally Championship saranno sufficienti circa 400.000 €. Una cifra importante, certo, ma che rappresenta comunque meno della metà di quel milione di euro che è ora necessario per creare e sviluppare una Rally1 ibrida.

Mentre è stato al momento confermato l’abominevole sistema di punteggio introdotto pochi mesi fa, sono rimaste invece per ora sospese tutte le discussioni legate al format del fine settimana. Troppo lunga e dispersiva per alcuni, troppo breve e semplificata per altri, adeguata sotto tutti i punti di vista per altri ancora, l’attuale struttura del weekend è stata mantenuta invariata, con l’unica vera variabile rappresentata dal posizionamento – e dal funzionamento – del Parco Assistenza che in molti vorrebbero più vicino e più aperto al pubblico. 

Se queste modifiche basteranno a regalare boccate d’ossigeno a una categoria che vive in apnea da ormai tre anni non ci è dato saperlo. Ciò che però regala un minimo di sollievo a chi vi scrive è il fatto che più di qualcuno, nei piani altissimi dei palazzi della Federazione, abbia avvertito il pericolo di vedere lentamente spegnersi la fiamma di un campionato che ha emozionato generazioni di appassionati. Facendosi carico, fortuna nostra, di evitare al World Rally Championship una fine agonizzante che sarebbe stata sinceramente immeritata.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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