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WorldSBK: il Sultano, il Cannibale, l’amore

Si chiude con il Round Indonesiano una delle più belle stagioni della WorldSBK degli ultimi anni. Toprak Razgatlioglu conquista il meritatissimo titolo Mondiale, ma la verità è che a vincere sono tutti, ma davvero tutti. Lasciamo stare i numeri e le statistiche (seppur interessantissime e affascinantissime, le trovate qui) e ripercorriamo un attimo questa stagione…

22 Novembre 2021
3 min read

Si chiude con il Round Indonesiano una delle più belle stagioni della WorldSBK degli ultimi anni. Toprak Razgatlioglu conquista il meritatissimo titolo Mondiale, ma la verità è che a vincere sono tutti, ma davvero tutti.

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Lasciamo stare i numeri e le statistiche (seppur interessantissime e affascinantissime, le trovate qui) e ripercorriamo un attimo questa stagione con ciò che è il carburante assoluto della Superbike: la passione.

Ci troviamo per la prima volta davanti a un Campione del Mondo turco, giovane e affamato. Uno che, diciamocela tutta, sarebbe un peccato se ce lo rubasse la MotoGP. Si presenta a inizio stagione con un inglese fermo a the cat is on the table, apparentemente scontroso, probabilmente solo svogliato nell’imparare la lingua. Ma che ce frega, a noi che lui racconti la gara serve a ben poco, le sue frenate parlano da sole, le sue discutibili manovre al limite fanno anche un po’ incazzare, ma alla fine se nessuno cade o si fa male va bene così, they are racing. Finisce la stagione vestito come un Ferrero Rocher, un Sultano decisamente tamarro e, siamo sinceri di nuovo, è un altro dei motivi per cui lo amiamo. Affronta il campionato come un veterano, ma al veterano vero alla fine fa le scarpe: pensate solo a cosa potrebbe fare fra sei Mondiali.

La sua nemesi è soprannominata il Cannibale perché beh… ha davvero bisogno di spiegazioni? Una bacheca dei trofei che probabilmente ha una casa tutta per sé, lui timido come una marmotta in primavera, fin quando non tira giù la visiera. Una stagione anomala, forse le limitazioni alla sua Kawasaki lo hanno innervosito o forse la scalata del suo avversario lo ha destabilizzato, ma così tanti errori non sono da lui. O forse, semplicemente è solo l’era di un nuovo fenomeno: lui si complimenta sinceramente, un abbraccio che è un’investitura. Amiamo la SBK anche per questo.

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Il terzo moschettiere è quello coi baffi, quello che anche quest’anno avrebbe potuto vincere il Mondiale e invece no. Un peccato perché la sua maturità in molti casi è stata disarmante, tanto quanto la sua tamarragine nel paddock. Però PERÒ ricordiamoci chi ci ha regalato una proposta di matrimonio sul podio: esatto, lui. Non ci siamo fatti mancare nulla, è tutto bellissimo. Chissà l’anno prossimo come sarà la sua strada, ammettiamo però che sia un peccato non vederlo più di rosso vestito.

Un nome da rocker, una cazzimma fuori dal comune. Perché se vai a rompere le balle ai due che si giocano il Mondiale sul filo del rasoio andando a piazzarti in prima posizione con manovre un po’ kamikaze nella prima gara dell’ultimo round, bello mio tu non ci stai tutto tutto. Ed è per questo che amiamo follemente anche te, Indie dell’anno.

Il saluto del Dragone, uno dei pochi che forse ha azzeccato il momento giusto per il ritiro (sì, Vale, dico a te mannaggia mannaggia). Mi fermo qui che sto ricominciando a piangere. Il suo futuro sarà da coach o da boscaiolo? Non è dato saperlo, ma speriamo di rivederlo presto a bordo pista anche con la camicia a quadri. Cosa? Non capite perchè? Evidentemente non avete letto qui.

Ci sarebbe tanto da dire ancora, ma fermiamoci qui e respiriamo a pieni polmoni, prendendo consapevolezza di quanto sia ancora genuino il nostro Campionato. Tra spazzoloni e burnout, alla fine vince il rispetto, gli abbracci spontanei a fine gara al vincitore parlano chiaro. Si combatte, si “litiga”, ci si punzecchia, ma alla fine ne escono tutti TUTTI vincitori. Noi inclusi, pubblico ancora davvero amante di questo sport e ancora rispettoso di chi sale su due ruote a velocità folli. Non cambiamo mai e il nostro Campionato rimarrà pure quello di nicchia, ma che bella nicchia che siamo: piloti, team, tifosi. Vince per una volta lo Sport, quello vero.

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Maria Grazia Spinelli

Classe 1994, molisana. Da piccola vedevo mio padre seguire la Formula 1 e mi chiedevo cosa lo appassionasse così tanto, poi ho avuto un colpo di fulmine con le due ruote in un pomeriggio d'estate ed ho capito. Qui vi racconto la MotoGP e il Mondiale Superbike.

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