, ,

8 ottobre, le due facce della medaglia

Esistono date che restano impresse nella mente più di altre. Compleanni, anniversari, ricorrenze particolari. Tutti giorni che, per quanto possiamo sforzarci, restano ancorati ad un angolo del nostro cervello senza che questi se ne vadano mai, ritrovandoli anche parecchi anni dopo averli appresi senza sapere come abbiano fatto a rimanere nella nostra memoria per così…

8 Ottobre 2019
5 min read

Esistono date che restano impresse nella mente più di altre. Compleanni, anniversari, ricorrenze particolari. Tutti giorni che, per quanto possiamo sforzarci, restano ancorati ad un angolo del nostro cervello senza che questi se ne vadano mai, ritrovandoli anche parecchi anni dopo averli appresi senza sapere come abbiano fatto a rimanere nella nostra memoria per così tanto tempo. Per quanto riguarda la Formula 1, e in special modo la Ferrari, una data importante, forse la più importante di tutta la sua storia, è l’8 ottobre. Una data che ha dato tanto alla Casa di Maranello, ma che ha anche tolto altrettanto.

In fondo, nella simbologia, l’8 è il numero dell’equilibrio cosmico, ed effettivamente, quando si pensa a questa data in chiave Ferrarista, si può rivenire una sorta di sostanziale equilibrio tra gioie e delusioni. Nel 1978, Gilles Villeneuve conquistò in questo giorno la sua prima vittoria in carriera, proprio nel circuito che adesso porta il suo nome, quello di Montreal, nel suo Canada. Nel 2017 invece, al termine di un trittico asiatico semplicemente disastroso, Sebastian Vettel ruppe una candela nei primi giri del GP del Giappone, ponendo quasi del tutto fine alle sue ambizioni iridate, quando solo poche settimane prima già pregustava l’impresa di vincere finalmente con la sua amata Rossa, divenendo così l’eroe che avrebbe interrotto un digiuno lungo (allora) dieci anni per la sua squadra. Vittorie e sconfitte, dunque. Ma non sono questi i momenti su cui ci soffermeremo. Riconducendo al karma e al suo sostanziale equilibrio ci sono due gare, due episodi particolari nella vita e nella carriera del pilota più vincente della storia del Cavallino Rampante, che, anche se in modi diversi, hanno rappresentato una pietra miliare per il pilota, per il team e i tifosi. Entrambe nello stesso giorno e nello stesso posto, il Giappone, Paese che il numero 8 lo considera sacro da tempi immemori – rappresentando proprio sé stesso con questo numerativo. Stiamo parlando ovviamente di Michael Schumacher e delle edizioni 2000 e 2006 del GP di Suzuka.

Il primo episodio è sicuramente il più famoso. Quella che si presenta a Schumacher quel nuvoloso pomeriggio giapponese d’inizio millennio è la più grossa possibilità di Titolo Mondiale che la Ferrari ha avuto da oltre vent’anni. Con otto punti di vantaggio a due gare dalla fine sul finlandese Mika Hakkinen, e con un vantaggio di piazzamenti in caso di arrivo a pari punti, il tedesco sa che il quinto anno può e deve essere quello buono per completare la sua missione di riportare l’iride a Maranello, divenendo l’ottavo uomo della storia a vincere un titolo vestito di rosso. Hakkinen però non è di certo uno che si fa mettere i piedi in testa, e sia in qualifica (realizzando un tempo solo nove millesimi peggiore di quello di Schumacher), sia in gara (bruciando Schumacher al via e restandogli incollato fino alla fine) prova fino all’ultimo ad impedire che tornino “I colori dell’arcobaleno sulle insegne del Cavallino Rampante”. Vanamente però. Perché quello era finalmente il giorno della Ferrari, dopo quattro lustri di cocenti delusioni. Con questa vittoria Michael Schumacher ha finalmente concluso la traversata nel deserto iniziata nel 1996. L’euforia dilaga. In macchina, il Kaiser urla come un ossesso, dando pugni sul volante fino a romperlo, e dicendo via radio “Ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta”. Ai box, gli uomini in rosso si abbracciano e esultano. A Maranello, caroselli e campane festanti rompono la quiete della mattinata italiana. Sotto al podio Michael abbraccia e ringrazia ogni singolo membro del team, che ricambiano urlandogli complimenti, mentre sul rostro l’euforia lo porterà a dirigere come un direttore d’orchestra quelli stessi uomini nell’esecuzione dell’Inno di Mameli. L’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo riprenderà aspramente per questo gesto, ma per i tifosi e per i membri del team è solamente un gesto di pura gioia. In questo caso, il numero 8 è stato fortunato: ottavo campione per la Ferrari con l’ottava vittoria stagionale e otto punti di vantaggio prima della gara, tutto l’otto ottobre.

Il secondo episodio invece sarà probabilmente venuto in mente a meno persone, ma chi, come il sottoscritto, era sveglio quella mattina ricorda perfettamente quanto successo in quella gara. La pole la ottiene Felipe Massa, ma l’attenzione è tutta sul secondo e il quinto classificato, Schumacher e il suo rivale Fernando Alonso su Renault, appaiati in classifica a due round dal termine, due round che per Michael sarebbero stati gli ultimi con il Cavallino. Durante la gara, sia il tedesco che lo spagnolo passarono Massa, e si trovarono a lottare da soli. Ancora Suzuka, ancora 8 ottobre, ancora penultimo appuntamento stagionale, ancora Schumacher primo. L’ottavo titolo sembra essere più vicino, in Renault sanno che anche a San Paolo la Ferrari sarà la favorita, e un Mondiale che fino a giugno era già dato per certo a Enstone sta improvvisamente prendendo la strada di Maranello. Ci vorrebbe un miracolo per Alonso. E il miracolo, incredibilmente, arriva al 36esimo passaggio sotto forma di fumata dal retrotreno della Rossa. La Ferrari numero 5 ha rotto il motore! Non accadeva dal 2001, nessuno sembra crederci. E se sei anni prima quello ad esultare era il tedesco, adesso è lo spagnolo che, alla celestiale visione del V8 italiano arrosto, inizia ad agitare il pugno. Il Mondiale è vinto. A Interlagos ci vorrebbe un miracolo per Schumacher per vincere il titolo, un miracolo che non arriverà. Ma se molti avrebbero imprecato via radio, cosa che Schumacher avrebbe potuto fare anche perché libero da qualunque ripercussione, avendo già annunciato il (primo) ritiro, il tedesco si dirige ai box e, come aveva fatto sotto al podio nel 2000, abbraccia e uno ad uno i membri del team, ringraziandoli per quel meraviglioso viaggio iniziato nel 1996, cominciato tra dubbi e perplessità sia da un lato che dall’altro, ma man mano diventato, grazie alle vittorie, un amore incondizionato, sia da parte di Schumacher verso la Ferrari che viceversa. Questa volta, il numero che tanto era stato tanto amico nel 2000 si è rivelato traditore: in un colpo solo, Michael ha perso sia l’ottava vittoria stagionale che l’ottava corona iridata, pugnalato proprio dagli otto cilindri del suo motore Ferrari in quella soleggiata mattinata autunnale, che molti di noi difficilmente dimenticheranno mai.

 

E con questo cosa voglio dire? Che il destino è strano. Una stessa data, uno stesso numero che per motivi diversi si è riproposto spesso, dando gioie e delusioni ai tifosi Ferraristi, che adesso, scorrendo sui social, ogni volta che arriva l’otto di ottobre passano da un sorriso nostalgico ad un’arrabbiatura ancora viva. Equilibrio cosmico insomma, tanto ha dato e tanto ha tolto. Ma se c’è una cosa che questi due momenti hanno in comune, è il grande attaccamento alla squadra che Michael ha sempre dimostrato: nel primo episodio, la prima cosa detta in radio dopo aver tagliato il traguardo è “We did it”. “We”, non “I”. Non è lui ad aver vinto, è la squadra. E nel secondo invece, abbiamo gli abbracci e le strette di mano a un gruppo di uomini mortificati di avergli incolpevolmente tarpato le ali proprio nel momento più bello di un campionato che se avesse vinto sarebbe stato leggendario. Un raro momento umano di un pilota che è sempre parso come una macchina determinata solo a vincere. L’otto ottobre, in entrambi i casi, ha svelato a tutti noi il vero volto di Michael Schumacher. E forse è questo quello che dovremmo ricordare di questo giorno.

Subscribe and get freshly baked articles. Join the community!

Sign up for our newsletter and get a head start on the morning’s top stories.

By signing up, you agree to our Privacy Policy and Terms.

Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E (categoria per cui sono accreditato FIA), la Formula 2, la Formula 3, talvolta anche la Indycar e, se ho tempo, anche tutte le varie formule minori in giro per il mondo.

Featured Articles

R Read More

4 Ruote24 Novembre 2016

Rosberg ed Hamilton, lo scontro è ad armi pari: uguale la scelta di gomme dei due

Ci siamo, il momento della resa dei conti è giunto. 20 GP alle spalle, uno solo da affrontare. Ed è proprio in quell’unica Gara ancora […]

I Read More

4 Ruote24 Novembre 2016

Il ritiro di Audi e quelle nubi che si addensano sul futuro del WEC

  Sono passati poco più di 10 giorni da quell’annuncio che ha fatto tremare dalle fondamenta il mondo dell’Endurance. Era infatti il 26 ottobre quando […]

I Read More

4 Ruote24 Novembre 2016

Info, Orari, Record e Classifiche: guida al GP di Abu Dhabi di F1

4 ore di Prove Libere, un’ora di Qualifica ed un’ora e mezza o poco più di Gara. E’ questo quello che rimane alla Stagione 2016 […]

H Read More

4 Ruote25 Novembre 2016

Hamilton parte forte ad Abu Dhabi: sue le FP1. 2° Rosberg, incalzato dalle RedBull

Se la strategia per il weekend è quella di mettere più pressione possibile sulle spalle di Nico Rosberg, Lewis Hamilton la prima Sessione di Prove […]

N Read More

4 Ruote25 Novembre 2016

Non solo F1: ad Abu Dhabi, Giovinazzi si gioca il Titolo in GP2. Ecco gli orari di Qualifica e Gara

Essere “sotto i riflettori”, ad Abu Dhabi, non è solamente un modo di dire, vista l’illuminazione artificiale che rischiara la notte desertica degli Emirati Arabi […]

N Read More

4 Ruote25 Novembre 2016

Nelle FP2 di Abu Dhabi 79 millesimi dividono Hamilton e Rosberg. Velocissime le RB, problemi per Vettel

1’40”861. E’ questo il limite imposto da Lewis Hamilton nel corso della seconda sessione di Prove Libere del weekend di Yas Marina, ultimo appuntamento del […]

L Read More

4 Ruote26 Novembre 2016

Le FP3 di Abu Dhabi si tingono di rosso: 1° Vettel, con le Mercedes che si nascondono

Probabilmente, tutti firmerebbero per avere una griglia di partenza così per il GP di Abu Dhabi di domani. Tutti, tranne Nico Rosberg e Lewis Hamilton, i […]

H Read More

4 Ruote26 Novembre 2016

Hamilton vola ad Abu Dhabi: è Pole! 2° Rosberg, che teme la strategia RedBull

Casco sempre calcato in testa, visiera abbassata, sguardo inafferrabile ed indecifrabile. Il weekend di Lewis Hamilton si potrebbe riassumere così, in una ricerca spasmodica della […]

G Read More

4 Ruote26 Novembre 2016

GP2, Gasly straccia tutti ad Abu Dhabi, Giovinazzi 5° tra problemi

Poteva andare meglio. La gara lunga di Abu Dhabi è andata a Pierre Gasly, che guadagna 25 punti e si lancia verso il titolo GP2 […]

S Read More

4 Ruote27 Novembre 2016

Sfuma il sogno di Giovinazzi: Pierre Gasly è Campione GP2

Non ha avuto il ritmo. Per tutto il weekend. E come avrebbe potuto vincerlo il titolo, Antonio Giovinazzi? Il pilota italiano non è veloce sulla […]

M Read More

4 Ruote28 Novembre 2016

Mercedes è pronta a sospendere Hamilton? Sicuramente no, per fortuna di Rosberg

Per certi versi, sembra di essere tornati indietro nel tempo sino alla vigilia del GP di Montecarlo. Non vi ricordate cosa accadde in quei giorni? […]

F Read More

4 Ruote28 Novembre 2016

F1, GP di Abu Dhabi: ecco le pagelle di tutti i protagonisti

E così siamo giunti alla fine. Anche il Mondiale 2016 di F1 è andato in archivio, incoronando dopo una lotta durata un’intera stagione Nico Rosberg […]

c Read More

4 Ruote28 Novembre 2016

+80 cv, -25 kg: Tutto sull’epocale cambio di regolamenti del WRC

Con la chiusura del Mondiale Rally 2016 avvenuta da poco più di una settimana e coronata dall’ultimo trionfo Volkswagen, l’ambiente del WRC sta rapidamente dirigendo i […]

O Read More

4 Ruote29 Novembre 2016

Opel Astra 1.6 Innovation: quando migliorare non vuol dire costare di più

Che la nuova Opel Astra fosse cambiata, rispetto alla versione precedente, lo avevo intuito sin da quando ho visto le prime foto. Quelle immagini che […]

M Read More

4 Ruote29 Novembre 2016

Michel Vaillant sbarca in Formula E! (No-spoiler review)

L’attesa è finita: il nuovo numero di Michel Vaillant è uscito in italiano. Nona Arte-Renoir ha terminato la traduzione e lo ha distribuito urbi et […]