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Oh Giulietta, perché sei tu Giulietta?

Tranquilli, non siamo passati a trattare opere di narrativa, storie d’amore, sonetti e in modo specifico William Shakespeare ed i suoi Montecchi e Capuleti. Parliamo però lo stesso di un rapporto tra un certo Romeo – Alfa – e una certa Giulietta. Una storia d’amore che rivanga i fasti del passato dal nome, ma che…

2 Marzo 2019
5 min read

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Tranquilli, non siamo passati a trattare opere di narrativa, storie d’amore, sonetti e in modo specifico William Shakespeare ed i suoi Montecchi e Capuleti. Parliamo però lo stesso di un rapporto tra un certo RomeoAlfae una certa Giulietta. Una storia d’amore che rivanga i fasti del passato dal nome, ma che ad oggi necessità assolutamente di qualcosa di nuovo.

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Ginevra 2019. Viene annunciato un nuovo modello della Giulietta. Pausa di riflessione. Finalmente, penso tra me e me. “Che bello, era ora!”. Solo che poi, all’atto pratico, vedo che non c’è nulla. Ecco, da Alfista allevato e cresciuto – perché una parte del mio cuore è legata al Biscione sin dall’infanzia – esce un sentimento difficile da spiegare, e non credo di essere l’unico a provarlo. Chiamarla delusione? Quantomeno riduttivo. Nove anni di carriera e di successi rendono la Giulietta un modello indubbiamente longevo: di solito la vita di un modello si attesta sui 7, massimo 8 anni con un restyling di mezzo. Qui però siamo al terzo restyling: la vita pare prolungarsi fino al 2021 per la vettura di segmento C della casa di Arese, che crescerebbe al punto da avere 11 anni di carriera. Follia, pura follia. Certo, bisogna decantarne anche le note positive: la guida è piacevole, il motore risponde bene ed è affidabile. Inoltre permette costi di gestione ottimi con i motori 1.4 a benzina e 1.6 diesel.
Dopodiché, tuttavia, le note positive si esauriscono.

La Giulietta nel 2019 inizia ad accusare l’anzianità di servizio. A Ginevra arriva il modello – udite udite – “MY 2019”, con 5 nuovi allestimenti – Giulietta, Giulietta Business, Giulietta Sport, Giulietta Super e Giulietta Veloce – 6 nuovi Pack – tra cui Veloce Rosso Alfa e Veloce Giallo Corsa per i più “sportivi”, il Carbon Pack ed il Pack Tech con il sistema Infotainment Alfa Connect da 7″ – una nuova livrea Verde Visconti – dotata di nuovi cerchi da 18″ e nuova selleria specifica – e, per finire, i motori omologati “EURO 6D temp” sia benzina (1.4 da 120 CV) che diesel (1.6 e 2.0 rispettivamente da 120 e 170 CV) disponibili con trasmissione sia automatica – Alfa TCT – che manuale.

Ecco, è qui che sorgono i problemi. Perché, a mio avviso, presentare una vettura munendola all’atto pratico di colori, personalizzazioni e normative antinquinamento è una sorta di presa in giro.

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Ad oggi, le novità preparate per Ginevra hanno importanti pecche sotto ogni profilo. Il primo riguarda gli aggiornamenti estetici esteriori, che per quanto possano aiutare in minima parte a svecchiare una linea piacevole non riescono nell’impresa di non farle avvertire il peso degli anni, specialmente nei confronti della diretta concorrenza. Poi vi è la questione interni, e qui apriti cielo. La Giulietta, rispetto alla rivali, è lontana anni luce, non ci sono attenuanti. Ok, essere sui livelli di Mercedes con la nuova Classe A è quantomeno improbabile, ma sviluppare un Virtual Cockpit simile a quello di Audi o Volskwagen per mettere magari in risalto ancor di più il “Cuore Sportivo” è chiedere troppo? A quanto pare sì.

Aggiungo poi una mia personale opinione: l’Alfa Romeo ha un’anima inconfondibile, il guidatore è posto al centro del veicolo, viene coccolato in quella posizione di guida così unica, che ti schiaccia a terra e che ho infatti ritrovato nella Giulia. E allora perchè nella Giulietta non riesco ad averla? Non riesco a sentirmi al centro della vettura ed il pensiero che balena nella mia mente è: “E’ un’auto piacevole, ma dove sono le emozioni? Dov’è il DNA da cuore sportivo?”. Ecco perché la mia delusione aumenta, alimentata dai rumors di un possibile telaio “Giorgio” accorciato che sembrava in procinto di essere adottato sulla nuova Giulietta. Una nuova Giulietta che ahimè, seppur millantata, finora non si è vista.

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E poi si giunge ad un ultimo capitolo dolente, le motorizzazioni. Ok, qui per dirla alla Pino Daniele c’è un “Nero a metà” perché in realtà i motori sono buoni: il 1.4 a benzina ed i 1.6 e 2.0 diesel offrono un’ottima affidabilità, delle prestazioni più che soddisfacenti e dei consumi in linea con la categoria. Però. Come tutto nella vita, c’è sempre un però. Il gruppo FCA ha introdotto i nuovi motori Firefly. Due propulsori a benzina modulari da 999 cc, tricilindrico da 190 Nm per 120 CV denominato T3, e da 1.332 cc a 4 cilindri, da 270 Nm per 150 CV denominato T4. In ogni caso la coppia massima arriva a meno di 2.000 giri, mentre la potenza massima resta costante tra i 5.000 ed i 6.000 giri. Del T4 esiste pure una versione maggiorata, non ancora in commercio, che garantisce 320 Nm per 180 CV.

La famiglia Firefly è rigorosamente turbo ad iniezione diretta, lo stato dell’arte per gli attuali motori a benzina, ma non solo. Coi motori Firefly è arrivato il Multiair III, il che li rende all’avanguardia rispetto ai competitors. Il Multiair III infatti è un sistema camless che permette una variazione costante della fasatura, sia in fase di aspirazione che di scarico. Inoltre può variare la fasatura a seconda del combustibile utilizzato – che sia benzina, GPL, metano o Etanolo – e può differenziare il rapporto di compressione da quello di espansione. Di conseguenza i motori Firefly possono sfruttare i principi del ciclo Miller, chiudendo la valvola d’aspirazione dopo che il pistone ha iniziato la fase di risalita per iniziare la compressione, in autonomia a seconda delle condizioni di guida. Ciò rende i Firefly portati naturalmente verso l’ibrido.

Con l’adozione di questi nuovi motori, tecnologicamente più avanzati sia in termini di efficienza che di materiali, si avrebbe sulla Giulietta un netto miglioramento in termini di consumi e di prestazioni. Un’occasione da non perdere, ma nemmeno di questo vi è ombra. 

Ed allora cosa ci rimane? Le speranze oramai sono riposte nel SUV di segmento C che verrà presentato nei prossimi giorni. Forse con la comparsa di Giulia e Stelvio abbiamo riposto troppe speranze in un recupero degli antichi fasti? Francamente spero di no. Voglio credere che Alfa sia quella della guida eccezionale e del DNA sportivo, con motori come il Busso che regalano la gioia di vivere ad ogni appassionato, e che la Giulietta MY2019 sia solo una svista. O che, magari, sia stata svelata solo a metà.

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Marco Perziani

Dal 1991 ossessionato dai motori. Vi parlo di nuove uscite, e narro storie. Tutto esclusivamente a base di cilindri, passione, odor di carburante possibilmente sulle note di un V10 aspirato.

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