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IndyCar, Colton Herta è il più giovane vincitore della serie! Buona la prima al CoTA

E’ il rookie Colton Herta a trionfare con autorevolezza al CoTA, davanti a Newgarden e Ryan Hunter-Reay, al termine di una gara che ci ha mostrato grandi duelli e colpi di scena tipici della serie americana. Il diciannovenne californiano del team Harding Steinbrenner Racing, autore di una spettacolare qualifica che lo ha visto posizionarsi alla…

25 Marzo 2019
6 min read

E’ il rookie Colton Herta a trionfare con autorevolezza al CoTA, davanti a Newgarden e Ryan Hunter-Reay, al termine di una gara che ci ha mostrato grandi duelli e colpi di scena tipici della serie americana.

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Il diciannovenne californiano del team Harding Steinbrenner Racing, autore di una spettacolare qualifica che lo ha visto posizionarsi alla quarta piazza in griglia, è stato protagonista di una prestazione maiuscola mettendo il timbro sulla prima edizione corsa dal campionato NTT IndyCar Series 2019 sul circuito texano. La “prima” al CoTA è stata complessivamente positiva, l’intera corsa è stata costellata di sorpassi e duelli corpo-a-corpo, favoriti anche dall’uso “abbondante” dei track-limits, ed ha preso una piega inaspettata con l’unica Full-Course-Yellow della giornata, arrivata a 17 giri dal termine a causa del crash di Felix Rosenqvist.

Pronti via e Will Power mantiene la leadership della corsa, mentre in curva 3 Zach Veach passa violentemente sul cordolo interno perdendo il controllo della vettura e finendo in testacoda, per sua fortuna senza toccare le barriere. I primi giri scorrono tra vari duelli e scambi di posizioni, ma è al giro 3 che inizia la vera lotta per la vittoria della Indycar Classic sul Circuit Of The Americas; Rossi sfrutta una migliore uscita dall’ultima curva per provare a scavalcare Power all’interno di curva 1 con una staccata al limite, senza però riuscire nell’impresa.

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Mentre tutti i piloti continuano ad allargarsi oltre i cordoli di curva 19, sfruttando l’ampia di fuga in asfalto per guadagnare velocità, al giro 6 comincia il valzer dei pit-stop, con svariati piloti che rientrano ad imbarcare benzina e montare gli pneumatici per il loro secondo stint di gara. In questa fase, Power rimane saldamente al comando, e si iniziano ad intravedere i possibili protagonisti della corsa: lo stesso Power, Alexander Rossi, Colton Herta e Patricio “Pato” O’Ward paiono i più in forma della giornata, sensazione confermata dal loro passo gara. Al giro 9 Zach Veach e Sebastièn Bourdais ingaggiano un duello nelle prime curve del tracciato texano, con Veach che, tentando di recuperare dopo il testacoda al via, cerca di passare il francese alla fine dello “Snake” con una manovra coraggiosa all’esterno, senza però riuscire nell’impresa. Nel frattempo, Rossi è autore di un bloccaggio in uscita dalla pit-lane ed Herta lo passa incrociando la traiettoria in curva 1, prendendosi così la seconda piazza. Ma è al giro 16 che la corsa prende davvero vita, grazie ad un duello senza esclusione di colpi tra il giovane talento messicano O’Ward e l’esperto Rahal, il quale resiste alle staccate di chiara ispirazione Ricciardiana tirate dal messicano alla fine del rettilineo, ma non può nulla contro un incredibile attacco del rookie che lo passa addirittura all’esterno della lunghissima curva 16 con una mossa da vero fuoriclasse.

Siamo quindi al giro 22 e Power non riesce ancora ad allungare, incalzato a distanza ravvicinata da Colton Herta e Alexander Rossi, i quali ingaggiano un duello selvaggio; Il più esperto Rossi incrocia la traiettoria in curva 12 per lanciarsi meglio lungo l’infinito rettilineo del C.O.T.A, cosa che effettivamente avviene e che porta il californiano a sopravanzare il rookie con una mossa al limite addirittura oltre la linea bianca lungo il dritto, dando prova ancora una volta di avere sangue freddo e la stoffa del campione. Al venticinquesimo giro si ferma l’ ex F1 Ericsson che, partito sedicesimo, grazie alla strategia ed alla girandola dei pit-stop si trovava a navigare in 6^ posizione.

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In questo frangente Power e Rossi (che di forza è riuscito nel frattempo a riprendersi la seconda posizione) hanno accumulato oltre 5” di vantaggio su Herta ed addirittura 10” su Josef Newgarden, che occupa la quarta posizione. Inizia il gioco delle strategie tra il terzo ed il quarto, ed infatti due giri più tardi si ferma proprio il rookie del Team Harding Steinbrenner Racing, che riesce a mantenere la terza piazza ai danni del pilota Penske. Qualche posizione più indietro, Scott Dixon viene scavalcato da Rahal in curva 12, mentre Santino Ferrucci (anch’egli rookie) salta violentemente sui “sausage kerbs” posizionati all’esterno della stessa curva, danneggiando il fondo della sua vettura.

Ed ecco finalmente il secondo pit-stop da parte dei leader della corsa: Power monta le gomme a mescola morbida, mentre l’americano di Andretti differenzia la strategia montando le gomme “prime” rivelatesi, alla lunga, più performanti delle “red”; all’uscita dai box, inizia un confronto a distanza ravvicinata con Herta, grazie al quale i due, spingendosi a vicenda, riescono a portarsi ad 1” dal leader Power, mentre Ericsson si riporta nella parte alta della classifica raggiungendo il 6 posto, perso durante la fase dei pit-stop. Lo svedese dello Schmidt Peterson però è informato dai box di dover cambiare il suo stile di guida per conservare gomme e benzina, rallentando così il suo ritmo e diventando così facile preda di un inferocito Scott Dixon, che nel corso del giro precedente era riuscito a sopravanzare anche l’ottimo O’Ward.

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Arriviamo quindi a 17 giri dal termine; improvvisamente, ecco la prima Caution della gara! Mentre duellavano ferocemente in un gruppo di 5 vetture, Rosenqvist ed Hinchcliffe si toccano, con l’alfiere Schmidt Peterson che “aggancia” lo svedese all’esterno di curva 19 mandandolo violentemente a muro. Ringrazia Newgarden, al momento quarto, che aveva appena effettuato il suo secondo pit-stop a differenza di Dixon, che sino a quel momento si era issato fino al podio virtuale.

La vera svolta della gara arriva però un giro più tardi. Dopo qualche incertezza da parte della direzione gara riguardo alla chiusura della pit-lane (a causa della vettura incidentata di Rosenqvist) si fermano i leader della corsa, costretti a pittare in regime di Caution per montare gomme fresche ed imbarcare benzina sufficiente per completare l’ultimo stint della gara; ma proprio in corsia box, altro colpo di scena! Will Power, fin qui autore di una gara perfetta, stalla nella sua piazzola (probabilmente a causa di un problema alla trasmissione) e, furibondo, non riuscendo a far ripartire la sua vettura è costretto ad un mesto ritiro. Nell’intervista poco dopo il ritiro, non si lascerà sfuggire un’aspra critica alla Direzione Gara per la gestione poco chiara della chiusura della pit-lane durante la Full-Course-Yellow.

A questo punto il trio in testa si compone da Herta, Newgarden ed un Ryan Hunter-Reay che fino a questo momento si è reso protagonista di una condotta di gara molto intelligente; mentre Alexander Rossi,dopo il pit finale si trova, con una gara completamente distrutta, a navigare in quattordicesima posizione e costretto ad una rimonta impossibile.

10 giri al termine, Green-flag! Rahal prova subito a scavalcare Hunter-Reay per la terza posizione, senza riuscirci; Bourdais passa O’Ward per la quinta posizione ed Andretti fa una staccata a ruote fumanti per passare Takuma Sato in curva 12. Più indietro, Rossi è coinvolto in due violenti corpo-a-corpo con Simon Pagenaud (anonimo fino a quel momento) che si concludono però con un grandissimo sorpasso, mentre Veach e Dixon sono protagonisti di uno dei tanti contatti della gara toccandosi sul rettilineo dei box, con il primo (autore di una gara davvero sfortunata) che è costretto a rientrare ai box con il muso e pneumatico anteriore destro danneggiati pesantemente. Siamo quindi ormai a 6 giri dal termine con la vettura numero #88 di Harding Steinbrenner Racing a fare la lepre, allungando giro dopo giro. Rossi prova ad inseguire la 10° posizione, sorpassando Pigot ed andando alla caccia di Ed Jones, che passa poche curve dopo all’esterno di curva 19 con una mossa d’astuzia. Gli ultimi giri scorrono tranquilli per Herta, che passa sotto alla bandiera a scacchi al giro 60 per diventare quindi il più giovane vincitore nella storia della serie, con i suoi 19 anni e 4 giorni d’età.

Questo l’ordine d’arrivo finale:

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Classifica del campionato aggiornata:

campionato

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Lorenzo Mangano

Classe '97, seguo il motorsport dal 2004. Con la tastiera scrivo di F1 ma anche di WEC, GT World Challenge e Formula E per i quali sono accreditato.
Con il microfono commento eventi come European Le Mans Series, DTM, Macau Grand Prix e Intercontinental GT Challenge, oltre ai principali campionati ESport italiani. Sui social sono @lory.mangano

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