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Indy 500, Marco Andretti si conferma: è lui il pole-sitter d’Indianapolis!

La pole position della 500 miglia d’Indianapolis è andata a Marco Andretti. Deludente però la performance dell’Andretti Autosport, che porta soltanto una vettura in prima fila. Si conferma solido Rinus VeeKay, l’unico Chevy ammesso in Fast Nine: chiude quarto, con una buona media oraria. Oltre alla sorpresa di Takuma Sato, impressiona la dimostrazione di forza di Scott…

16 Agosto 2020
4 min read

La pole position della 500 miglia d’Indianapolis è andata a Marco Andretti. Deludente però la performance dell’Andretti Autosport, che porta soltanto una vettura in prima fila. Si conferma solido Rinus VeeKay, l’unico Chevy ammesso in Fast Nine: chiude quarto, con una buona media oraria. Oltre alla sorpresa di Takuma Sato, impressiona la dimostrazione di forza di Scott Dixon (2°).

©Darron Cummings/Associated Press
©Darron Cummings/Associated Press

Marco Andretti, che aveva dominato il Fast Friday e le qualifiche di sabato, ha concluso il Fast Nine Shootout in bellezza. È sua la pole position della 500 miglia d’Indianapolis. È sua la casella più prestigiosa della corsa più amata d’America. L’ha conquistata di forza, con una media di ben 231,068 mph (parliamo di circa 371,867 chilometri all’ora).

Il nipotino di Mario Andretti aveva già sfiorato la vittoria dell’Indy 500 nel corso dell’edizione 2006. L’aveva persa per poco, beffato sulla linea del traguardo da Sam Hornish jr. Quello sprazzo di velocità sembrava l’annunzio di una carriera destinata a fiorire. E invece una lunga serie di delusioni ha condotto il figlio e nipote d’arte a galleggiare gratia sanguinis nella scuderia di famiglia. Addirittura a essere retrocesso sulla monoposto clienti dell’Andretti Herta. Mai pole fu più gradita per la carriera dell’Andretti junior: è l’ora del riscatto, è l’ora di mostrare i muscoli.

Ieri ve l’avevamo detto: non bisognava dimenticarsi di Scott Dixon. E infatti è stato il cinque volte campione IndyCar a essere il principale avversario di Andretti nella lotta per la pole. Il pilota neozelandese ha rotto i pronostici e appena entrato in pista si è issato in cima alla graduatoria. La sua media è 231,051 mph, cioè 371,840 km/h. Soltanto Andretti è riuscito a batterlo, non appena sceso in pista per il suo primo tentativo. Ma la gara è un altro discorso: dopo la bandiera verde, Dixon sarà un osso duro per tutti gli altri piloti al via.

Bella sorpresa il terzo posto di Takuma Sato. Il pilota giapponese del Rahal Letterman Lanigan ha firmato la medaglia di bronzo alla media di 230,725 mph (371,315 km/h). Un sussulto di dignità dopo la qualificazione in Fast Nine per il rotto della cuffia: ieri era arrivato nono su nove, ultimo posto disponibile per la lotta di stasera.

Subito dietro di lui segue Rinus VeeKay, autore di un quarto tempo che sa di gloria e di onore. L’unico Chevy ammesso alla Fast Nine manca la prima fila (a Indianapolis si parte in file da tre macchine) per un soffio: un centesimo e mezzo. Il cronometro dei quattro giri di VeeKay segna 2’36”0438, contro il 2’36”0300 di Sato. Non importa, è già abbastanza per l’olandese coi colori dell’Ed  Carpenter Racing.


  • Leggi anche: Indy 500, la Honda domina le qualifiche mentre Alonso è 26°. Oggi la pole

La domenica dell’Andretti Autosport è deludente. Sembra impossibile, visto che incassano la pole position della gara più prestigiosa d’America. Eppure il ruggito di ieri, col quale avevano conquistato i primi quattro posti in graduatoria, impallidisce rispetto al miagolio disordinato che le altre tre auto di Michael Andretti hanno emesso oggi. Hunter-Reay e Hinchcliffe completano la seconda fila (230,648 e 229,870 mph). Molto più indietro Alexander Rossi, che finisce la giornata addirittura al nono posto. La prestazione del pilota americano è tanto più negativa in quanto il giovanotto ha già vinto sulla brickyard (nel 2016) e aveva iniziato molto bene il suo tentativo. Il primo dei suoi quattro giri sfondava quota 230 mph. Poi è declinato fino a 227 mph.

Forse un po’ deluso Alex Palou, il primo della terza fila con la sua settima posizione. L’ha guadagnata firmando un poker di tornate alla velocità media di 229,676 mph (369,627 km/h). Più deluso di lui, però, Graham Rahal, ottavo alla media di ‘sole’ 229,380 miglia orarie (369,351 km/h). Il figlio di Bobby Rahal ha certo qualcosa da recriminare, visto che il suo compagno di squadra è riuscito ad agguantare la prima fila.

Questi i risultati del Fast Nine Shootout, che stabiliscono le prime nove posizioni della griglia della 104^ 500 miglia d’Indianapolis. Le posizioni dalla 10^ alla 33^ sono già state assegnate nella giornata di ieri (come vi avevamo anticipato). Adesso mancano soltanto pochi giorni e poi, domenica 23 agosto, prenderà il via la corsa più veloce del mondo. Chi vuole potrà seguire tramite il live timing le penultime prove libere, che inizieranno tra circa mezz’ora. Viceversa venerdì prossimo si terrà il Carb Day, l’ultimo giorno di collaudi (stavolta in configurazione gara) prima che si dia inizio alla bufera.

Vi alleghiamo qui i risultati delle qualifiche: i primi nove tempi sono quelli di oggi. Quelli dal 34° in giù invece non sono validi. Tutti gli altri sono quelli validi di ieri.

©IndyCar
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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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