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Senna vs Schumacher: Magny-Cours 1992

Nel duellare c’è qualcosa di nobile, di mistico. Un qualcosa che culla la nostra fantasia, le nostre gesta, i nostri sogni. Sin da piccini cresciamo con l’idea che un duello sia qualcosa di vanaglorioso – che elevi l’animo e le gesta umane – e nel nostro piccolo di appassionati di motorsport, il duello è il sale…

19 Aprile 2018
5 min read

Nel duellare c’è qualcosa di nobile, di mistico. Un qualcosa che culla la nostra fantasia, le nostre gesta, i nostri sogni. Sin da piccini cresciamo con l’idea che un duello sia qualcosa di vanaglorioso – che elevi l’animo e le gesta umane – e nel nostro piccolo di appassionati di motorsport, il duello è il sale della vita. Come dei moderni Achille, Enea, Lancillotto, quei “pazzi” su 2 o 4 ruote si sfidano, mettendo a repentaglio le loro vite cercando di ottenere la gloria che spetta ai vincitori. Amore, ambizione e talento che creano un cerchio magico ad ogni gara, ad ogni curva, ad ogni staccata, ad ogni sorpasso. La realtà però è ben diversa, ogni pilota sa benissimo che il rispetto, la testa e l’intelligenza vengono prima di tutto, prima di una vittoria, anzi sono elementi fondanti di essa. In un inizio di stagione turbolento per MotoGP e F1, caratterizzate da due situazioni tanto simili quanto distinte, ciò che è avvenuto domenica scorsa al termine del GP della Cina tra Sebastian Vettel e Max Verstappen mi ha riportato alla mente un episodio.

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1992, Magny-Cours, GP di Francia. Sì, siamo nella stagione della famosissima Andrea Moda – che tra l’altro non parteciperà al Gran Premio per colpa di uno sciopero dei camionisti. Le Williams progettate da un certo Adrian Newey sono imprendibili. Rimane poco a disposizione e, spesso, quel poco se lo contendono due piloti. Ci sono due nomi: Ayrton e Michael. Due persone, due mondi diversi, uno scontro tra generazioni. Senna è il campione del mondo in carica, già tre volte iridato, una leggenda vivente, l’orgoglio di una nazione intera. Freddo, intelligente, cinico, uno che sa che pochi punti possono fare la differenza alla fine del mondiale. Schumacher è l’astro nascente della Formula 1, arrivatoci quasi per caso – e di questa storia ve ne abbiamo già parlato – è il pilota scelto da Benetton per poter correre al tavolo dei grandi, che si migliora di gara in gara. Una forza della natura.

Ayrton Senna Story

Il meteo per questo GP non promette nulla di buono, con la gara che parte con l’asfalto umido. Per la quasi totalità dei piloti schierati in griglia il meteo diventa un avversario in più da fronteggiare, da temere, uno di quelli che ti fanno alzare il piede dal gas. C’è però un pilota che con la pioggia si esalta: è come se diventasse invincibile, come se il suo corpo fosse composto al 100% di acqua. In condizioni meteo simili Ayrton Senna è imprendibile per i suoi avversari sin dai tempi della Formula Ford. Ha una sensibilità unica – vedasi Montecarlo nel 1984 – ed ha costruito vere e proprie gesta eroiche sotto la pioggia. Lo sanno tutti i suoi avversari e lo sa bene anche Micheal Schumacher. A questo punto però, come in ogni narrazione che si rispetti, occorre fare un passo indietro di tre mesi – abbiamo bisogno di un flashback – per spiegare quanto accadrà poi.

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GP del Brasile, Interlagos. Schumacher nel gran premio di casa di Ayrton è veloce, molto più veloce del collega, ed i due si ritrovano così a duellare. A fine gara, nel corso della conferenza stampa, il pilota tedesco accuserà il brasiliano di averlo ostacolato, rallentandolo in curva. Accuse pesanti, soprattutto se rivolte ad un pilota come Senna. E quando poi si verrà a scoprire che la causa dei rallentamenti di Senna furono dei problemi occorsi all’elettronica della sua McLaren, era già troppo tardi: quei gesti hanno creato quel sentore di sfida che ha già preso corpo nell’aria. Ritorniamo dunque in fretta a Magny-Cours ed al suo asfalto umido. Schumacher, in griglia, capisce di avere l’occasione giusta per battere il mago della pioggia nel suo habitat naturale. Quale migliore occasione per dimostrare di essere più forte del più forte?

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Ma dopo il pronti-via nel corso del primo giro il tedesco per la troppa foga – o, per i maligni, con intenzione – alla curva Adelaide tampona il brasiliano e lo mette fuori dai giochi. I giri passano, arrivando fino al 18°, quando la gara viene interrotta per pioggia e le vetture sono costrette a ripartire dalla griglia. Qui, quando tutti sono concentrati sulla ripartenza, il campione brasiliano si presenta in maglioncino e jeans e va dritto dal collega tedesco ancora in tuta e, con voce secca e decisa, affronta quel che diverrà poi il “Kaiser”. Una lezione incredibile di vita, di stile, del già 3 volte campione del mondo che redarguisce con fermezza il giovane sfidante. Poche parole si comprendono dal dialogo tra i due, nonostante le telecamere a pochi passi, ma il sunto del discorso di Ayrton è ben comprensibile. Un campione che, dall’alto della sua esperienza, riprende con tono fermo e deciso l’irruenza di un giovane che “vuole spaccare il mondo” e che osserva, preoccupandosi di chiarire innanzitutto con il proprio avversario e dopo – e solamente dopo – con le telecamere, che temporeggiare in una curva per superare con maggiore sicurezza diventa non solo consigliabile ma addirittura necessario, quando si corre a certi livelli. Una tirata d’orecchie, una paternale, che ci mette in guardia dal fatto che molto spesso non basta il talento puro, ma serve anche la testa. E che anzi è quasi sempre quest’ultima a fare la differenza. Il tedesco, dopo qualche “You don’t understand” di Senna, accetta e capisce gli errori annuendo con la testa. Una sorta di Flashback nella mia mente – con tante e dovute differenze – che mi dà da pensare su quel breve incontro post-gara tra Vettel e Verstappen. Una storia che si ripete? Francamente non so, mi chiedo solo questa volta come andrà a finire…

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Marco Perziani

Dal 1991 ossessionato dai motori. Vi parlo di nuove uscite, e narro storie. Tutto esclusivamente a base di cilindri, passione, odor di carburante possibilmente sulle note di un V10 aspirato.

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