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La diatriba tra i tifosi di Vettel e quelli di Leclerc è forse la cosa più brutta del 2020 della Ferrari

Questo è un articolo che avrei voluto – o forse dovuto – scrivere sin dal 2019. Vuoi però perché la stagione stava volgendo al termine, vuoi per mancanza di tempo o semplicemente per pigrizia, ho desistito nella speranza di giorni migliori e di una diffusa ripresa di coscienza. Il 2020, oltre ad una pandemia, ha…

20 Agosto 2020
5 min read
Ferrari

Questo è un articolo che avrei voluto – o forse dovuto – scrivere sin dal 2019. Vuoi però perché la stagione stava volgendo al termine, vuoi per mancanza di tempo o semplicemente per pigrizia, ho desistito nella speranza di giorni migliori e di una diffusa ripresa di coscienza. Il 2020, oltre ad una pandemia, ha però portato con sé in dono tutto il contrario di quello che attendevo, motoristicamente e sportivamente parlando. E quindi mi sono detto che forse era il caso di imbracciare la tastiera.

Ferrari
© Scuderia Ferrari Press Office

Tastiera che viene convulsamente pigiata, come avrete già ampiamente intuito leggendo in maniera distratta il titolo, trattando della polemica, del dibattito, della questione più inutile di questo 2020: quale sia, in un’annata che definire orrenda per la Scuderia Ferrari è un complimento, il pilota – maggiormente o addirittura unicamente – responsabile di questi scarsi risultati. Gli schieramenti si fronteggiano come due novelle armate Brancaleone: da un lato ci sono i sostenitori di Sebastian Vettel, pilota a loro dire bistrattato da Maranello e finito sul banco degli imputati dopo almeno un paio di stagioni in cui gli erano stati fatti indossare i panni del Messia; dall’altro, ovviamente, si piazzano i sostenitori di Charles Leclerc, pilota a detta loro velocissimo, già maturo e con le stimmate del Campione del Mondo. Il vecchio ed il nuovo che si scontrano, il bene ed il male, gli Avengers contro Thanos: dai toni usati nei commenti, nei post, a volte persino negli articoli – uggesù – che trattano dell’argomento, parrebbe di trovarsi di fronte ad uno scontro acre, aspro e sentito tra due acerrimi rivali in lotta per il Titolo. E invece siamo alle prese con delle scaramucce tra compagni di squadra che si dimenano disperatamente per evitare di chiudere i GP addirittura alle spalle dell’AlphaTauri.

Non volendo deliberatamente entrare nel merito delle ragioni che spingono le due tifoserie a pensare determinate cose dell’uno o dell’altro pilota Ferrari – Dio me ne scampi -, vorrei invece chiedermi come sia possibile che, in una stagione simile, si possa anche solo pensare di perder tempo ad inveire con uno qualunque tra Vettel e Leclerc per motivare gli scarsi risultati ottenuti in pista dal Cavallino Rampante. Dopo il GP d’Austria Vettel era demotivato, appannato, non più capace di guidare una monoposto per essere finito in testacoda in Curva 3. Dopo il GP di Stiria Leclerc era inesperto, inadeguato, in grado di rovinare in un colpo solo con la sua irruenza la gara del compagno di squadra per via dell’incidente al primo giro. Dopo il GP di Spagna Vettel è tornato ad essere il vecchio leone che con ostinazione e forza d’animo tiene a galla la Scuderia – così come già successo all’Hungaroring -, ma non prima di essere finito di nuovo alla gogna nel corso delle due gare in terra inglese. Dopo il GP d’Ungheria, viceversa, Leclerc aveva fatto in tempo ad essere considerato immaturo per presunti segni di insofferenza di fronte alle prestazioni della SF1000, prima di tornare alle luci della ribalta con le due gare di Silverstone. Mi è venuto il mal di testa.

Ferrari
© Scuderia Ferrari Press Office

In un’altalena di considerazioni dall’andamento così lineare da ricordare un elettrocardiogramma sotto sforzo, si insinuano ovviamente illazioni, complotti o, nella migliore delle ipotesi, semplicemente scemenze: una SF1000 sabotata per Vettel in Gran Bretagna, una strategia peggiore per Leclerc in Spagna – sì, ho letto anche questo -, in un clima di continue ripicche che ha stomacato il giorno prima di nascere. Ed in un clima che però, purtroppo, sembra trovare terreno fertile in tutti quei media da chissà cosa o chissà chi costretti a trovare uno Yin da contrapporre ad uno Yang, un Godzilla da far lottare contro un King Kong. Cose da pazzi, quando si parla (come detto poco più sopra) di due compagni di squadra che si battono – e si sbattono – in pista per non finire in 6^ posizione nella classifica costruttori.


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Ciò che mi lascia genuinamente stupito, in un’annata simile, è che presi da queste riproduzioni in scala di faide d’altri tempi sembra quasi che ci si dimentichi di quale mezzo siano in totale balìa tanto Charles Leclerc quanto Sebastian Vettel. Infervorati e quasi aizzati da chi è disposto a sacrificare l’ultimo spasmo di oggettività sull’altare dell’audience o dei clic, pare che nessuno – o quasi – degli agguerriti combattenti che compongono i due schieramenti contrapposti si renda conto di cosa il #16 ed il #5 debbano fare ogni santo weekend per cercare di lottare quantomeno con la prima metà dello schieramento. Vedersela con un retrotreno drammaticamente meno stabile di quanto lo si desidererebbe; guidare una monoposto che non consente di superare praticamente nessuno in rettilineo costringendo a prendere dei rischi inenarrabili in quasi ogni staccata; dover gestire l’usura delle gomme per tentare di risparmiare quei 20″ che verrebbero persi con una sosta in più ai box stando però allo stesso tempo ben attenti a non rallentare troppo il proprio passo; fare i conti con un’affidabilità latitante che costringe a perdere sessioni di prove libere o GP; nel tempo libero, correggere in corsa la propria strategia per evitare che la situazione precipiti ulteriormente. Roba che dopo aver letto questo elenco dovrebbe venir voglia di abbracciare entrambi per sussurrare loro parole di conforto, altro che decidere quale dei due debba essere insultato in pubblica piazza dalla tifoseria opposta.

Ferrari
© Scuderia Ferrari Press Office

Gli errori – di guida, di foga, di inesperienza, di sconforto – arrivano perché si è preda di una situazione che costringe al rischio, a manovre o scelte difficili e dunque capaci di far superare improvvisamente un limite attorno al quale è sempre complicato gravitare. Non vengono commessi perché a 21 anni si è già stufi di dover guidare una monoposto non da Mondiale o perché dopo 4 Titoli si è mentalmente deciso di appendere il casco al chiodo a stagione ancora in corso: quelle sono le ipotesi formulate davanti al primo caffè del mattino sul bancone del Bar dello Sport.

La realtà è ben diversa, e la conosciamo bene o male tutti: siamo spettatori di una delle peggiori annate della storia decennale della Scuderia Ferrari, una squadra in evidente crisi dal punto di vista gestionale, tecnico, prestazionale e comunicativo. Non vedo quale motivo ci sia per coinvolgere in una simile bruttura Sebastian Vettel e Charles Leclerc. Che forse, per l’impegno con cui tentano di mettere pezze alle evidenti mancanze di un team allo sbando, sono l’unica cosa bella della stagione 2020 del Cavallino Rampante.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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