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DTM: Dream Race, tanto spettacolo e gare combattute. Convivenza possibile?

Novembre, sinonimo di primi freddi, stagioni motoristiche agli sgoccioli e, in particolare negli ultimi periodi, pochi spunti di interesse per le classi regine. Non per il DTM che, seppur abbia visto il titolo 2019 assegnato con round di anticipo, ha regalato agli appassionati un’ultima “perla” grazie alla Dream Race del Fuji. Come già abbastanza proclamato nei…

25 Novembre 2019
3 min read

Novembre, sinonimo di primi freddi, stagioni motoristiche agli sgoccioli e, in particolare negli ultimi periodi, pochi spunti di interesse per le classi regine. Non per il DTM che, seppur abbia visto il titolo 2019 assegnato con round di anticipo, ha regalato agli appassionati un’ultima “perla” grazie alla Dream Race del Fuji.

© Audi Media Center
© Audi Media Center

Come già abbastanza proclamato nei mesi precedenti, la serie turismo tedesca si è imbattuta per la prima volta in un weekend di gara insieme ai “colleghi” del Super GT giapponese. BMW e Audi da una parte, Honda, Lexus e Nissan dall’altra. Ventidue, agguerrite oltre che bellissime vetture, che hanno inscenato uno spettacolo di fattura non irrilevante sul tracciato del Fuji. Sì, è proprio il caso di chiamarlo così quello che abbiamo visto in questa tre giorni, con gare belle e combattute al di là del nitido risultato a favore dei portacolori nipponici.

Nelle due inedite gare “Dream Race” andate in scena in Giappone, infatti, le vittorie sono andate rispettivamente alle Lexus #37 di Cassidy ed alla Honda #64 di Narain Karthikeyan (proprio lui, l’ex Jordan ed HRT che è tornato a vincere dopo ben sei anni dall’ultima volta nell’AutoGp, a Brno). Un epilogo se non apparentemente scontato, molto vicino ad esserlo, considerando la maggiore attitudine dei driver locali su una pista che conoscono come le loro tasche. Un po’ l’esatto contrario dei colleghi tedeschi, che il Fuji probabilmente lo avevano provato solo al simulatore. Le sperimentali unificazioni regolamentari hanno parzialmente tappato i buchi tra due filosofie non proprio congruenti. Niente DRS e Push to Pass (ausili ai sorpassi in voga nel DTM) e cambi piloti al pit-stop (in vigore nel Super GT), con invece la partenza lanciata confermata e – per la prima volta – la mono fornitura gomme della Hankook.

Gara 1 della Dream Race è stata infatti un monopolio dei giapponesi, con la Lexus di Cassidy in fuga sin dai primi giri ed imprendibile fin sotto la bandiera a scacchi. Neanche le Honda di Tsukakoshi e Yamamoto sono riuscite a reggere il passo e, non fosse stato per una safety car nei minuti finali, il gap sarebbe stato sicuramente più elevato dei 0”433 finali che hanno regalato un finale in suspense nell’ultimo giro. Stesso discorso per le DT;, con la prima Audi di Treluyer in sesta posizione a 11”242, in virtù di un finale concitato dalla neutralizzazione ed una gara combattutissima nelle posizioni di rincalzo. Prima della SC, infatti, il suo distacco sfiorava i cinquanta secondi dalla vetta, occupata egregiamente dal driver neozelandese.

A scombussolare le carte ci ha pensato però la pioggia, e non poteva essere altrimenti per un tracciato rimasto famoso per i fasti “bagnati” di quarantatré anni or sono. Loic Duval (che in Gara 1 è andato clamorosamente a sbattere nel giro di schieramento) è quindi riuscito ad artigliare una prima fila preziosa, tramutata poi in un podio dopo un duello all’ultima sportellata con Marco Wittmann, secondo con la BMW. Gara 2 è stata tuttavia condizionata da ben tre Safety Car, con un finale che definire caotico sarebbe riduttivo. Le cose dal punto di vista prestazionale sono andate però meglio, con la prima Audi di Rast attardata di meno di sette secondi prima dell’interruzione della vettura di sicurezza dopo circa venti minuti di gara, causate proprio dal campione in carica e dal suo compagno Duval.

Le due Audi sono state vittime di due dechappamenti identici, causati da un assetto non perfetto sui complicati saliscendi del Fuji, complice le variabili condizioni meteo che hanno rallentato la messa a punto. Una dimostrazione che forse, con qualche aggiustamento regolamentare ed un maggiore equilibrio dal punto di vista dei tracciati (magari con delle apposite sessioni di test per i driver “ospiti”), la convivenza tra DTM e Super GT inaugurata nella Dream Race potrebbe non essere un caso isolato. Di sicuro il pubblico giapponese ha gradito questo inedito evento, con molto pubblico ad animare le tribune del Fuji per le due gare vivaci, combattute e piene di sorpassi.

E chissà che questo appuntamento nipponico non possa essere proprio la scintilla che, in un futuro non troppo lontano, ci permette di poter rivedere correre assieme le due serie regine del turismo mondiale.

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Alessio Sambruna

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