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Red Bull in bianco: cosa si nasconde sotto la livrea per Honda?

A Suzuka, così come in Turchia nel 2021, Red Bull onora Honda con una livrea bianca che ricorda la RA272, a 60 anni dal primo successo.

3 Aprile 2025
5 min read
Red Bull livrea Honda

Unite da una livrea che onora il passato, in casa Red Bull, Turchia 2021 e Giappone 2025 sono lo specchio di una squadra che sembra aver concluso la sua era di dominazione, avviandosi verso tempi all’insegna della lotta serrata. Da Sergio Pérez a un Yuki Tsunoda al debutto in casa, da una RB16B preludio di grandi risultati a una RB21 rabbiosa. Ecco cosa ci racconta la seconda dedica alla Honda RA272, a un passo dalla separazione tra Milton Keynes e lo storico partner.

Red Bull livrea Honda
© Oracle Red Bull Racing / Red Bull Content Pool

Cosa ci ricorda la nuova livrea bianca Red Bull? E perché proprio il Gran Premio di Turchia del 2021? Sul circuito della città di Tuzla, quattro anni fa, il cielo era coperto e la pista bagnata, una pioggia intermittente ma insidiosa non rendeva la vita facile all’allora griglia di Formula 1, ancora lusingata dalla presenza di grandi nomi come Kimi Räikkönen e Sebastian Vettel. Ma andiamo con ordine. A causa della pandemia da Covid, così come nel 2020, l’anno successivo il Gran Premio del Giappone viene nuovamente cancellato, obbligando la casa anglo-austriaca motorizzata Honda a rendere omaggio al proprio partner in terra ottomana. Così, il blu scuro lascia il passo a un bianco candido e a scritte e dettagli rossi, richiamando la bandiera nipponica, nonché la prima auto giapponese a vincere una gara: la Honda RA272. Ma di questo ne parleremo più avanti.

Red Bull Honda
© Oracle Red Bull Racing / Red Bull Content Pool

All’epoca, al volante della RB16B, c’erano Max Verstappen e Sergio Pérez, a podio in seconda e terza posizione rispettivamente, dietro a Valtteri Bottas su Mercedes. Fa un po’ strano, certo, parlare ora di Sergio Pérez, scaricato da Helmut Marko e Christian Horner a dicembre 2024, con un anno di anticipo rispetto al contratto stipulato. Se da un lato la prestazione scadente del messicano è costata a Milton Keynes il Campionato Costruttori, dall’altro è stato lui stesso a pagarne lo scotto, passando lo scettro a Liam Lawson. Quest’ultimo, dopo appena due gare, si è visto comunque retrocedere di nuovo in Racing Bulls, per la gioia di Yuki Tsunoda. Non fa strano, invece, la costante presenza del prodigio olandese. Unica certezza dinanzi al terremoto che da un po’ di tempo ormai scuote le fondamenta del colosso Red Bull, dal caso Horner all’addio di Adrian Newey. A partire dal 2021, Verstappen ha fatto dei numeri – quelli che poco gli interessano – il suo unico credo, trasformandosi nel volto della scuderia dei tori, con un 2023 da record (19 GP vinti su 22, tra le altre cose). In Turchia, non sapeva che di lì a poco, per la precisione alla curva 5 del giro 58, Abu Dhabi lo avrebbe incoronato re per la prima di quattro volte.

Se il GP turco del 2021 è stato quindi ignaro spettatore dell’alba del dominio Red Bull-Verstappen nel nome del connubio con Honda, il Giappone di quest’anno, invece, accoglie una Red Bull un po’ zoppicante, priva di certezze in tutti i sensi: dalla vettura difficile da domare all’idolo di casa, fresco di promozione, che non ha avuto molto tempo per familiarizzare con la RB21. Sembra che l’appuntamento di Suzuka abbia accelerato questo cambiamento che, per quanto veloce, non è di certo stato indolore. Ma ormai si sa, in Formula 1 il cronometro parla da sé e non c’è (quasi) nulla che non si faccia per vincere o in ottica di sponsor e fornitori. Quale modo migliore per omaggiare Honda, ormai all’ultimo anno di partnership, se non assegnare il secondo sedile all’unico pilota giapponese e riportare alla luce quella stessa livrea che in Turchia si trovava così lontana da chi voleva festeggiare?

Ritorna quindi il colore che nasce dalla sintesi di tutti gli altri, ciliegina sulla torta dopo una settimana all’insegna del makeover, o forse escamotage per distogliere l’attenzione dalla crudeltà del Dott. Marko. Una livrea che, così come a Tuzla, ricorda la Honda RA272 di cui sopra, a 60 anni dal trionfo. Correva l’anno 1965, alla guida della prima monoposto prodotta da Honda c’erano Richie Ginther e Ronnie Bucknum, ma fu il primo a portarla alla vittoria – per una prima volta storica – al Gran Premio del Messico dello stesso anno. Spiccava un cerchio rosso pieno, lo stesso che sulla bandiera giapponese simbolizza il sole, ovvero vitalità e buon auspicio. È quello il dettaglio che si nota anche sulla versione retrò della RB21, che mai come ora sembra avere bisogno di un po’ di buona sorte. Ma è anche l’inconfondibile simbolo taurino posizionato ai lati dell’airscope a rubare la scena, abbandonando lo sfondo giallo e facendo di un rosso metallizzato il suo vezzo principale.

Red Bull Honda
© Oracle Red Bull Racing / Red Bull Content Pool

Insomma, tante sono le cose che sono cambiate tra l’uno e l’altro manto candido: prime volte e veterani, adii definitivi e ritorni mai avvenuti. Quello che invece sembra non mutare mai è la profonda gratitudine per una componente motoristica che li ha scortati nell’olimpo dell’automobilismo. Un fil rouje, quello tra Red Bull e Honda, che si spezzerà a fine stagione, con l’approdo dei giapponesi in Aston Martin (guarda caso destinazione dello stesso Adrian Newey) e Ford nuovo fornitore dal 2026. D’altra parte, Suzuka sarà il primo vero banco di prova dopo un’Australia dalle condizioni avverse e una Cina superata a fatica. Una pista, quella del Paese del Sol Levante, che non è timida in fatto di dislivelli, alte velocità e settori ardui e che quest’anno accoglie il circus con un nuovo asfalto.

È durante l’attesa per l’ingresso in pista che la livrea bianca per Honda torna a raccontare una storia, come a suggellare la gloria del passato dinanzi a un presente difficile che sa già di nostalgia. Un team, quello di Christian Horner, che sogna un ultimo titolo iridato in compagnia del proprio partner storico, ma che per ottenerlo deve superare una McLaren estremamente performante e un organigramma interno a dir poco instabile, sempre più dipendente dalle doti innate di Max Verstappen.

Basterà il passato nel segno dei colori nipponici a cambiare un futuro (e un weekend) che si preannuncia incerto?

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Francesca Zamparini

Nel 2021 la Formula 1 irrompe nella mia vita con la forza di un motore al massimo dei giri, e da allora non se n’è più andata. A mio onesto parere, prima di avvicinarsi alla massima serie bisognerebbe inserire un’avvertenza del tipo: handle with care, might cause addiction. Ed eccoci qua.
Mi piace raccontarla intrecciando fatti ed emozioni, perché – in fondo – che cos’è lo sport, se non autentico coinvolgimento?
Ah, quasi dimenticavo: sono nata nel 1999, e da quando ho messo piede a Spa-Francorchamps non sono più la stessa.

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