A Yanbu l’ultima bandiera a scacchi della Dakar 2026 manda ufficialmente in archivio anche la 48ª edizione del rally raid più famoso del mondo. Mattias Ekström ed Edgar Canet vincono la Stage 13, ma a festeggiare sono Nasser Al-Attiyah e – in modo clamoroso – Luciano Benavides!

Lo scrivevo ieri: la Dakar è una gara infida e traditrice. Affascinante come poche altre al mondo, questo è certo, ma impietosa e crudele come forse nessun’altra. Non importa quanti km tu abbia percorso, quante Stage tu abbia messo alle spalle, quanti giorni tu abbia trascorso sotto al sole, sulla sabbia o le rocce, tra le dune o i canyon: l’imprevedibile, l’impensabile, alla Dakar può accadere anche in una prova speciale lunga appena 105 km. E la vittoria che hai inseguito per oltre dieci giorni può scivolarti via dalle mani per un nonnulla, a poche centinaia di metri dalla linea del traguardo.
AUTO
Nasser Al-Attiyah, che di Dakar prima di questa mattina ne aveva conquistate già 5, questa caratteristica della corsa la conosce fin troppo bene. Il pilota del Qatar, consapevole che una vittoria nella Stage 12 lo avrebbe costretto a fare da battistrada nell’ultima prova speciale, ieri non si è affatto risparmiato: sapeva benissimo che ogni secondo avrebbe potuto fare la differenza, dunque ha spinto al massimo per essere certo di avere a disposizione un margine tale da assorbire eventuali intoppi dell’ultimo momento.

La strategia adottata da Al-Attiyah si è ancora una volta rivelata vincente. Il pilota del Qatar ha infatti commesso un errore di navigazione costatogli più di 8’ tra il primo e il secondo Waypoint della speciale, ma in virtù degli oltre 16’ di margine con cui era scattato al mattino neppure questa perdita di tempo è riuscita a privarlo del sesto sigillo personale assoluto alla Dakar. Al-Attiyah, che alla seconda partecipazione di Dacia al celebre rally raid ha regalato la prima storica vittoria al marchio rumeno, è stato semplicemente perfetto per tutta la durata della corsa. Abile nel non commettere errori nella prima parte della gara, sempre veloce ma costantemente attento a non strafare per evitare di stressare troppo il mezzo, il qatariota ha gestito il proprio ritmo in modo tale da essere certo di scattare da posizioni di partenza favorevoli nelle prove speciali più temute e difficili. Una volta giunto nella fase cruciale della gara, non appena il terreno si è fatto più sabbioso e pieno di dune, Al-Attiyah ha assestato la spallata decisiva a tutti i suoi avversari prendendo quel margine che ha poi conservato fino al traguardo. Si è trattato dell’ennesimo capolavoro strategico disegnato dal pilota del Qatar, una volta di più dimostratosi l’uomo da battere nel rally raid più famoso del mondo.
Nani Roma, quest’oggi 13° al traguardo ma 2° nella classifica generale, dal canto suo le ha davvero provate tutte. Lo spagnolo, alla guida di una Ford Raptor parsa molto più convincente rispetto a quanto fatto vedere lo scorso anno, ha disputato probabilmente quella che è stata la sua miglior Dakar degli ultimi anni: chiudere a 9’42” di ritardo da questo Al-Attiyah non è affatto banale. A tagliare il traguardo al 3° posto assoluto è stato invece Mattias Ekström, 1° nella Stage 13 e capace di sgraffignare il podio a Sebastien Loeb proprio nell’ultima prova speciale in programma. Anche quella dello svedese è stata un’ottima gara, decisamente più solida rispetto alle uscite degli anni passati.
La vittoria della Dakar è sfuggita invece una volta di più all’appena citato Sebastien Loeb, 4° assoluto con la seconda delle Sandrider in classifica. L’alsaziano in questo 2026 non ha commesso errori di foga come spesso gli era capitato nelle precedenti edizioni, ma la maggiore esperienza dell’ingombrante compagno di squadra si è fatta sentire. Il 9 volte Campione del Mondo WRC rimuginerà probabilmente parecchio sul tempo perso a causa della rottura del servosterzo sulla sua Dacia, ma la sensazione è che comunque gli mancasse qualcosa per tenere lo stesso identico passo dell’implacabile Al-Attiyah. 5ª piazza poi per Carlos Sainz, parso forse meno in grande spolvero rispetto agli anni passati. Lo spagnolo non è stato mai lento nel senso più pieno del termine, ma i suoi compagni di squadra sono riusciti spesso e volentieri a mettergli le ruote davanti, al punto da precederlo anche nella classifica assoluta. È un qualcosa che non si era visto poi così di frequente nelle precedenti edizioni e sul quale, ne sono certo, “El Matador” rifletterà un po’.
Al 6° e al 7° posto assoluto hanno chiuso Mathieu Serradori, ottimo alla guida del suo Century, e Lucas Moraes. Il brasiliano, che dopo avere vinto nel 2025 il titolo W2RC con Toyota si è accasato tra le fila di Dacia, non sembra ancora avere trovato con la Sandrider lo stesso feeling avuto con la Hilux. Il cambio di casacca deciso da Moraes, a quanto pare, non ha giovato né a lui né a Toyota: se il brasiliano ha chiuso la propria corsa lontano dalle due Sandrider di vertice, occorre scendere addirittura fino all’8ª posizione generale per trovare la prima delle Hilux, con Toby Price davanti ai compagni di marca Seth Quintero e Saood Variawa. Il fatto che alla fine sia stato l’australiano (icona della Dakar su due ruote ma non ancora su quattro) il meglio piazzato tra i piloti Toyota è forse il più chiaro indice delle difficoltà incontrate dalle vetture del marchio giapponese in questa edizione del rally raid. La Hilux si è ancora una volta mostrata un mezzo efficacissimo, in grado come sempre non solo di occupare diverse posizioni delle varie top ten ma anche di centrare vittorie di tappa, ma la sensazione è che la partenza di piloti esperti – e che conoscevano ormai alla perfezione l’auto – come Al-Attiyah o lo stesso Moraes abbia fatto perdere un po’ di mordente allo squadrone giapponese. Il ritiro anticipato di Yazeed Al Rajhi e l’intoppo tecnico che ha rallentato pesantemente Henk Lategan hanno estromesso dai piani altissimi della classifica due piloti che avrebbero certamente occupato posizioni di vertice, ma nel complesso la flotta di Toyota sembra fare meno paura dal quando non c’è più il pilota del Qatar al timone dell’ammiraglia.
Auto – Top 10 classifica assoluta dopo la Stage 13:

MOTO
Non solo nelle corse dei cavalli: anche in quelle delle moto, per vincere, in fondo basta mettere solo il musetto davanti. Ha scoperto a proprie spese tutta la beffarda e crudele ironia del cortomusismo Ricky Brabec, pilota statunitense della Honda scattato questa mattina da leader della classifica con un margine di 3’20” su Luciano Benavides.

Quella che avrebbe dovuto essere una piacevole e tranquilla passerella finale, per il pilota che ha avuto l’onere quest’oggi di fare da apripista a tutti, si è trasformata nel più classico dei drammi sportivi. Quando al traguardo mancavano meno di 10 km, dopo averne già percorsi oltre 5.000 cronometrati, Ricky Brabec è finito fuori strada all’altezza dell’ultimo waypoint dell’ultima speciale. Come se non bastasse, l’errore commesso dal pilota della Honda – fino a quel momento autore di una gara pressoché perfetta – ha favorito involontariamente proprio il suo diretto rivale per la vittoria: Benavides ha infatti ammesso di essere riuscito a trovare in fretta la giusta strada da seguire proprio grazie allo sbaglio di Brabec. Il finale è stato davvero al cardiopalma: su un tempo di gara complessivo superiore alle 49 ore totali sono stati solamente 2” a far pendere la bilancia della Dakar verso l’argentino. Benavides, secondo membro della famiglia a vincere tra le moto dopo il fratello Kevin, ha conquistato il primo successo personale con il minor margine che si sia mai registrato in quasi 50 anni di storia della Dakar.
Alle spalle di Ricky Brabec, i cui sonni saranno verosimilmente infestati in eterno da quell’ultimo waypoint, si è piazzato Tosha Schareina. Lo spagnolo, autore di una prestazione molto positiva, ha perso slancio man mano che la seconda settimana di gara volgeva al termine. Ci sarà probabilmente da recriminare per quei 10’ di penalità presi stupidamente alla ripartenza dal bivacco della prima Tappa Marathon, dato che è nel tentativo di azzerarli che Schareina ha dato tutto ciò che aveva non riuscendo forse a dosare nel modo giusto le proprie energie, ma lo spagnolo ha dimostrato di essere davvero veloce sui terreni dell’Arabia Saudita. 4ª posizione per Skyler Howes, sottotono come van Beveren tra i portacolori della Honda, mentre ha stoicamente chiuso al 5° posto Daniel Sanders. L’australiano di KTM, grazie a una gestione molto oculata della propria corsa, era stato il favorito per la vittoria fino alla Stage 10, quella in cui è caduto in modo piuttosto rovinoso riportando la frattura della clavicola sinistra e la contusione dello sterno. Da quel momento in avanti, seppure tagliato ovviamente fuori dalla lotta per la vittoria, Sanders ha innalzato ulteriormente il livello della propria prestazione riuscendo a mantenere un ottimo ritmo (e ad arrivare al traguardo) per ben tre prove speciali e mezza in quelle condizioni.
Alle spalle dell’australiano ha chiuso il già citato van Beveren, che con la sua Honda si è messo dietro le due Hero di Jose Ignacio Cornejo Florimo e Ross Branch, mentre al 9° e 10° posto di questa top ten assoluta si sono piazzati Toni Mulec e Preston Campbell. Lo statunitense, che nella classifica dedicata alle Rally2 si è dovuto piegare proprio allo sloveno Mulec, potrà consolarsi con la consapevolezza di essere stato il miglior rookie di questa edizione della Dakar.
Moto – Top 10 classifica assoluta dopo la Stage 13:

