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Quartararo: “Al mio 2019 do otto, il team Petronas si merita un nove”

Con sei pole position e tredici partenze dalla prima fila, sette podi e due giri veloci in gara, la stagione da debuttante di Fabio Quartararo nella Classe di maggior cilindrata del Motomondiale è stata decisamente positiva. Il giovane nizzardo è entrato nella MotoGP in punta di piedi e si è meritato il rispetto di tutti coi risultati, chiudendo…

12 Dicembre 2019
3 min read

Con sei pole position e tredici partenze dalla prima fila, sette podi e due giri veloci in gara, la stagione da debuttante di Fabio Quartararo nella Classe di maggior cilindrata del Motomondiale è stata decisamente positiva. Il giovane nizzardo è entrato nella MotoGP in punta di piedi e si è meritato il rispetto di tutti coi risultati, chiudendo in quinta posizione nella classifica piloti. Fabio ha anche aiutato Yamaha a cogliere il secondo posto nella classifica costruttori, nonostante nella prima parte della stagione appena conclusa avesse a disposizione una M1 semplificata rispetto alle altre tre in griglia, con un motore leggermente depotenziato per questioni di affidabilità -inizialmente aveva a disposizione solo 5 motori contro i 7 di Morbidelli, Rossi e Vinales- e con forcelle tradizionali.

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Quartararo ha rilasciato una intervista a Yamaha Racing, dove tirando innanzitutto le somme del 2019.È stata una stagione strepitosa, direi da otto in pagella. I due voti che mancano sono per errori che ho commesso io, ma era necessario farli per imparare” ha esordito il #20 . “Ci sono state alcune gare in cui avremmo potuto fare meglio ma è importante non pensare troppo a quello successo. I rimpianti più grossi li ho per le cadute a Phillip Island, al Sachsenring e a Silverstone, ma da ciascuna di esse sono migliorato. Gli errori sono parte del gioco e ne ho tratto insegnamento.

“In questa prima stagione nella classe MotoGP ho imparato molto: come si risparmiano le gomme, come si guida una MotoGP a serbatoio pieno o vuoto, come giocare con le mappe… troppe cose per elencarle tutte! Guidare queste moto è un’esperienza incredibile, e ho imparato che non è facile spiegare esattamente cosa succede. Il momento più bello è stato quello della pole position a Jerez, per la prima volta sono stato davanti in una sessione della Top Class, ed era per la Pole!”

“L’anno prossimo voglio andare meglio in gara, direi che sappiamo già che so essere veloce in qualifica… “

Nessun segreto dietro alle prestazioni del ‘Diablo’, solo un grande affiatamento col Team Petronas che il nizzardo ha ringraziato per avermi insegnato molto ad inizio anno.” Ma che voto dà Fabio ai ragazzi che lo hanno portato in pista? “Tutti, nella squadra, mi hanno aiutato in qualche modo e tutti hanno fatto un ottimo lavoro, la loro stagione merita nove, solo perché tutti possono migliorare in qualcosa.”

Da sempre la Yamaha si è dimostrata una compagna solida per i Rookies. Con la M1 è stato più facile pensare a imparare invece di fare stupidaggini in sella ha raccontato Quartararo. “Non esistono moto facili da guidare in MotoGP, ma la Yamaha forse è quella più semplice per un debuttante, cosa che mi ha aiutato molto. Sono orgoglioso dei risultati nella seconda metà dell’anno, quando sono riuscito a lottare per il podio in tante gare. Credo che il mio obiettivo per il 2020 sia di puntare al podio, o comunque alla top-5. L’anno prossimo voglio andare meglio in gara, perché direi che sappiamo già che so essere veloce in qualifica. “

“Ora la gente ha iniziato a riconoscermi per strada o all’aeroporto. Ma l’importante è cercare di restare la stessa persona e non fare stupidaggini.
Voglio rimanere quello di prima.”

Quartararo è approdato nel Motomondiale giovanissimo, in deroga al regolamento, col titolo dell’Europeo Moto3 in bacheca. Ci si attendeva molto da lui ma i risultati nelle due classi di cilindrata minore sono scarseggiati, appena 4 podi -di cui una vittoria- in quattro stagioni. Il talento di Fabio è letteralmente esploso col passaggio alla classe di maggior cilindrata, riportando alla mente il tempo non troppo lontano in cui ogni classe aveva i propri specialisti. Coi risultati è arrivata la fama, ma com’è cambiata la sua vita? “L’anno scorso ero uno fra molti e di colpo, con il cambio delle mie prestazioni quest’anno, la gente ha iniziato a riconoscermi per strada o all’aeroporto. Ma l’importante, per me, è cercare di restare la stessa persona e non fare stupidaggini. Voglio rimanere quello di prima. Ora mi godrò la pausa invernale, starò a casa allenandomi duramente e andando in moto il più possibile. Il bello dell’inverno è che si tratta dell’unico momento in cui posso guidare senza pressione e senza prendermi rischi!”

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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