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Tra report, siti e profili social: la F1 vista con gli occhi di un Addetto Stampa di un team

Ci sono tantissimi ruoli all’interno di una Scuderia di F1. Solitamente, chi osserva questo mondo da dietro lo schermo della TV ne vede solamente pochi. Siamo abituati ad associare un volto ad un Team Principal, ad un Direttore Tecnico, ad un Ingegnere di Pista, ma le telecamere raccontano poco altro di quelle grandi famiglie allargate…

19 Aprile 2017
5 min read

Ci sono tantissimi ruoli all’interno di una Scuderia di F1. Solitamente, chi osserva questo mondo da dietro lo schermo della TV ne vede solamente pochi. Siamo abituati ad associare un volto ad un Team Principal, ad un Direttore Tecnico, ad un Ingegnere di Pista, ma le telecamere raccontano poco altro di quelle grandi famiglie allargate che sono i team di Formula 1. Me ne sono reso conto nel 2015 quando, dopo aver vinto la prima edizione del #JoinTheTeam, il Sahara Force India F1 Team mi ha aperto le porte sul mondo degli Addetti Stampa, un ruolo che se prima era importante ora, con l’avvento dell’era social, ha assunto una valenza ancora maggiore. E di ciò ve ne rendete conto soprattutto se avete senso dell’umorismo: avete presente i simpatici siparietti che i vari profili ufficiali dei Team mettono in scena su Twitter, mandando in visibilio orde di follower? Ecco, dietro ciascuno di quegli account c’è un Addetto Stampa. E oggi, grazie ai potentissimi mezzi di Andare a pesca con un’Audi R18 e di Fuori Traiettoria, volevamo farvi capire un po’ meglio cosa significhi gestire l’immagine, tra report, siti ufficiali e profili social, di un team di F1. Diamo quindi il benvenuto virtuale a Will Ponissi, addetto stampa della Force India, che è stato gentilissimo nel volermi concedere questa intervista.

© Sahara Force India F1 Team
© Sahara Force India F1 Team

FUORI TRAIETTORIA: Partiamo con una domanda molto generale. Da addetto stampa, quali sono i momenti più caotici che ti capita di vivere durante un weekend di gara? E i momenti invece più tranquilli?

WILL: Di momenti caotici ce ne sono tanti, dai giovedì in cui tutte le nostre attività mediatiche hanno luogo (a partire dalle 10 del mattino fino alle 5 del pomeriggio, spesso in luoghi diversi) per arrivare alle qualifiche, dove ci sono moltissime cose da scrivere in un lasso di tempo relativamente corto. Il più caotico, però, è sicuramente il periodo immediatamente successivo alla bandiera a scacchi la domenica. Nel momento in cui il pilota taglia il traguardo, dobbiamo aggiornare i vari social media con il risultato finale, annotare i risultati e le classifiche aggiornate per fare in modo che il pilota le veda prima di incontrare la stampa e soprattutto correre al box della FIA per recuperare i piloti… il tutto nel tempo che impiegano a fare il giro di pista e ritornare al parco chiuso. Per quanto riguarda i momenti tranquilli, ce ne sono alcuni, di solito quando i piloti sono alla riunione con i loro colleghi, il giovedì alle 5 del pomeriggio, o durante i meeting con gli ingegneri. Tranquillo non significa noioso però: sono i momenti ideali per rispondere alle mail o pranzare.

FT: Ipotizziamo una situazione tipo. Finisce una sessione di Qualifiche, e uno dei piloti della tua scuderia è infuriato con un collega, reo di averlo ostacolato e di avergli fatto così perdere la seconda fila. Voi addetti stampa cercate di far capire al pilota cosa sia meglio dire nelle interviste oppure vi affidate alla sua ragionevolezza sperando che mantenga il quieto vivere?

W: Tutti i piloti, anche i più giovani, sono estremamente professionali e veramente di rado si vedono occasioni in cui dicano cose fuori dai limiti. Nel caso in questione, la cosa migliore sarebbe dare al pilota un paio di minuti di pace per fare raffreddare tutti i bollenti spiriti, lasciargli fare due chiacchiere con il suo fisioterapista e poi accompagnarlo nel recinto della stampa. Di solito questo basta per fare in modo che nulla di troppo pericoloso salti fuori!

FT: Tra addetti stampa dei vari team vi conoscete tutti? Perché quando date vita a quei “botta e risposta” su Twitter sembrate amici di vecchissima data…

W: Più o meno si, ci conosciamo tutti. Non e’ solo una questione di incontrarsi nel paddock o prima della parata dei piloti, che sono momenti in cui scambiare quattro parole, 20 volte l’anno per cinque giorni a settimana. Si tratta anche delle ore insonni passate a parlare su voli intercontinentali, le cene settoriali alle churrascarie brasiliane, e tanti altri momenti simili. Per non parlare del fatto che la gente si sposta spesso da squadra a squadra, quindi nel giro di pochi anni si finisce sempre a conoscere persone in tutte le squadre!

FT: Rimanendo sull’argomento Twitter, che è il Social dove sembrate avere più libertà di pubblicazione, i team vi impongono delle linee guida su cosa pubblicare oppure, sempre non scadendo in offese, potete dare libero sfogo alla fantasia? Perché a volte capita di vedere post che andrebbero bene su quella pagina un po’ strana, Andare a pesca con un’Audi R18…

W: La situazione cambia da squadra a squadra – e con esso il tono e i contenuti. A livello strategico, ci si accorda su un tono di voce e una “personalita’” da adottare, e il resto parte da lì. In Force India siamo una squadra amichevole e leggermente irriverente, senza complessi di inferiorità, e ci comportiamo allo stesso modo sui social. Ovviamente, siamo consci del ruolo ufficiale che copriamo, ma è una responsabilità che ci assegniamo da soli, senza un diktat del management.

FT: Dal punto di vista della comunicazione – sui Social e non -, visto che sei dentro quest’ambiente, credi che la F1 debba migliorare? Se sì, come secondo te?

W: Si può certamente fare di più, anche se i primi passi di questo 2017 sono molto incoraggianti. Se paragoniamo la Formula 1 ad altri sport – il calcio, il football americano, il basket NBA – anche i Team più grandi (e la FIA stessa) fanno una frazione di quello che questi giganti fanno. Per crescere ci vuole tempo, energie e risorse e ci stiamo muovendo in questa direzione.

FT: Ad un ragazzo che volesse provare a diventare addetto stampa, che consiglio daresti? C’è un percorso professionale particolare che secondo te può essere considerato più propedeutico di altri?

W: Non c’è un percorso preciso, ma in linea di massima un corso a distanza di anestesia veterinaria non è un buon punto di partenza. In genere, la maggior parte di noi ha un passato di studi in giornalismo, tante pagine scritte per giornali, riviste e siti e spesso esperienza in altri sport. Saper scrivere bene è molto importante e, ovviamente, una buona conoscenza del mondo della Formula 1 aiuta molto!

FT: Grazie Will, sei stato davvero gentilissimo. In bocca al lupo alla Force India per questo prosieguo di stagione 2017!

W: Grazie a voi. E un saluto ai fan di Andare a pesca con un’Audi R18 ed ai lettori di Fuori Traiettoria!

Saluto che ricambio anche io, Will. Ma tanto il volante non ve lo riporto…

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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