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L’Argentina della discordia: cosa è successo nell’ultimo weekend di WSBK

Nonostante il titolo sia stato assegnato, non si può dire che questo weekend sia stato poco combattuto in WSBK. Le condizioni del circuito di San Juan hanno messo i piloti contro l’organizzazione, contro i team e anche gli uni contro gli altri, portando sei di loro a rimanere ai box in Gara-1. Domenica la situazione…

14 Ottobre 2019
4 min read

Nonostante il titolo sia stato assegnato, non si può dire che questo weekend sia stato poco combattuto in WSBK. Le condizioni del circuito di San Juan hanno messo i piloti contro l’organizzazione, contro i team e anche gli uni contro gli altri, portando sei di loro a rimanere ai box in Gara-1. Domenica la situazione migliora, dando ragione ai sei dissertori del sabato. Nel frattempo Razgatlioglu fa suo il titolo Indipendenti.

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Le condizioni della pista di San Juan si sono presentate molto problematiche fin dal primo giorno dell’Argentinean Round, ma, invece di migliorare, sembrano essere peggiorate nella giornata di sabato. Dopo un turno di qualifica che aveva lasciato perplessi un po’ tutti, la situazione sembra essere precipitata pochi minuti prima di Gara-1: sembra chiaro a tutti che ci sia qualcosa che non vada nella pista, ma di cosa si stia discutendo e perché rimane un mistero. Alla fine, scendono in pista solo dodici piloti, mentre i colleghi restano ai box in segno di protesta. Cosa sia successo lo svela un comunicato pubblicato dai sei assenti sui propri social (tra cui Davies, Laverty e Camier, membri della World Superbike Safety Commission insieme a Rea e Krummenacher), molte ore dopo la gara. Riassumendo, venti minuti prima dell’apertura della pit lane, la maggior parte dei piloti del WorldSBK si è incontrata per discutere il da farsi, la scelta era di rimandare alla domenica anche Gara-1 in modo da approfittare delle temperature più fresche e dare il tempo di pulire la pista. Questo perché l’asfalto, essendo stato finito in ritardo e pochi giorni prima dell’arrivo del WSBK, non ha avuto il tempo di stabilizzarsi, portando così in superficie gli oli contenuti nel catrame, come confermato nel giro di ispezione 10 minuti prima della gara. I piloti sapevano del rischio di trovare una pista poco adatta a corse di questo tipo, ma speravano che la situazione potesse essere migliore di quella poi presentatasi davanti agli occhi, nonostante l’omologazione della pista sia arrivata solo mercoledì. Ma l’organizzazione non ne ha voluto sapere, lasciando il programma del weekend invariato. Un accenno, poi, alla situazione palesatasi al via di Gara-1:

Oggi avevamo l’occasione di schierarci insieme come gruppo e dimostrare che siamo preparati a prenderci rischi solo su circuiti che rispettano gli standard di sicurezza 2019. A causa di pressioni esterne esercitate sui piloti e su interessi personali, il nostro gruppo di 14 si è fratturato e la nostra voce è rimasta inascoltata. Invece, noi sei siamo apparsi come una piccola minoranza disturbante e riluttante a gareggiare, cosa semplicemente non vera. Noi confidiamo negli organizzatori affinché ogni circuito che visiitiamo è adatto al suo scopo, indipendentemente dalle sfide che le diverse aree geografiche possono presentare. Qualunque sfida affrontino, la nostra opinione è che dovrebbero almeno ascoltare noi piloti ed essere preparati a riorganizzare il programma del weekend se è nell’interesse della sicurezza.

Se il comunicato è rimasto sul vago lasciando intuire a chi si riferisse, Laverty ci è andato giù pesante, dando a Rea del rammollito senza colonna vertebrale per aver ceduto alle pressioni e aver preso parte alla gara. La cosa che ha deluso i piloti, in questa situazione, non è stato il passo indietro di Jonathan, il quale “conta come 10 o 15 di noi da solo, qui dentro”, ma anche la decisione dei team e dei manager di forzare i propri atleti a gareggiare anche se contro la volontà palesemente espressa.

Sulal griglia di partenza si ritrovano quindi in dodici, con Baz fuori a causa della caduta in Superpole e con Davies, Laverty, Melandri, Cortese, Kyonari e Camier rimasti volontariamente ai box. La situazione non è rovente solo nei box, ma anche in pista, visto che il termometro segna 31°C che diventano 45°C sull’asfalto, portando quindi a giri più lenti del normale, con il gpv di Bautista di 1’40”919. Ed è proprio lo spagnolo a vincere Gara-1 dopo aver combattuto con Rea; con loro sul podio sale Razgatlioglu che porta a casa anche il titolo di miglior pilota indipendente 2019. Le due Yamaha di van der Mark e Lowes anticipano Haslam, Sykes, Torres e Mercado.

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Il meteo di domenica mattina sembra dare ragione ai sei piloti che suggerivano di spostare la gara del sabato, ma la conferma arriva dai tempi del warm up. Si scende in griglia per la Superpole Race con 19°C e 32°C a terra, ben 13 gradi in meno rispetto a Gara-1. E la conferma arriva, di nuovo, dai tempi: bruciando Bautista in partenza, Rea non solo riesce a mettersi in testa alla corsa per tutti i 10 giri che la compongono, ma trova anche il modo di segnare il nuovo record con un 1’37”462 e di evitare una disastrosa scivolata nel penultimo giro. Dietro di lui arriva Alvaro e l’ormai presenza fissa, Toprak Razgatlioglu. Quarta piazza per Davies, seguito da Lowes, van der Mark, Cortese e Haslam.

In Gara-2, la prima parte di gara vede Rea e Bautista combattere per la prima posizione che poi verrà conquistata dal nordirlandese; lo spagnolo, invece, conclude la gara in quinta posizione vedendo superato prima dal compagno di squadra dopo una breve lotta intestina a metà corsa, poi da Razgatlioglu e van der Mark. Ottima gara di Davies che, dopo aver commesso un errore alla prima curva e aver perso molte posizioni, recupera infilando un sorpasso dopo l’altro e si porta sul secondo gradino del podio, anticipando il turno ormai affezionato al terzo. Sesto posto per Lowes, settimo Laverty, chiudono la top ten Mercado, Torres e Haslam.

L’ultimo appuntamento della stagione è per il Qatar, che come al solito vede anticipare tutto il weekend di una giornata, iniziando al giovedì con le prove libere e concludendo al sabato.

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Maria Grazia Spinelli

Classe 1994, molisana. Da piccola vedevo mio padre seguire la Formula 1 e mi chiedevo cosa lo appassionasse così tanto, poi ho avuto un colpo di fulmine con le due ruote in un pomeriggio d'estate ed ho capito. Qui vi racconto la MotoGP e il Mondiale Superbike.

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