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F1, GP di Russia: ecco le pagelle di tutti i protagonisti

E’ il day after la straordinaria vittoria di Valtteri Bottas in terra russa, in un GP dove il finnico ha saputo regolare le due Ferrari di Vettel e Raikkonen che gli scattavano davanti e si è involato verso la sua prima vittoria in carriera, arrivata dopo 81 GP. Voto dunque altissimo per lui, ma bene…

1 Maggio 2017
7 min read

E’ il day after la straordinaria vittoria di Valtteri Bottas in terra russa, in un GP dove il finnico ha saputo regolare le due Ferrari di Vettel e Raikkonen che gli scattavano davanti e si è involato verso la sua prima vittoria in carriera, arrivata dopo 81 GP. Voto dunque altissimo per lui, ma bene anche le Ferrari e le Force India. E gli altri invece? Scopriamolo insieme.

© Foto Studio Colombo
© Foto Studio Colombo

VALTTERI BOTTAS – 10. Non fa la Pole e non centra neppure la prima fila, è vero, ma chiude a 97 millesimi dal tempo della migliore delle Ferrari – che a Sochi sul giro secco in questo 2017 erano forse più a posto – rifilando invece quasi mezzo secondo al suo compagno di team, un certo Lewis Hamilton. Poi, in gara, realizza un mezzo capolavoro: parte a fionda sfruttando benissimo il motore Mercedes ed il lungo rettilineo, impone un ritmo forsennato nella prima parte, gestisce il blistering e l’unica dimostrazione di aver avvertito la pressione di un mastino come Vettel è un lungo in Curva 13. Poteva costargli caro, è vero, ma così non è stato. E nonostante le gomme spiattellate Bottas si porta a casa la sua prima vittoria. Lasciandosi forse alle spalle anche qualche critica di troppo.

SEBASTIAN VETTEL – 9. Ritorna in pole dopo aver mancato la prima casella dello schieramento dal GP di Singapore del 2015, e il ritmo messo in mostra durante le prove libere lascerebbe quasi presagire una cavalcata trionfale verso la vittoria. Invece Sebastian indugia per un attimo in partenza, ed è quell’attimo a consentire a Bottas di avere un migliore spunto rispetto alla sua Ferrari ed a consegnargli sostanzialmente la vittoria. E’ rabbiosa la sua rimonta finale, ma Sochi è forse il circuito dov’è più inutile farla, vista la quasi totale impossibilità di portare degli attacchi. Si fosse corso su un’altra pista probabilmente staremmo a parlare di un altro epilogo.

KIMI RAIKKONEN – 8. Se non avesse commesso quell’errore all’uscita di Curva 18 durante il suo ultimo tentativo in qualifica avrebbe potuto addirittura tornare in Pole. Escludendo questa sbavatura, comunque, Iceman arriva in un buono stato di forma in Russia. Si fa gabbare – ma d’altronde come Vettel – da Bottas alla partenza, ma in quella circostanza è bravo a spegnere le velleità di Hamilton rintuzzando il suo attacco in Curva 2. Poi corre bene, mettendo in mostra un buon ritmo, una buona velocità e non commettendo errori. E in più sottrae punti preziosi ad Hamilton.

LEWIS HAMILTON – 4. Impalpabile. In crisi dal primo all’ultimo momento del weekend, lamenta in gara problemi di surriscaldamento che lo rallentano, arrivando addirittura a togliergli potenza ad un cilindro. La verità però è che durante tutto il fine settimana non ha mai avuto né il passo di Bottas né tantomeno quello di Vettel e Raikkonen. Chiude quarto solamente perché ha tra le mani una Mercedes, ma i 36″ di ritardo da un compagno di team che doveva essere un comprimario la dicono lunga sulla sua gara. Che siamo certi vorrà dimenticare in fretta.

MAX VERSTAPPEN – 7. Chi l’ha visto? Tralasciando i momenti concitati della partenza, il giovane olandese per via della sua RB13 corre nel vuoto più totale, troppo lento per raggiungere chi gli è davanti e troppo veloce per essere avvicinato da chi lo segue, limitandosi a guidare la sua auto. Su una pista di motore tornano a farsi vedere in maniera evidente la carenze che la PU Renault ancora presenta, ma anche il pacchetto aerodinamico delle RB13 ha dato l’impressione di non aver funzionato alla grande. Si aspetta qualche modifica all’auto per Barcellona, dove ha vinto il suo primo GP nel 2016. Che sia lì il punto d’inizio della stagione 2017 della scuderia di Milton Keynes?

SERGIO PEREZ – 8,5. La Force India passa per essere un’auto con parecchi problemini da sistemare, ma evidentemente quei problemini sono solamente teorici, visto poi come la VJM10 vada nella pratica. Miglior risultato stagionale al termine come al solito di una gara solida, che lo vede esaltare al massimo la sua capacità nel gestire le gomme. E porta a casa punti importanti per la sua scuderia.

ESTEBAN OCON – 8. Mezzo voto in meno perché è dietro al compagno di team sia in qualifica che in gara, ma la sua corsa è decisamente positiva. E’ veloce, anche lui si dimostra piuttosto gentile con le gomme e chiude a 9″ da Perez, ampiamente in zona punti.  Con ogni probabilità, tra i giovani piloti che sono approdati di recente in F1, lui in questo momento è quello che sta vivendo il momento migliore. Sia in termini di forma fisica e mentale che in termini di risultati.

NICO HULKENBERG – 8. Perché basta vedere cosa fa Palmer, nel corso di tutto il weekend, con la stessa macchina. Chiude a pochissimi decimi dalla sua ex Force India, ma anche lui è vittima del layout di Sochi poco favorevole a facilitare i sorpassi. Certo però è che se la Renault ora come ora si tiene a galla il merito è totalmente ed indubitabilmente suo.

FELIPE MASSA – 7,5. In  qualifica partiva davanti ad Hulk e ad entrambe le Force India, ma dopo i 52 giri di gara è dietro di loro, doppiato, complice anche una strategia a due soste rivelatasi più lenta rispetto a quella che prevedeva un unico pit. Fa imbufalire il mondo ferrarista per una presunta ostruzione nel corso dell’ultimo giro ai danni di Vettel mentre il tedesco portava avanti la sua rimonta, ma la verità è che nella manovra di Massa c’è ben poco di sbagliato e che tra i due ci sia stata più che altro un’incomprensione. Dimostra comunque, ancora una volta, di essere lui il pilota sul quale la Williams deve puntare per garantirsi dei punti iridati. E dire che era arrivato in F1 apparentemente per ricoprire il ruolo di “pensionato d’oro”.

CARLOS SAINZ – 7. Come la “sorella” maggiore RB13, forse anche la STR12 soffre, a Sochi, l’utilizzo della PU Renault, accreditata ancora di qualche cavallo di potenza in meno rispetto a Ferrari e soprattutto Mercedes. Anche lui corre bene, ma la STR12 non ne aveva per stare al passo con quelli davanti e quindi si limita a portare a casa un punticino e a battere il compagno di squadra.

LANCE STROLL – 5. Sfiora la Q3 mentre Massa ci entra di slancio. Sfiora la zona punti mentre Massa ci entra di slancio. Stavolta vede il traguardo, ma dal confronto con un pilota al tramonto della propria carriera come Felipe ci si inizia ad aspettare qualcosa di più. Non certo errori come quel testacoda al primo giro che condiziona poi tutta la sua gara, costringendolo ad una rimonta dalle retrovie.

DANIIL KVYAT – 5. Gara anonima per il pilota russo, che con la sua Toro Rosso non riesce a tenere il ritmo di Sainz durante tutto il weekend. Chiude 12°, doppiato, in un GP di casa che preferirebbe dimenticare presto. Ed è il secondo anno consecutivo che accade.

KEVIN MAGNUSSEN – 6. Perché è vero che la VF-17 in Russia proprio non sembra andare, ma almeno Magnussen dà l’impressione di provare a metterci una pezza, ed il confronto – stravinto – con Grosjean ne è la prova lampante. Sfortunato a completare un weekend senza errori proprio quando è la sua monoposto ad essere, quasi inspiegabilmente, assente.

STOFFEL VANDOORNE – 5,5. Da uno dei piloti più “sponsorizzati” del momento ci si aspetta qualcosa di più. La McLaren è quello che è e lo sappiamo tutti, ma Alonso lo castiga in termini di risultati ogni volta che la MCL32 glielo permetta. In gara non lo si vede se non nel momento in cui Raikkonen rientra in pista dopo la sosta, ma lì la colpa non è sua: è la macchina che, semplicemente, non sembra essere adatta a questo campionato.

MARCUS ERICSSON – 6. Idem come sopra. Guida un’auto che, su una pista di motore come questa, equipaggiata com’è con la PU Ferrari 2016 davvero non può nulla. Ha comunque il merito di finire davanti a Wehrlein con la stessa strategia e la stessa macchina. Di più, francamente, non può fare.

PASCAL WEHRLEIN – 5,5. Mezzo voto in meno, come solito, perché chiude alle spalle del compagno di team pur partendogli davanti. Anche lui opta quasi inspiegabilmente per una strategia a due soste che persino dalle simulazioni appariva inefficace, ed il risultato è che è l’ultimo pilota classificato e l’unico a chiudere con 2 giri di ritardo la corsa. Un GP che è un calvario, ma sarà probabilmente l’intera stagione a riservargli poche gioie.

DANIEL RICCIARDO – 6. In qualifica aveva rifilato un paio di decimi a Verstappen, ma una partenza non eccezionale gli fa perdere parecchie posizioni al via lasciandolo imbottigliato nel gruppo. Vorrebbe anche tentare la rimonta, ma il collasso del freno posteriore destro lo induce saggiamente al ritiro. Non è però di certo la stagione che lui si sarebbe aspettato, almeno finora.

FERNANDO ALONSO – 7. Potrebbe essere un “Senza Voto” vista la durata della sua presenza in gara, ma la Q2 centrata con questa McLaren su una pista dove si viaggia per oltre il 60% del tempo sul giro con l’acceleratore completamente pigiato va premiata. Chissà per quanto tempo ancora sarà disposto a sopportare una simile situazione.

JOLYON PALMER – 4. Non per l’incidente in gara ovviamente, perché a mio modo di vedere la bilancia della responsabilità pende un pochino di più dal lato di Grosjean, ma perché ancora una volta Hulkenberg riesce a vederlo solamente quando parcheggia la macchina nel box, nonostante l’inglese spinga al punto da finire a muro durante le qualifiche. Che non fosse un fenomeno lo avevamo capito tutti, ma da questo confronto finora sta uscendo letteralmente massacrato.

ROMAIN GROSJEAN – 2. Un weekend che ha del disastroso. Si lamenta dal primo team radio della prima sessione di prove libere, cambia i freni una volta a sessione, è più lento di parecchio rispetto al compagno di squadra e non riesce neppure a qualificarsi davanti alle Sauber – la bandiera gialla come scusa regge fino ad un certo punto: avrebbe dovuto mettersi davanti a loro prima. In più si lancia a vita persa all’interno di Palmer – quando spazio per farlo forse non ce n’era – in Curva 2 del primo giro, causando sostanzialmente il ritiro di entrambi. Irriconoscibile.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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