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Jamie Reigle, CEO della Formula E “Con le Gen 3 non andremo nei circuiti permanenti”.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Jamie Reigle, CEO della Formula E, a margine dell’E-Prix di Roma. Ecco cosa c’ha detto. INTERVISTATORE: Salve Jamie. Qual è il ruolo dell’Italia in Formula E, soprattutto adesso con l’arrivo di Antonio Giovinazzi e con l’ingresso il prossimo anno di Maserati? JAMIE REIGLE: Beh, innanzitutto Roma è molto importante per…

9 Aprile 2022
3 min read

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Jamie Reigle, CEO della Formula E, a margine dell’E-Prix di Roma. Ecco cosa c’ha detto.

INTERVISTATORE: Salve Jamie. Qual è il ruolo dell’Italia in Formula E, soprattutto adesso con l’arrivo di Antonio Giovinazzi e con l’ingresso il prossimo anno di Maserati?

JAMIE REIGLE: Beh, innanzitutto Roma è molto importante per noi nel calendario, e l’Italia in generale è un mercato molto importante per il motorsport, per la storia, i marchi e i piloti. Quando pensi al motorsport pensi anche all’Italia. Ed ecco perché abbiamo sempre voluto correre qui a Roma, perché sappiamo quanto è speciale avere i fan italiani. Ovviamente quest’anno si può sentire maggiore emozione, l’anno scorso il Paese era in lockdown per via del Covid ed è stato molto difficile, ma quest’anno siamo tornati, e abbiamo di nuovo il pubblico. Poi con Antonio che è arrivato dalla Formula 1 stiamo vivendo un grande momento, e ieri inoltre abbiamo avuto anche un evento con Maserati che entrerà il prossimo anno nella Gen3. Si può davvero sentire l’emozione. Per noi è importante, perché sì, siamo venuti in città, ma avevamo bisogno anche di personalità in cui la gente potesse riconoscersi. E ovviamente così è stato con Giovinazzi e con la Maserati.

INT: Lei pensa che la Formula 1 si stia seguendo alla filosofia della Formula E di usare sempre più circuiti cittadini, magari per essere più vicini al pubblico o per la scenografia?

REI: Beh la Formula 1 ha sempre avuto circuiti cittadini, penso a Singapore o a Monaco. Per i marchi, sia per quelli del motorsport che per altri come Adidas, Nike, eccetera, le città sono il luogo dove c’è energia. E penso che anche questo rientri nella strategia della F1, ma non penso che sia per imitare la Formula E.

INT: Con l’introduzione delle Gen3, ci sarà la possibilità di correre sui circuiti permanenti senza che le vetture restino senza energia come successo a Valencia lo scorso anno?

REI: Va fatta una distinzione: le macchine non erano senza energia, ma questa veniva ridotta per la distanza di gara. Quest’anno abbiamo già cambiato le regole, invece di ridurre l’energia sotto Safety Car abbiamo deciso di aggiungere il recupero, come nel calcio, avendo fino a dieci minuti di extratime. Questo proprio per come andò a Valencia. Ora, le Gen 3 saranno 100 kg più leggere, avranno 100 kw/h in più, saranno più efficienti, avranno la possibilità di ricaricare durante la gara, quindi il format di gara cambierà. Tutto cambierà, ma non credo che andremo sui circuiti permanenti per questo. Per me, la Formula E è differente per due motivi: perché è elettrica e perché corriamo nelle città. E questo non vuol dire che non andremo mai sui tracciati, ma vuol dire che siamo principalmente concentrati sui cittadini.

INT: Vedremo molti cambiamenti di layout dei tracciati con le Gen3?

REI: Non credo. Ci sarà qualche modifica, come è già successo prima, perché le macchine diventano più veloci, ma la maggior parte dei nostri circuiti sono adatti alla Gen 3. Ci sono alcuni circuiti, come ad esempio Parigi, in cui ci chiederemo se sarà appropriato, ma se vogliamo rimanere nelle città vuol dire che ci saranno poche modifiche. A Monaco abbiamo iniziato con il tracciato corto; l’anno scorso poi siamo passati a quello intero ma con una diversa Chicane del Porto; e quest’anno, infine, useremo esattamente quello della F1. E quindi per me possiamo espanderci in questi ambienti.

INT: La Formula E ha intenzione di separare sport e politica o ha intenzione di promuovere i diritti umani nel mondo, soprattutto per ciò che sta avvenendo in Ucraina?

REI: La Formula E è l’unico sport al mondo che è partito con uno scopo sociale, per parlare del cambiamento climatico. Quello che vogliamo fare è assicurare un futuro migliore per il pianeta: abbiamo una partnership con Unicef, per proteggere i bambini dall’impatto del cambiamento climatico. Siamo andati in Arabia Saudita nel 2018, e fu il primo evento sportivo internazionale lì: adesso ce ne sono molti. Abbiamo organizzato un concerto dopo la gara, ed è stata la prima volta che alle donne era concesso entrarci. Siamo molto fieri di queste cose, perché stiamo aprendo le menti delle persone. Adesso ovviamente si parla di diritti umani, e siamo molto concentrati su questo aspetto; ma siamo convinti che lo sport sia in grado di ispirare le persone a pensare in modo diverso, e lo saremo sempre.

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Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E (categoria per cui sono accreditato FIA), la Formula 2, la Formula 3, talvolta anche la Indycar e, se ho tempo, anche tutte le varie formule minori in giro per il mondo.

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