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MotoGP, GP d’Andalusia: ecco le pagelle dei protagonisti

Il Gran Premio d’Andalusia si è concluso con la vittoria di Fabio Quartararo ed un podio tutto Yamaha, anche se la lotta per le due piazze d’onore è stata caratterizzate dai guasti di Morbidelli e soprattutto Bagnaia. La temperatura media dell’asfalto era superiore di 4°C rispetto al GP di Spagna, con punte di oltre 61°C attorno alle 14.30,…

28 Luglio 2020
6 min read

Il Gran Premio d’Andalusia si è concluso con la vittoria di Fabio Quartararo ed un podio tutto Yamaha, anche se la lotta per le due piazze d’onore è stata caratterizzate dai guasti di Morbidelli e soprattutto Bagnaia. La temperatura media dell’asfalto era superiore di 4°C rispetto al GP di Spagna, con punte di oltre 61°C attorno alle 14.30, eppure i piloti mediamente hanno limato qualche decimo. Alcuni hanno limato diversi secondi, come Rossi e Nakagami, o perso terreno come Dovizioso. Onore a Marquez, da menzionare anche se non ha completato giri in qualifica o gara, Rins e Cructhlow.

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Fabio Quartararo, voto: 10. Per questa seconda sinfonia, il talento nizzardo si è lasciato andare in una prova da solista. Tutto quel che poteva fare l’ha fatto mettendo la propria firma sulla Pole Position, con la complicità di Vinales, e sul giro più veloce in gara, a soli 68 millesimi dal record ufficiale di Marquez, chiudendo sul gradino più alto del podio un fine settimana perfetto. In gara sparisce, in senso positivo, martellando sin dai primissimi giri su ritmi che sembrano impossibili per gli altri sfruttando i sei giri iniziali per guadagnare oltre tre secondi di vantaggio.  Nel chiudere l’ultimo giro tira i remi in barca per godersi la vittoria con un po’ di anticipo, regalando un secondo e mezzo agli avversari: nonostante questo, è comunque stato in grado di limare oltre un secondo al tempo di gara della scorsa settimana. Con questa seconda vittoria el Diablo si mantiene a punteggio pieno in classifica, coltivando il sogno di vincere il titolo mondiale con un team privato (sulla carta) come Rossi nel 2001 e Lawson nel 1989.

Maverick Vinales, voto: 7,5. In qualifica perde la Pole per una questione di millimetri, pizzicando il verde fuori dal cordolo esterno tra le curve 3 e 4, ma mette la firma sul nuovo record assoluto della pista di Jerez, registrato nelle FP3. Perde il ritmo nella fase centrale della corsa replicando quanto visto solo sette giorni prima, ma la velocità ed il feeling con la M1 rimangono intatti. Benché avesse quei due decimi di margine non riesce mai ad impensierire davvero Valentino, passandolo solo per un mezzo lungo del #46. Forse lascia Jerez ridimensionato dal galletto ruspante del team Petronas, ma con la consapevolezza di avere finalmente una moto con cui trovare la necessaria costanza di rendimento.

Valentino Rossi, voto: 7.5. Se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido. Metaforicamente si possono raccontare anche così gli ultimi 24 mesi di Valentino in Yamaha, alla luce di quanto rivelato dal Dottore stesso al termine del GP d’Andalusia. Finalmente ottiene la libertà di assettare senza vincoli le proprie M1, vincendo una battaglia quasi politica con i vertici di Iwata, e torna a guidare come non lo si vedeva da anni. Le famose staccate alla Valentino fino ad una settimana fa erano un vago ricordo sbiadito, mentre a Jerez soffriva come un cane dal 2017: domenica è tornato ad essere nuovamente l’unto di San Brembo, e neppure i 61°C dell’asfalto andaluso lo impensierivano. Non ha completato il GP precedente, ma proiettando la velocità media di quei 18 giri possiamo stimare un miglioramento di oltre 11 secondi nell’arco dei 25 giri di gara. Complici i 4° C di media in più rispetto al GP di Spagna ed il set up stravolto, era quasi un’altra pista per il Dottore e la sua squadra quindi sarà davvero interessante rivederlo in azione a Brno. È sicuramente strano da dire, perché ha 41 anni, ma ha del margine di crescita interessante per le prossime gare.

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Takaaki Nakagami, voto: 7. Fine settimana davvero ottimo per il Giapponese, che senza Marquez e con Crutchlow a mezzo servizio si erge a paladino della Casa dell’Ala. Nonostante le due RC213V a sua disposizione siano delle 2019 Takaaki ha ben impressionato. Davanti a tutti sia nelle FP2 che nelle FP4, in qualifica ha perso la seconda fila solo per un errore all’ultima curva: si stava giocando il quarto posto sul filo dei millesimi con Rossi ed Oliveira. Rispetto alla gara precedente, è migliorato di ben 16 secondi e mezzo.

Joan Mir, voto: 7. Il più giovane dei due spagnoli della casa di Hamamatsu non fa miracoli ma mette le pezze ai limiti mostrati dalla dalla GSX-RR. Le Suzuki a Jerez non vogliono saperne di rendere, soprattutto sul giro secco, mentre in gara una volta che il degrado si è fatto sentire è emersa la natura rassicurante della 4-in-linea di Hamamatsu. In quel frangente Joan ha fatto vedere di che pasta è fatto, tenendo lo stesso ritmo di Quartararo nell’ultimo terzo di gara. Riesce anche a riprendere Nakagami a quattro giri dal termine, ma non aveva più gomma né fiato.

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Andrea Dovizioso, voto: 5. Forse il fine settimana più negativo da quand’è in Ducati. Si è fatto notare nelle FP2, per un ritmo a gomme usate discreto e vicino a quello delle Yamaha, poi è quasi sparito dai radar. Gli è venuto a mancare il feeling con l’anteriore mentre i due rampolli del team Pramac volavano in qualifica e soprattutto in gara, dove Andrea ha chiuso sesto peggiorando di cinque secondi e mezzo il risultato di sette giorni prima.

Pol Espargaro e Jack Miller, voto: 4. Avevano le carte in regola per giocarsi il podio, hanno buttato via tutto. Lo spagnolo ha pagato poca lucidità nelle prime fasi, mentre l’australiano non ne poteva più di vedere il team mate Bagnaia davanti: si è inserito nella nove al doppio della velocità che l’anteriore poteva sostenere, lanciando sogni e speranze nella ghiaia alla prima carezza sulla manopola del gas.

Pecco Bagnaia, voto: 9. Il gioco di parole non ha alternative: è stato un gran peccato. Pecco è stato in grado di replicare gli aspetti positivi del GP di Spagna, traendo giovamento dagli errori e dalle difficoltà riscontrate negli ultimi due terzi della gara scorsa. Questa volta è stato quasi perfetto, con un ritmo pari a quello di Quartararo: con una maggior malizia nei primi due giri poteva anche provare ad impensierire il francese. Il V4 della sua Desmosedici GP20 lo ha tradito a sei giri dalla bandiera a scacchi, ma l’affiatamento tra pilota e moto è totale, e la telemetria di Pecco ora è merce ambita in Ducati. Forse è lui il cavallo su cui doveva puntare Ducati, e su cui potrebbe ancora.

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Franco Morbidelli, voto: 8. Ritiro amaro anche per Franco, tradito pure lui dal motore due giri prima dell’amico-rivale Bagnaia. Non sapremo mai se avrebbe avuto modo di passare Rossi, o di gestire il rientro di Vinales. Resta una prova solida e di grande sostanza, nonostante possa fare affidamento solo su due M1 2019, ed è ‘venuto su’ bene dopo dei primi giri resi difficili dal traffico. Morbidelli sin dall’Europeo STK 600 si è mostrato un diesel che necessita di una stagione per scaldarsi, sicuramente i risultati arriveranno, e forse con loro anche degli aggiornamenti come capitato lo scorso anno a Quartararo.

Brad Binder, voto: 4. Lo abbiamo giustamente lodato per la velocità mostrata nel GP di Spagna, ma nel GP d’Andalusia quello che poteva sbagliare, lo ha sbagliato iperbolicamente. Al via ha fatto coppia con Petrucci (voto 4 anche per lui) per far capire chi comanderà in KTM il prossimo anno. Resta velocissimo, il suo passo gara nella fase centrale era pari a quello di Quartararo e Bagnaia, ma è stato tradito dalla foga. Team male.

Alex Rins e Cal Cructhlow, voto: 8. Un fine settimana senza riflettori puntati, ma sono da ammirare quasi quanto Marquez. Fra ritiri e rotture, Rins chiude con un decimo posto inimmaginabile alla vigilia.
Sulla carta sembrava quello messo meglio, invece Cal chiude ultimo e sfinito ma verrà sicuramente ricordato il suo stoicismo.
Unica pecca, la mancanza del Dottor Costa a farci vibrare i sentimenti coi suoi racconti sui piloti novelli cavalieri senza paura, dopo averli rimessi assieme con fogli di giornale e colla vinilica.

Marc Marquez, NC. Non è classificabile, non ha completato nemmeno un giro nelle qualifiche e non ha preso parte alla corsa. Però va menzionato per la sua forza di volontà, d’esempio per chiunque. Non pazzia la sua, ma una lucida follia da ammirare. Col senno di poi, alla luce dei run messi assieme nelle due libere del sabato anche andando a spasso avrebbe rischiato di chiudere in Top10. Dispiace per le tante chiacchiere inutili, circa l’effettività del suo infortunio: patetici.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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