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E dal caos vinse Sato: nella Indy gara pazza, Dixon a muro e poi 5° avanti ai rivali!

È stato Takuma Sato a portare a casa il Gran Premio di Portland! In uno dei weekend più emozionanti della storia dell’automobilismo, la IndyCar scodella una gara movimentata in cui gli equilibri sono cambiati più e più volte. Basta dire che Dixon aveva perso l’iride ed è riuscito ad allargare il vantaggio nel giro di…

2 Settembre 2018
4 min read

È stato Takuma Sato a portare a casa il Gran Premio di Portland! In uno dei weekend più emozionanti della storia dell’automobilismo, la IndyCar scodella una gara movimentata in cui gli equilibri sono cambiati più e più volte. Basta dire che Dixon aveva perso l’iride ed è riuscito ad allargare il vantaggio nel giro di poche tornate. E cosa dire del gran ritorno di Hunter-Reay, o del buono spunto di Alexander Rossi contro Josef Newgarden?

E dal caos vinse Sato: nella Indy gara pazza, Dixon a muro e poi 5° avanti ai rivali!

Il circuito di Portland ritorna dopo parecchi anni nel calendario della IndyCar: l’ultimo vincitore era Bourdais, che parte 5°. Dalla pole position parte Will Power, marcato stretto da Josef Newgarden e Alexander Rossi. E soltanto undicesimo scatta Scott Dixon, capoclassifica e candidato numero uno all’iride a stelle e strisce.

Ottimo lo spunto di Power che mantiene la testa mentre Rossi e Hunter-Reay sfilano davanti a Josef Newgarden. Nel frattempo nella parte bassa della classifica si innesca una grossa carambola che coinvolge Andretti, Hinchcliffe, Jones, Rahal e soprattutto Scott Dixon. In pratica Hinchcliffe è andato in testacoda dopo un contatto con Veach, colpito in pieno da Andretti che addirittura gli salta sopra. Il primo a ripartire è Dixon, mentre Hinchcliffe, Andretti, Jones e Rahal si ritirano.

La ripartenza viene data al giro 7: si registra un sorpasso di Pigot su Ferrucci (in pista con Coyne). E subito dopo Will Power rallenta e accusa un problema al cambio. La leadership passa quindi a Rossi, che si vede scendere dal cielo un’ottima prima piazza. Intanto Dixon (15°) guida in preda alle difficoltà, mentre Power naviga in 8^ posizione.

Al 28° giro rientra Rossi, che monta gomme dure. A questo punto Hunter-Reay punta ad allungare, sfruttando la mescola più dura. Al giro 30 rientra Newgarden e indossa le morbide. Però perde la posizione su Dixon (su diversa strategia). Solo al giro 33 Hunter-Reay rientra ai box, frapponendosi tra Rossi e Sato, indossando gomme morbide. Ma al giro 35 Sato sorpassa Hunter-Reay e s’impossessa della seconda piazza.

Al 40° giro, dopo i pit-stop di Dixon e Sato, Alexander Rossi è 1° con quasi 8 secondi di vantaggio su Ryan Hunter-Reay. Al 41° giro Dixon sconta un drive-through. Ma al 43° giro la doppia svolta: Newgarden passa Hunter-Reay e Power finisce fuoripista! Power era andato troppo largo alla penultima curva, è entrato in ritardo sull’ultima, finisce all’esterno e sbatte contro le barriere. Peccato per il #12, che rimane comunque in gara ma deve rientrare ai box e cambiare l’ala anteriore.

La ripartenza è data al giro 47 ed è ordinata. Segnaliamo il bel duello tra Veach e Leist per la 5^ piazza, mentre Dixon scavalca Chaves. Con una meravigliosa staccata Newgarden strappa la prima posizione a Rossi! Il Campione in carica indossa gomme morbide contro le rosse del pilota Andretti e scava subito un gap di oltre 2 secondi. E si teme per il ritorno di Jordan King (3° provvisorio) su Rossi. Mentre al 56° giro Veach va fuoripista, a imitazione di Will Power. E scatta la terza caution della giornata. E in quattro rientrano ai box: Newgarden, Rossi, Leist, King. Non rientra Hunter-Reay, nuovo leader su gomme morbide.

Ripartenza sempre ordinata al giro 60, con Munoz che si difende da Ferrucci. In testa nessun cambiamento: Hunter-Reay, Sato, Bourdais, Dixon. Rossi passa Chaves mentre Newgarden finisce largo mentre prova il sorpasso su Chilton: e il #27 ritrova l’#1. La lotta è per la 14^ posizione: i due sono su strategia diversa rispetto ai primi. E la coppia a sangue freddo si sbarazza di un Harvey incandescente. I due replicano la manovra su Munoz: Rossi non vuole perdere contatto da Newgarden, altro contendente per il titolo.

Dopo 37 giri, Hunter-Reay si ferma al giro 72 per l’ultimo pit-stop. Sarà la strategia giusta? Esce con gomma morbida nuova in 15^ posizione dietro Jordan King. Dopo lo stop di Dixon, Ferrucci al giro 75 parcheggia in esterno curva rallentando vistosamente e tutti rientrano ai box: subito dopo entra la caution e sventolano le bandiere gialle. Tra l’altro in corsia box Sebastien Josef Newgarden ha sfiorato Bourdais, che poi ha sfiorato Rossi. Al netto di Chilton (leader ma con uno stop in meno), sono tutti “pari”. La graduatoria virtuale recita Sato, Hunter-Reay, Bourdais, Dixon, Pigot, Pagenaud, Kimball, Fittipaldi, Newgarden. Ma Hunter-Reay è un po’ al limite perché è su una strategia a sole due soste (contro le tre degli altri): confida nella safety.

Ai piloti viene comunicata la ripartenza, ma poi sventola ancora la bandiera gialla. Un paio di giri dopo ritorna la bandiera verde: ma il gruppo è tranquillo ma non offre grandi sorpassi. Eccetto l’ottimo sorpasso di Spencer Pigot su Scott Dixon, che vale la 5^ piazza, e la buona staccata di Rossi che gli vale la 10^ piazza di Newgarden. Intanto Chilton finalmente entra ai box nel 95° giro. Adesso la classifica recita Sato con 7 decimi su Hunter-Reay, ingaggiato da Bourdais. Dietro di loro seguono Pigot e Dixon, con Rossi 8° e Newgarden 10°.

Ma le ultime fase della corsa  sono molto più fredde di quanto ci si aspettasse. Hunter-Reay riesce a farsi più vicino al giapponese solo nelle ultimissime tornate. Ma non a sorpassarlo. Arriva quindi una vittoria importante per il pilota giapponese, che corregge il bilancio negativo del team segnato dall’incidente di Graham Rahal. Scott Dixon archivia Portland in 5^ posizione, raggranellando altre briciole con cui consolidare il vantaggio. Adesso l’appuntamento finale sarà a Sonoma, ultima corsa a punteggio raddoppiato in cui ci si giocherà il titolo!

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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