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Honda e Chevy continuano in Indy. Ma l’ibrido slitta al 2023

Anche la IndyCar Series va sull’ibrido. Ma con un anno di ritardo. Il campionato a stelle e strisce lascerà la frontiera del motore solo endotermico nella stagione 2023. È un’attesa imposta dal Covid-19, che ha rallentato i preparativi. Ma fortemente voluta da Honda, che assieme a Chevrolet continuerà a motorizzare le vetture americane. Il grande…

4 Ottobre 2020
3 min read

Anche la IndyCar Series va sull’ibrido. Ma con un anno di ritardo. Il campionato a stelle e strisce lascerà la frontiera del motore solo endotermico nella stagione 2023. È un’attesa imposta dal Covid-19, che ha rallentato i preparativi. Ma fortemente voluta da Honda, che assieme a Chevrolet continuerà a motorizzare le vetture americane.

Phillip Abbott/LAT for Chevy Racing
Phillip Abbott/LAT for Chevy Racing

Il grande passo era previsto per il 2022. Poi il nuovo coronavirus ha sconvolto le carte in tavola. Come la F1 ha rimandato la rivoluzione di un anno, così l’ha fatto anche la IndyCar Series. Senza rinunciare alla svolta ibrida, che arriverà, sì, ma nel 2023. È questo il grande annuncio, dato alle stampe nella giornata del 3 ottobre.

Già da un anno sapevamo le specifiche dei nuovi motori. La potenza dovrebbe raggiungere la cifra di 900 cavalli, generati da un motore twin turbo di 2.4 litri e dal suo KERS (kinetic energy recovery sistem). Peccato che la parte elettrica del propulsore non sarebbe stata prodotta in tempo per la stagione 2022.

Pare allora – lo riporta RACER – che qualcuno abbia avanzato una controproposta. Far debuttare il nuovo motore termico nel 2022, e aspettare il 2023 per portare in pista la parte elettrica. Non s’è fatta attendere la replica di Tokyo: la Honda ha subito fatto sapere di ritenere la scissione dei due elementi «inaccettabile». Dall’America giunge voce che invece Chevrolet guardava assai di buon occhio questa strada. Ma al tavolo delle trattative non dev’essere riuscita a spuntarla.

Honda Performance Development
Honda Performance Development

Adesso la notizia dell’accordo è ufficiale. Honda e Chevrolet restano in IndyCar almeno fino al 2026. Il posticipo della rivoluzione è abbinato al nuovo patto commerciale, che lega i due costruttori a motorizzare la serie statunitense per altri sei anni. Corollario: gli attuali motori a 2.2 litri equipaggeranno le DW12 per un altro anno.

Ricordiamo che i nuovi motori ibridi conterranno un’importante novità: il motorino d’avviamento. Chi di noi non si è stupito, mentre guardava le gare IndyCar per la prima volta, all’inatteso spettacolo degli steward intervenuti per riaccendere il motore al pilota fuoripista? La formula americana non rinuncia allo spettacolo e quindi cerca di rimettere in pista tutti i concorrenti che hanno la sfortuna di fermarsi. Poter riaccendere la macchina da soli è un gran risultato: i commissari di pista saranno molto meno esposti al pericolo d’entrare sul tracciato.

Inutile dire che Jay Frye, Presidente della IndyCar, è in brodo di giuggiole. «Queste sono le radici delle nostre corse: veloci, rumorose, autentiche, nel solco d’una storia d’innovazione. E resteranno l’eredità del nostro sport. Questo annuncio lo tiene a mente. E celebra un futuro stabile e luminoso».

Arrow McLaren SP
Arrow McLaren SP

Anche i due costruttori sembrano entusiasti di questa firma. «Siamo entusiasti di andare avanti nella IndyCar perché è la vetrina perfetta per la nostra tecnologia motoristica» racconta Mark Reuss, Presidente della General Motors. Gli fa eco Ted Klaus, numero uno della Honda Performance Development: «Accogliamo con favore questo passo, un’azione che rispecchia gli sforzi di Honda nello sviluppare e produrre veicoli elettrici ad alte prestazioni». Ricordiamo che se la Honda ha abbandonato la F1, la scelta non si è ripercossa sul reparto corse a stelle e strisce. Il programma Indy non è soltanto separato, anche logisticamente, da quello F1: è pure fonte di profitto per la Casa giapponese. A differenza del dispendiosissimo impegno nella serie regina.

Si spera che qualcun altro si aggiunga alla tavola imbandita da Roger Penske e compagnia. La serie vorrebbe usare il tempo ulteriore per rintracciare un terzo costruttore. Dal 2013 in poi si sono sfidati sempre e solo due motoristi, Honda e Chevy. La Lotus abbandonò dopo un 2012 disastroso, e nessun altro ha sfidato i due contendenti. Che sia arrivata la volta buona?

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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