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Porsche 718 Boxster GTS 4.0: lunga vita all’aspirato | #MiSonoInnamorauto?, Ep. 10

Alle prese con un’altra delle Porsche comparse nella tua vita dovresti aspettartelo. Sai a cosa andrai incontro, non appena ruoterai la replica di quella chiave storicamente piazzata a sinistra. Conosci bene la reazione che avrà il motore, l’auto, tu. Eppure, a dispetto di tutto ciò che ti sei raccontato fino a pochi istanti prima, nonostante…

1 Dicembre 2021
9 min read
Porsche 718 Boxster GTS 4.0

Alle prese con un’altra delle Porsche comparse nella tua vita dovresti aspettartelo. Sai a cosa andrai incontro, non appena ruoterai la replica di quella chiave storicamente piazzata a sinistra. Conosci bene la reazione che avrà il motore, l’auto, tu. Eppure, a dispetto di tutto ciò che ti sei raccontato fino a pochi istanti prima, nonostante le mature raccomandazioni che ti sei fatto, l’istante in cui scocca la scintilla ti colpirà sempre come se fosse la prima volta. Regalandoti un brivido indescrivibile e facendoti capire, una volta di più, che le Porsche non possono essere assolutamente considerate delle automobili come tutte le altre.

Porsche 718 Boxster GTS 4.0
© ASPhotography

Che io nutra un particolare affetto per la serie 718 del marchio di Stoccarda credo sia un fatto ormai conclamato. Ho avuto modo di provarla in – quasi – tutte le salse, e pur impegnandomi a fondo non sono mai riuscito a trovare un difetto degno di questo nome a quello che considero uno dei modelli più divertenti, efficaci, esaltanti attualmente in circolazione. Questa volta, dopo essere stato alle prese con versioni munite dei prestanti motori turbo Made in Stoccarda, mi sono ritrovato al volante di una 718 particolare, dotata del fiore all’occhiello di Zuffenhausen. Sì, perché la Porsche 718 Boxster GTS 4.0 al di sotto della carrozzeria nasconde proprio lui: il sei cilindri boxer aspirato – qui declinato nella sua versione da 4.000 centimetri cubici di cilindrata – che rende inconfondibile il grido lacerante delle purosangue tedesche. Ed è chiaro che, non solo in senso figurato, la musica cambi non poco rispetto ai modelli turbo.

Porsche 718 Boxster GTS 4.0
© ASPhotography

Come sempre accade nelle mie recensioni, tuttavia, prima di raccontarvi cosa si provi alla guida di un’auto simile decido di soffermarmi un po’ su esterni e interni di questa interpretazione aspirata di uno dei cavalli di battaglia di Stoccarda. Non temete però: stavolta, per scelte fatte a monte in quel di Zuffenhausen, non c’è poi così tanto di cui dover parlare. Il perché è presto detto: la Porsche 718 Boxster GTS 4.0, rispetto alle sue versioni turbo-munite, non differisce in chissà quali (o quanti aspetti) esteriori. La linea, gli optional a disposizione, le colorazioni e i cerchi restano infatti gli stessi messi a disposizione in abbinamento al 4 cilindri, e potrebbe quindi risultare complicato distinguere questa variante dalle altre. In soccorso di chi non fosse in grado di notare sonorità totalmente differenti, intervengono – oltre alla dicitura “GTS” nel nome del modello – gli elementi esterni in nero lucido, il pacchetto estetico Sport Design, la grafica “GTS 4.0” piazzata sulle portiere e il doppio terminale di scarico incastonato nello specifico diffusore posteriore. A ben vedere non si tratta di interventi… determinanti, ma la realtà dei fatti racconta che il design della 718 è ben sopravvissuto al tempo. Dunque, come diceva quel tale lì, linea che vince non si cambia.

Porsche 718 Boxster GTS 4.0
© ASPhotography

Lo stesso discorso può essere fatto per quanto riguarda gli interni della Porsche 718 Boxster GTS 4.0, confortevolmente simili a quelli delle altre versioni della serie. L’Alcantara campeggia nell’abitacolo in maniera più evidente, ma escludendo appunto qualche differenza a livello di materiali non ci sono stravolgimenti per quanto riguarda layout della plancia o disposizione dei comandi. Anche perché, in attesa della nuova versione, la 718 porta in dote un sistema di infotainment differente – e meno avanzato – rispetto alle ultime nate di Stoccarda. Dimenticate le superfici touch o gli schermi onnipresenti della 911 o della Taycan: a bordo della Porsche 718 Boxster GTS 4.0 sembra quasi di tornare indietro nel tempo data la quantità (immane per il 2021) di pulsanti fisici presenti su plancia e tunnel centrale. Qui trova posto la “vecchia” versione del PCM, il Porsche Communication Management, che oltre agli schermi piazzati sul cruscotto attorno al necessariamente presente contagiri analogico centrale propone un sobrio touchscreen munito di Apple CarPlay e Android Auto. I più nerd tra gli appassionati di auto potranno forse non apprezzare la quantità di bottoni, levette e rotelle presenti nell’abitacolo, ma il sottoscritto – che così nerd sul fronte dell’infotainment non è – crede invece che il bilanciamento tra digitale e analogico di questa vettura sia una sorta di non plus ultra. La tecnologia c’è ma non al punto da risultare invadente, i pulsanti fisici ci sono ma non tanto da sembrare anacronistici: posso tanto collegare il mio smartphone allo schermo quanto decidere di aprire la valvola dell’impianto di scarico premendo un tasto ben visibile al fianco della leva del PDK. Siamo sicuri che serva davvero altro, su un’auto di questo tipo? Io credo di no.

Porsche 718 Boxster GTS 4.0
© ASPhotography

Anche perché, in tutta sincerità, dell’esistenza di alcuni vezzi tecnologici ci se ne dimentica piuttosto in fretta. Credete forse che io abbia fatto caso alla presenza del pure ottimo impianto Bose, avendo alle spalle uno dei rombi più caratteristici che la storia dell’automobilismo abbia mai avuto modo di ascoltare? La musica riveste sicuramente un ruolo importante nella mia vita, ma di fronte alle sonorità di un flat-six aspirato da 400 CV non c’è melodia che tenga. Me ne rendo conto poche centinaia metri dopo aver ritirato l’auto: il tempo di imboccare l’autostrada e far sì che, in seconda, la lancetta del contagiri sfiori la zona rossa – clamorosamente vicina a quota 8.000 – liberando il grido lacerante del 4.0 annidato alle mie spalle. Che. Spettacolo.

Non è un mistero infatti che a rendere speciale la Porsche 718 Boxster GTS 4.0 sia proprio lui, quel sei cilindri che di Zuffenhausen è ormai inconfondibile marchio di fabbrica. Dinamicamente infatti, munita com’è di serie del Porsche Active Suspension Management (che qui è in grado di abbassare l’auto di 20 mm e non solo di 10), del Porsche Torque Vectoring integrato nel differenziale autobloccante e del Porsche Stability Management dotato dello Sport Mode, anche questa 718 è semplicemente perfetta in ogni aspetto del suo essere. Era da un po’ che non mi trovavo alle prese con una delle creazioni di Stoccarda, e mi ero sinceramente dimenticato di come fosse guidare un’auto di questo tipo. Che la si guidi in modalità Normal, nella più dinamica Sport o nella più estrema Sport Plus, la Boxster riesce sempre a dimostrarsi l’auto che avreste sempre desiderato. Confortevole in città nonostante i cerchi da 20” abbinati a pneumatici 235/35 all’anteriore e 265/35 al posteriore, divertente non appena ci si lasci alle spalle il centro abitato e inebriante quando si cominci a inanellare una sequenza di curve degna di questo nome, la 718 incarna molti dei sogni più proibiti di qualsiasi – vero – appassionato di automobili. Lo sterzo è fulmineo, l’inserimento è millimetrico, l’impianto frenante è poderoso (pinze a sei pistoncini mordono dischi da 350 mm di diametro all’avantreno e pinze a quattro pistoncini azzannano dischi da 290 mm di diametro al retrotreno), l’anteriore è granitico: non appena ha la possibilità di… sgranchirsi i muscoli, la Boxster esalta e si esalta. Si resta abbacinati dalla rapidità con cui possano essere effettuati i cambi di direzione – in Sport Plus i trasferimenti di carico lungo gli assi diventano un ricordo confuso di mondi lontani –, e la tenuta di strada lascia letteralmente sbigottiti. La disposizione delle masse sospese certamente aiuta la Porsche 718 Boxster GTS 4.0 a mettere in mostra doti dinamiche di altissimo livello, ma il lavoro ingegneristico effettuato al di sotto della carrozzeria è certosino e non bisogna certo essere Aldo Costa per intuirlo.

Porsche 718 Boxster GTS 4.0
© ASPhotography

Basterebbe quindi questo a rendere indimenticabile l’esperienza di guida con quest’auto. Cosa poter chiedere di più a un’automobile in grado di offrire emozioni così sensazionali? A questa domanda molti risponderebbero “Nulla”, ma per fortuna quei “molti” non vivono a Zuffenhausen. Perché lì, in barba alla fanfara del downsizing che ormai ci rimbomba nei timpani, hanno deciso di trasformare un’auto clamorosa in un’autentica meraviglia piazzando al di sotto della carrozzeria quel flat-six aspirato da 4.000 cc, 400 CV di potenza massima e 430 Nm di coppia di cui vi parlavo prima. Armata con un motore dalla personalità così estrema, la GTS 4.0 diventa un’altra auto rispetto alle 718 di turbina dotate. A fare la differenza non è solamente la maggiore potenza, ma anche – e anzi soprattutto – il modo in cui una simile cavalleria viene lasciata a briglia sciolta. L’erogazione, da rotonda e lineare che era sui motori turbo, diventa brutale: ogni volta che si affonda con decisione il piede destro sul pedale dell’acceleratore, la Porsche Boxster 718 GTS 4.0 spicca letteralmente il volo.

Porsche 718 Boxster GTS 4.0
© ASPhotography

È come se qualcuno, con in mano un telecomando immaginario, premesse sul pulsante “Avanti veloce” della vostra guida. Accompagnati dall’urlo rabbioso e lacerante tipico degli aspirati, assecondati alla perfezione tanto dalla solita cicatriziale precisione del collaudatissimo PDK quanto dagli altrettanto soliti elevatissimi limiti di tenuta, ci si ritrova a divorare la strada con rapidità impensabile. A volte, lo confesso, addirittura inconcepibile. Con 1.435 kg di massa a vuoto lo 0-100 km/h viene bruciato in 4” netti, e per la rapidità con cui è capace di accelerare sembrano persino… pochi quei 288 km/h di velocità massima che vengono promessi dalla sua scheda tecnica. L’esperienza di guida è coinvolgente al punto da pervadere tutti i vostri sensi: la mente si sgombra, ed è solamente la curva che si profila davanti a voi a contare qualcosa. In che marcia affrontarla, da che punto iniziare ad affidarsi al sempre presente impianto frenante, in che momento andare a cercare la corda, quando affondare nuovamente il pedale sul gas per scatenare alle proprie spalle una rabbiosa sinfonia. Non c’è spazio per pensare a nient’altro che non sia guidare, quando si è al volante di una Porsche 718 Boxster GTS 4.0. E, a ben vedere, è assolutamente perfetto così.

Il giudizio che chiude questo episodio di #MiSonoInnamorauto? è…

Mi vuoi sposare?

Separarsi da lei è stata un’esperienza dolorosa come poche. Al netto del fatto che opterei sempre per la presenza di un tettuccio rigido, la Porsche 718 Boxster GTS 4.0 è stata una sublimazione di quella che credevo fosse un’auto impossibile da migliorare ulteriormente. Confortevole nella quotidianità come solamente una Porsche sa fare, questa versione di uno dei più recenti cavalli di battaglia di Zuffenhausen stupisce per la propria brutalità comportamentale e sonora. Guidarla è esaltante, ascoltarla è inebriante, e si avrebbe voglia di non arrivare mai a destinazione pur di potere assaporare con lei ancora una curva, ancora un allungo, mentre si riescono a vedere senza troppi patemi d’animo percorrenze vicine ai 10 km/l (con un utilizzo civile, è chiaro). Avrà forse un infotainment che per alcuni potrà sembrare vintage, non avrà forse tutti gli ADAS che ormai pullulano sulle auto moderne, ma di questi dettagli non frega niente a nessuno che possa definirsi davvero appassionato di guida. Semmai a quest’ultimo, più dell’ovvia necessità di scontare l’assurdo balzello del superbollo e di sborsare almeno 83.949 € per la versione base, preoccupa molto di più il fatto che la prossima generazione di 718 possa essere elettrica. Perché lei, la Porsche 718 Boxster GTS 4.0, è una di quelle creazioni che andrebbero preservate nel tempo e che mai e poi mai dovrebbero essere ridotte al silenzio.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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