WEC, finale in Bahrain: doppio trionfo Toyota, Ferrari vince i mondiali GTE

Con la doppia gara del Bahrain si chiude la Season 9 del WEC. La “sei ore” di settimana scorsa, evento sostitutivo della 6H del Fuji, ha preceduto la 8H del Bahrain di questo weekend. Toyota ottiene una doppietta in entrambi gli appuntamenti nel deserto e registra il record del 100% di vittorie in una stagione del Campionato Mondiale Endurance. Dopo…

7 Novembre 2021
7 min read

Con la doppia gara del Bahrain si chiude la Season 9 del WEC. La “sei ore” di settimana scorsa, evento sostitutivo della 6H del Fuji, ha preceduto la 8H del Bahrain di questo weekend. Toyota ottiene una doppietta in entrambi gli appuntamenti nel deserto e registra il record del 100% di vittorie in una stagione del Campionato Mondiale Endurance. Dopo varie polemiche sul BOP, sfide in pista e scontri fino agli ultimi minuti, i ranghi ridotti della categoria GTE Pro hanno la loro regina: Ferrari vince il titolo mondiale piloti e il mondiale costruttori! Nelle categorie non valevoli di titolo mondiale c’è il successo per WRT in LMP2 e AF Corse in GTE Am. La classifica separata LMP2 Pro/AM premia Racing Team Nederland.

© Toyota
© Toyota

Risultato purtroppo scontato nella classe regina, dove la sfida è stata solo interna a Toyota. Assente Glickenhaus, poiché “non interessato ai mercati di Asia e Medio Oriente”, decisione presa già a inizio anno durante la programmazione della stagione. Solo Alpine quindi presente per combattere con i giapponesi, ma nuovamente il BOP a penalizzare le reali possibilità di lotta. Va meglio la prima gara per i francesi, dove comunque l’obbiettivo massimo era l’ultimo gradino del podio. Il problema, ancora una volta, è sulla lunghezza degli stint, con Alpine che in gara ha pittato ogni 28 giri, contro i 31 di Toyota. Terza quindi la ex LMP1, come previsto, a un giro di distanza dai vincitori. Studiando le mappature durante la settimana i francesi si erano detti capaci di poter recuperare un giro a stint per la seconda gara del Bahrain, ma subito all’inizio della 8H c’è stato un problema tecnico al cambio. Rientro ai box, 5 giri persi, vittoria già sfumata. Ammirevole però il rientro in pista, con ottimi tempi e un recupero su tutti gli altri equipaggi (LMP2) in gara. Terzo posto assoluto meritato. Riguardo alla coppia Toyota, la #7 reduce dalla vittoria della 24H di Le Mans ha conquistato agilmente la prima sfida del Bahrain. Fino a metà gara ci sono stati diversi scambi di posizione, ma poi l’equipaggio composto da Kobayashi, Conway e Lopez ha creato un gap sui compagni di scuderia, passando con 50″ di vantaggio sotto la bandiera a scacchi. Con questa doppietta inoltre Toyota ha vinto il titolo mondiale costruttori con una gara d’anticipo, certo non un obbiettivo difficile da realizzare. Vince invece la #8 nella seconda gara del Bahrain, la 8H. La GR 010 numero 8 si è scambiata alcune volte la posizione con la #7, in una sfida a pit alterni ma senza disturbarsi da vicino. Arrivo comodo con 7″ di vantaggio sulla gemella e stagione in archivio. La vittoria di oggi non basta però a Buemi, Hartley e Nakajima per vincere il titolo mondiale piloti, che per 5 punti finisce ai compagni di marca. Vince l’ultima gara in Toyota (e probabilmente in carriera) lo stesso Nakajima, che ha annunciato il ritiro dal WEC. Non è chiaro se correrà in altri campionati o appenderà il casco al chiodo.

© Toyota
© Toyota

Nella LMP2 invece grandioso finale di stagione per il team WRT, che dopo la vittoria di Le Mans (causa problema tecnico all’altra WRT nel finale) conquista entrambe le gare del Bahrain, vincendo anche il trofeo mondiale LMP2, con alla guida Milesi, Habsburg e Frijns. Seguono a breve distanza le due Jota, che completano il podio sia nella 6H, con la #28 davanti alla #38, che nella 8H, a posizioni invertite. E anche in LMP2 abbiamo un ritiro dalle corse, proprio con Anthony Davidson della Jota #38, che a 42 anni lascia il WEC e la pista con un ottimo doppio podio. Giunge due volte quarta in questo doppio appuntamento la #22 della United Autosports, un po’ in calo rispetto a quanto fatto vedere l’anno scorso e all’inizio di questa stagione. Quinta e sesta piazza nelle due gare in Bahrain per Racing Team Nederland, che vince il trofeo Pro/Am, riservato agli equipaggi delle P2 con piloti bronze e silver.
In GTE Am vittoria nella 6H per TF Sport #33, che porta la Aston Martin al successo dopo l’ottimo secondo posto alla 24H di Le Mans. Seguono in coppia le due Porsche di Dempsey Proton Racing #77 e Team Project 1 #56, seconde e terze in entrambe le gare. Davanti alle tedesche nella 8H viene celebrato il grandioso lavoro di AF Corse, con la Ferrari #83 di Perrodo, Nielsen e Rovera che ottiene il successo nella gara e stravince il trofeo endurance per i team GTE Am, complice anche una foratura per la sfidante TF Sport #33 durante il primo giro. Un successivo incidente con la Ferrari #54 ha condannato gli inglesi al ritiro dopo oltre 90 minuti di tentativi di riparazione nel garage. Nella 8H finisce in quarta posizione Cetilar Racing, che aveva perfino ottenuto la pole al venerdì. Conclude il primo anno di GTE Am in quinta piazza nella classifica finale.

© Porsche
© Porsche

Ma i veri protagonisti dei due weekend del Bahrain sono stati tre: Ferrari, Porsche e il BOP.
Un balance of performance allucinante ha distrutto le possibilità di vittoria di Ferrari nella 6H di settimana scorsa. Il sistema di BOP automatico utilizzato dall’ACO da quest’anno dovrebbe garantire un equilibrio continuo tra i contendenti, andando ad analizzare i dati delle due precedenti gare e modificando i parametri delle auto in maniera lieve, cioè con variazioni entro 20 kg di peso e 10 kW (14 CV) di potenza. Il BOP inoltre non può essere modificato durante l’evento. La 24H di Le Mans come al solito fa eccezione, visto che può avere variazioni durante la settimana santa e un BOP specifico, fuori dagli automatismi decisi dalla federazione in accordo con le case per questo nuovo sistema di bilanciamento. Ciò che è successo per questa prima gara in Bahrain ha però sfondato i principi dichiarati da ACO, che ha deciso di abbassare di 0.08 bar la sovralimentazione delle 488 GTE su tutti i regimi di potenza, andando perciò a tagliare circa 25 cavalli. Il serbatoio inoltre ha perso 4 litri di capacità. Ferrari è insorta, denunciando la penalizzazione eccessiva, probabilmente frutto anche di un risultato ottimo a Le Mans (che non dovrebbe contare nel balance of performance), dove ha vinto entrambe le categorie GTE, inferendo anche 0.5″ a giro ai tedeschi. In ogni caso il cambio di BOP questa volta è stato manuale, oltre i dati massimi, e anche i piloti hanno detto la loro, con Calado che ha addirittura dichiarato che “saremmo potuti venire qua con tre ruote. Onestamente non abbiamo possibilità”. Analisi forte ma abbastanza realistica, visto che Porsche ha vinto facilmente la 6H del Bahrain, doppietta scontata e polemiche ancora più vive, soprattutto vista la classifica mondiale dopo il primo evento nel deserto: 231 punti a 230, sorpasso.

© Ferrari
© Ferrari

Si parte subito fortissimo per l’ultima gara della nona stagione del WEC, ancora prima di scendere in pista: ACO in settimana ha deciso di ridare un po’ di potenza a Ferrari, +0.04 bar di sovralimentazione, + 2 litri di serbatoio. Una matematica via di mezzo tra la situazione post Monza e la 6H del Bahrain. Il team Manthey, che gestisce i bolidi di Weissach, si è subito detto contrariato, portando alla luce dati in loro possesso che li vedevano sfavoriti dal nuovo BOP, anche a causa della supposta furbizia di Ferrari, accusata di nascondersi e non mostrare il reale potenziale. FIA e ACO d’altro canto han semplicemente risposto che le modifiche sono date dal sistema automatico di balance of performance, e che l’unico interesse è vedere un confronto ad armi pari.
Prove libere e qualifiche mostrano un ottimo equilibrio tecnico tra i due mezzi, dando ragione al nuovo BOP, che rimette in gioco Ferrari senza darle un vantaggio. La sfida principale sarà tra le due contendenti al titolo piloti, la Porsche #92 e la Ferrari #51, anche se il piazzamento delle auto gemelle potrebbe essere determinante per la vittoria del campionato costruttori. La gara è bellissima, sono 8 ore di sfida colpo su colpo, con sorpassi, strategie, giri al limite e un uso delle gomme molto attento. Ogni FCY viene sfruttato per tagliare i normali tempi di pit stop o modificare la strategia, i piloti vengono istruiti giro per giro, su mappe e guida, anche a causa dei vari track limits che vengono fatti scattare, senza mai andare oltre e incappare nella penalità. Si entra nell’ultima ora e le due protagoniste sono vicinissime, a meno di 1″ a 35 minuti dalla fine. La Ferrari #51 sembra non poter riuscire nel sorpasso, Porsche continua a marciare mantenendo pochi metri di vantaggio, Christensen e Pier Guidi stanno guidando al limite. Nel quarto d’ora finale viene considerato un possibile rifornimento “splash” di benzina, Porsche è corta di carburante e forse lo è pure Ferrari. E poi, mentre una LMP2 sta doppiando la Porsche, il fattaccio: Christensen lascia spazio al prototipo, si sposta dalla traiettoria ideale, frena forse un po’ troppo, preventivamente, ma Pier Guidi reagisce tardi, quasi sorpreso, e impatta sul retrotreno della #92. La Porsche finisce in testacoda nella via di fuga, nel garage insorgono, la Ferrari #51 prende il largo. Il direttore di gara, consultandosi con gli steward, decide che la posizione va restituita! Pier Guidi cerca di perdere gli 11″ di margine guadagnati ma, quando al giro successivo sembra che ci possa essere lo scambio di posizioni, Porsche rientra per il breve rifornimento di cui si temeva ci fosse bisogno. La richiesta di restituzione della posizione in pista viene cancellata, Alessandro Pier Guidi non rischia nulla e va allo “splash” in pitlane nella tornata successiva, rientra in pista e va a vincere il mondiale piloti insieme a James Calado. La seconda Ferrari completa il podio, e così le rosse conquistano anche il titolo costruttori. Porsche dopo la gara ha elevato una protesta formale, che è stata respinta, ma non siamo sicuri sia finita qui.
In ogni caso è stato un finale bellissimo, per una categoria che ha perso alcuni marchi protagonisti ma sa ancora emozionare tanto.

 

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Tommaso Costa

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