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WRC History, Capitolo 1: Lancia (1951-1972)

È estate per tutti. E d’estate, si sa, la voglia di fare diminuisce drasticamente, uccisa dalla caulra di luglio e agosto. Dunque perché non rinfrescare la mente immergendosi nella fresca neve del Rally di Svezia o pensando, immaginandosi in Kenya durante il Rally Safari, che il caldo potrebbe essere molto peggiore di quanto non sia…

24 Luglio 2018
6 min read

È estate per tutti. E d’estate, si sa, la voglia di fare diminuisce drasticamente, uccisa dalla caulra di luglio e agosto. Dunque perché non rinfrescare la mente immergendosi nella fresca neve del Rally di Svezia o pensando, immaginandosi in Kenya durante il Rally Safari, che il caldo potrebbe essere molto peggiore di quanto non sia già? Insomma, è con questo spirito che nasce WRC History, una rubrica a cadenza settimanale (martedì) e durata indefinita, con lo scopo di raccontare i Rally del passato e del presente nella maniera più coinvolgente ed interessante che riuscirò ad raggiungere, rivolgendomi sia agli espertissimi che ai neofiti della disciplina.

Amilcare Balestrieri in azione su Lancia Fulvia al Rally di Sanremo 1972
Amilcare Balestrieri in azione su Lancia Fulvia al Rally di Sanremo 1972

Detto questo, con come si poteva iniziare, se non parlando del nostro fiore all’occhiello? Per decenni, la squadra corse Lancia è stata il punto di riferimento del Rally Mondiale. Le sue auto, sia quelle vincenti (tante) che quelle meno fortunate (poche), sono rimaste nel cuore di milioni di appassionati in tutto il Mondo, e sono state guidate dai piloti migliori della loro generazione.

Come per diverse altre case italiane, tralasciando per brevità una parentesi risalente al periodo pionieristico, la storia di Lancia all’interno dell’automobilismo sportivo inizia nei primi anni ’50. Più precisamente il primo grande risultato nelle corse che contano arriva alla Mille Miglia 1951, quando l’equipaggio formato da Giovanni Bracco e Umberto Maglioli, a bordo di una Lancia Aurelia, conclude la Classica italiana al secondo posto in 13h10:14, a circa 20 minuti dal vincitore.

Prima di questa gara, vi era stata la vittoria di Alberto Ascari/Luigi Villoresi al Rally del Sestriere 1951, sempre su Lancia Aurelia. Un risultato certamente di tutto prestigio in una gara già decisamente importante, ottenuto anche grazie alla presenza di due dei migliori piloti della loro generazione; ma il podio alla Mille Miglia (probabilmente la corsa su strada più importante e combattuta dell’epoca) al primo tentativo è qualcosa di più. Qualcosa che fa intuire che la casa torinese è dotata del pedigree necessario per competere con le grandi rivali presenti sul suolo nazionale come Ferrari, Alfa Romeo e Maserati.

La Lancia Aurelia seconda classificata alla Mille Miglia 1951
La Lancia Aurelia seconda classificata alla Mille Miglia 1951

Negli anni successivi si può apprezzare un netto miglioramento, sia nei Rally, che nella Mille Miglia. Quest’ultima viene finalmente vinta nel 1954 da Alberto Ascari, grazie ad una Lancia D24 non veloce quanto le più quotate Ferrari, ma decisamente più affidabile. Nello stesso anno Louis Chiron riesce a primeggiare al prestigiosissimo Rally di Montecarlo, ottenendo la prima di 13 vittorie al “Monte” per la casa fondata da Vincenzo Lancia nel 1906.

L’unico ambito in cui la casa non riuscì a primeggiare, più che altro per mancanza di interesse, fu la Formula 1: fu creata una vettura, la D50, che corse in sole 5 occasioni tra il 1954 ed il 1955 ottenendo come unico risultato di rilievo l’ottimo secondo posto di Eugenio Castellotti al Gp di Monaco 1955. Dopo l’incidente mortale di Alberto Ascari avvenuto solo qualche giorno dopo, la D50 fu ritirata dalle competizioni e venduta a Ferrari che, dopo averla pesantemente modificata, ci vinse il titolo 1956 con Juan Manuel Fangio.

Una Lancia D50 in azione
Una Lancia D50 in azione

Dopo gli esordi promettenti, tuttavia, tra gli anni ’50 e gli anni ’60 Lancia non fece sempre faville a livello sportivo: la fuoriuscita di Gianni Lancia, figlio del fondatore e l’acquisto da parte di FIAT causarono l’abbandono delle corse da parte della casa torinese. Continuarono ovviamente a gareggiare i mezzi già progettati, che spesso vennero evoluti privatamente, ma questi si ritrovarono improvvisamente senza un supporto ufficiale dalla casa madre. La decisione era stata pensata per essere definitiva, ma, ovviamente, sappiamo tutti che vi fu un cambio di rotta di lì a poco.

Il merito di ciò è da ricercare nella Squadra Corse HF (che sta per High Fidelty, condividendo la stessa origine linguistica degli apparecchi stereo che oggi chiamiamo Hi-Fi). Tale team, fondato da Cesare Fiorio nel 1963, vide un inizio decisamente difficile: il torinese, che pure vantava un passato da pilota, iniziò la sua avventura con una manciata di uomini e pochissime risorse.

Tuttavia le cose sarebbero presto cambiate grazie ad un’opera d’arte automobilistica elaborata dall’ingegner Ettore Zaccone Mina: la Lancia Fulvia Coupé HF, derivata ovviamente dalla Fulvia Coupé allora in produzione. La prima corsa fu il Tour de Corse 1965, e, quasi subito, arrivarono i primi successi. O meglio, i primi domini.

La Fulvia fu infatti vincitrice di 7 titoli nazionali tra il 1967 ed il 1973 (fu mancato solo il titolo 1970, andato a Fiat con la sua 124 Spider), mentre la vettura veniva evoluta passando dal motore 1.2 ad un 1.6, capace di erogare 152 CV nella configurazione più avanzata raggiunta nel 1972. Cruciale fu anche l’utilizzo di materiali come alluminio per cofano e portiere, e plexiglass per i vetri, che rendevano la vettura più leggera e maneggevole. Nel 1967 venne anche introdotto un differenziale autobloccante, dispositivo avanzatissimo per l’epoca, uno dei tanti esempi di come le corse siano realmente un banco di prova per lo sviluppo della tecnologia sulle auto di tutti i giorni.

Una Lancia Fulvia 1.2 impegnata alla Targa Florio 1966
Una Lancia Fulvia 1.2 impegnata alla Targa Florio 1966

Il successo di questo mezzo fu in grado di piegare anche l’ardua resistenza dell’ingegner Antonio Fessia, direttore tecnico Lancia in precedenza contrario alla partecipazione nelle competizioni, che investì la Squadra Corse HF del ruolo di team ufficiale giusto qualche mese prima della morte (sopraggiunta nel 1968).

Proprio al termine del 1968 fu annunciato che, a partire dal 1970, sarebbe stato organizzato un Campionato Internazionale Rally sotto egida FIA. Alla prima edizione erano iscritte case quali Porsche, che schierava la 911 S Coupé, ed Alpine, con la A110. Entrambe a trazione posteriore (contro la trazione anteriore della Fulvia), le due case sopra citate partivano con mezzi notevolmente superiori: la Porsche raggiungeva i 270 CV, mentre la Alpine aveva potenza simile all’auto italiana (130 CV) pesando 200 kg in meno.

Non era difficile immaginare che, spesso e volentieri, non ci sarebbe stata storia, e così il campionato fu conteso tra francesi e tedeschi, anche perché il team italiano disertò diverse gare in più rispetto ai rivali. Tuttavia, al Rally RAC, disputato in Galles come ultima gara stagionale, si fece finalmente valere la perfetta organizzazione degli uomini Lancia. In una corsa ad eliminazione, resistette la vettura dello svedese Harry Kallstrom, riparata costantemente grazie ai pezzi ricavati dalle altre due auto del team già ritirate, consentendo alla Fulvia la sua prima vittoria nel nuovo campionato.

Una Fulvia Coupé HF in una foto d'epoca
La Fulvia Coupé HF di Kallstrom in una foto d’epoca

Se il 1971 non andò altrettanto bene, con 3 podi ma senza vittorie, l’annata 1972 rappresentò la consacrazione della creatura italiana nonostante l’ingresso della nuova rivale Fiat con la 124 Abarth Spider, anch’essa a trazione posteriore. Con più potenza rispetto agli anni passati (rimaneva comunque un pesante deficit con Porsche) e piloti d’eccellenza, Lancia riuscì a far valere la sua interpretazione del Rally su quella degli avversari, ottenendo 3 vittorie, e altri 3 podi su 6 gare disputate compresa la storica doppietta ottenuta al Rallye Sanremo, quando Amilcare Balestrieri [nella copertina dell’articolo] vinse davanti a Sergio Barbasio: per la prima volta il campionato fu vinto, anzi, dominato da un mezzo a trazione anteriore. Fu una rivoluzione, la dimostrazione che anche una filosofia così radicalmente diversa poteva portare a grandissimi risultati sotto la giusta guida.

In anni seguenti Lancia si dimostrò poliedrica, passando prima alla trazione posteriore con la Stratos, per poi adeguarsi alla trazione integrale imposta da Audi negli anni ’80

Ma tutto questo, nel 1972, è ancora lontano. Il futuro è ancora da scoprire, e gran parte di esso è racchiuso nella decisione che la FIA ha preso proprio in quell’anno: la creazione di un Mondiale Rally a partire dal 1973. Il suo nome sarà WRC: vi suona familiare?

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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